Ho sposato un fantasma

Per colpa di un imbranatissimo santone, lo spirito della miliardaria Edwina Cutwater entra nel corpo di un avvocato quarantenne, Roger Cobb. Il poverino si ritrova così con due anime in un solo corpo. Soggetto esile, sceneggiatura ricca di trovate ma quasi anarcoide, entrambi più che sufficienti a far scatenare il funambolico Steve Martin in un lungo, esilarante showcase. L’attore e il regista Carl Reiner avevano già collaborato due anni prima nell’altrettanto divertente Il mistero del cadavere scomparso.
(andrea tagliacozzo)

Fiori nell’attico

Deludente adattamento del best-seller di V.C. Andrews che smorza i toni incestuosi e sadomasochistici della storia di quattro ragazzini tenuti rinchiusi dalla malvagia nonna (Fletcher) nella casa di famiglia. Rimane comunque stranamente interessante; può contare su un valido cast.

Pazzi a Beverly Hills

Harris Telemaker, conduttore di un programma di metereologia, dopo aver perso il posto per aver sbagliato le previsioni del fine settimana, scopre che la fidanzata lo tradisce con il suo agente. Quando tutto sembra perduto, lo strano incontro con un tabellone stradale, che inizia miracolsamente a parlare con lui, gli dà la forza per ricominciare da capo. L’ottimo Steve Martin, autore anche della sceneggiatura, voleva realizzare un sincero atto d’amore verso Los Angeles, un po’ come aveva fatto Woody Allen con Manhattan per la sua New York; ma i toni troppo surreali a cui ricorre e qualche trovata discutibile tolgono mordente e spessore al film, diretto con stile anonimo da Mick Jackson. (andrea tagliacozzo)