C’era una volta

Durante la dominazione spagnola, nel Mezzogiorno d’Italia, il principe Rodrigo s’innamora della bella campagnola Isabella, specialista nella preparazione di gnocchi dai poteri magici. Rosi cambia radicalmente genere rinnovando la favola di Cenerentola, ma senza rinunciare del tutto alla prediletta tematica meridionalista. Il risultato, comunque, è nettamente inferiore alle attese e all’epoca deluse non poco la critica.
(andrea tagliacozzo)

Dimenticare Palermo

Un italoamericano, candidato alla carica di sindaco di New York, per combattere le speculazioni criminali lancia un sondaggio a favore della liberalizzazione della droga. Ovviamente la cosa non piace ai boss della mafia che, durante un viaggio in Italia, gli tendono una trappola. Le intenzioni del regista erano lodevoli e sincere (da anni si dice che l’unico mezzo per sconfiggere la mafia è quello di togliere il vigente proibizionismo sugli stupefacenti), ma il film, piuttosto costoso (15 miliardi), è riuscito solo in parte, appesantito da sequenze troppo didascaliche, una sceneggiatura poco omogenea (scritta, tra gli altri, da Gore Vidal e Tonino Guerra) e da un protagonista non all’altezza.
(andrea tagliacozzo)

Ginger e Fred

Due ballerini, Pippo Botticella e Amelia Bonetti, quarant’anni prima divi dell’avanspettacolo con il nome d’arte «Ginger e Fred», vengono riuniti in occasione di uno show televisivo. I due, ormai anziani, stentano perfino a riconoscersi. Paradossalmente, il film, che dovrebbe essere una satira della Tv, utilizza un linguaggio e un tipo d’inquadrature di stampo televisivo. Un opera comunque non all’altezza degli altri lavori del regista riminese. Franco Fabrizi aveva già lavorato con Fellini nel ’53 in
I vitelloni
.
(andrea tagliacozzo)

Il cane e il suo generale

Un generale russo nel 1936 impedisce a Napoleone di conquistare Mosca. Come? Incendiando le code e le ali dei piccioni che, andando di casa in casa, appiccano il fuoco. Passano gli anni, il generale ora è vecchio e deve guardarsi dagli uccelli (gira con l’ombrello per difendersi dai loro attacchi «organici»…) che ancora si vendicano per quell’episodio di guerra. Il generale, ancora assalito dai sensi di colpa, incontra un cane abbandonato e ferito. E gli si affeziona. Lo chiamerà Bonapart. Finché in sogno gli appare l’adorata moglie morta: i cani dovranno protestare raccogliendosi tutti sul fiume gelato affinché tutti gli uccelli in gabbia di San Pietroburgo vengano liberati. E così sarà, ma i ghiacci si stanno sciogliendo e i cani rischiano di morire tutti…

Un delizioso cartone animato firmato da Francis Nielsen (a lungo collaboratore di Uderzo e Goscinny, gli autori di
Asterix)
che si è ispirato a una favola di Tonino Guerra. E lo stesso Guerra, che è la voce narrante del film (nella versione originale francese è Philippe Noiret), ha spiegato che il soggetto gli fu suggerita da un amico studioso di storia russa E proprio di una favola si tratta: con la solitudine di un vecchio un po’ eccentrico che trova conforto nell’amicizia di un cane; con i buoni sentimenti che trionfano, l’amore, la solidarietà, la giustizia, la libertà. E con la dimostrazione che anche il vecchio generale, che vive di nostalgia per la divisa e per la donna che lo ha lasciato troppo presto, può ancora essere utile, può ancora fare un’azione eccezionale. Originale il disegno firmato da Sergej Barkhin e Andrei Krajanovski : molto semplice, quasi stilizzato, in controtendenza con la perfezione e l’adesione al vero cui aspirano gli autori dei cartoon di oggi. Poetico e fantasioso (ma forse le citazioni di Puskin sono incomprensibili per i bambini), ma anche un po’ lento e noioso pensando al pubblico dei più piccoli, affascinati soprattutto dalla battaglia iniziale e dai «proiettili» degli uccelli. Bella la musica firmata da Andrea Guerra, figlio di Tonino.
(d.c.i.)