La stanza di Marvin

Adattamento toccante di un lavoro teatrale off Broadway di Scott McPherson su una donna che ha dedicato la sua vita di adulta a prendersi cura del padre colpito da un ictus e di una zia nervosa. Poi è costretta a chiamare in soccorso la sorella da tempo persa di vista e i nipoti perché l’aiutino con i suoi problemi di salute. Uno sguardo commuovente e acuto sui legami famigliari, le vecchie ferite, l’amore e la responsabilità, con interpretazioni tutte di ottimo livello. Cronyn aggiunge grande intensità, anche se non dice una parola. Un altro punto di forza è la colonna sonora di Rachel Portman. Debutto cinematografico per il regista teatrale Zaks. Una nomination all’Oscar per Diane Keaton.

Lo spacciatore

John percorre insonne la metropoli. Di lavoro fa lo spacciatore per Ann, donna fredda e affascinante, di cui è stato l’amante. In un ospedale ritrova la moglie (dalla quale si era separato dopo una storia devastata dalla droga) che assiste la propria madre morente. Le sta vicino finché la donna, che ancora assume stupefacenti, si suicida per sottrarvisi. John allora prende una decisione…

Lo spacciatore
è uno dei migliori risultati di Schrader negli anni Novanta. Un dichiarato e sentito omaggio al Robert Bresson di
Pickpocket
, dostojevskiano percorso di delitto, castigo e redenzione. Schrader trova in Dafoe un interprete essenziale e scarno, più funzionale di De Niro in
Taxi Driver
e meno stolido di Cage in
Al di là della vita
, di cui
Lo spacciatore
è un evidente precedente.

L’ossessiva immutabilità di una routine da cui solo l’arbitrio può salvare, la claustrale oppressione della metropoli, la ricorsività delle notti bianche trovano nel volto scavato di Dafoe la manifestazione di una passione cristologica. Affetto freddo e stoico, cesellato dal calvinista Schrader nelle battute puntuali e irrevocabili dei suoi personaggi.
(francesco pitassio)

Exotica

I destini di cinque individui diversissimi tra loro si intrecciano in uno strip-club chiamato “Exotica”. Solo alla fine si viene a sapere come due dei personaggi principali sono finiti l’uno nella vita dell’altra. Intrigante, come tutte le opere di Egoyan, ma non del tutto appagante. Vincitore del Genie Award come miglior film canadese nel 1994.

Titanic

Scampata al naufragio del Titanic, oltre settant’anni dopo Rose può essere d’aiuto per recuperare una preziosa collana rimasta sepolta negli abissi. Intervistata, la vecchia signora racconta l’incredibile viaggio: dalla partenza all’incontro – lei, donna dell’alta società – con l’affascinante proletario Jack Dawson… Un caso unico, un iceberg nel cinema del decennio, per il coraggio e la capacità di riportare Hollywood ai tempi del grande kolossal. Una follia produttiva, ma anche un progetto consapevole e d’autore in cui Cameron ci dà dentro fin dall’inizio, con una discesa negli abissi che è già un momento altamente visionario. Poi il fumettone si dipana maestoso e sornione, con un’aria finto-ingenua; ma quando il Titanic becca lo scoglio la vicenda riparte con un ritmo insostenibile, fino a uno scioglimento nel quale sogna addirittura di redimere il tempo. Un film anche sull’America-Terra Promessa («nuovi cieli e nuove terre…»), un trionfo della computer-graphic ma non un’operazione troppo arida o decerebrata. Sfido chiunque a guardare l’orologio nelle ultime due ore, e – inutile negarlo – nel finale strappalacrime ci si commuove davvero… Pluripremiato dall’Academy con ben 11 Oscar, tra cui Miglior Film, Regia, Fotografia, Musiche, Montaggio e Scenografia (emiliano morreale)

Il club delle prime mogli

Tre compagne di università si ritrovano dopo anni al funerale di un’amica e scoprono di avere qualcosa in comune: mariti che le hanno scaricate. Prevedibile ma pur sempre gradevole, grazie alle tre vivaci protagoniste e a un superbo cast di supporto. Tratto dal romanzo di Olivia Goldsmith, qui un po’ ammorbidito. Heather Locklear appare non accreditata. Una nomination all’Oscar per la musica.

Insonnia d’amore

Una donna che si è appena fidanzata sente in un programma alla radio un vedovo che parla della moglie scomparsa e vuole assolutamente incontrarlo, convinta che lui possa essere l’uomo del suo destino. Dolce commedia romantica, con due protagonisti perfetti, anche se le ripetute allusioni al vecchio strappalacrime Un amore splendido fanno venire il dubbio che l’unico modo per creare storie d’amore vecchia maniera in un film degli anni Novanta sia evocare un prodotto dell’epoca d’oro di Hollywood. Cosceneggiato dalla Ephron, due nomination agli Oscar.