Karate Kid II

Dopo aver appreso l’arte del karate dall’anziano Miyagi – come descritto nel precedente Per vincere domani , girato nell’84 dallo stesso regista e con gli stessi interpreti – Daniel accompagna il maestro giapponese nel Paese del Sol Levante. Miyagi ritrova Sato, un vecchio compagno d’infanzia con il quale ha un conto in sospeso. Se il primo film, furbo ma ben congegnato, poteva dirsi riuscito, altrettanto non può dirsi di questo seguito, stanco e a corto d’idee. Ma il peggio deve ancora venire: il film avrà infatti l’onore di altri 2 sequel ( Karate Kid III – La sfida finale dell’89 e Karate Kid 4 del ’94, interpretato da Hilary Swank invece che dall’ormai stagionato Macchio). (andrea tagliacozzo)

Karate Kid – La leggenda continua

Dre Parker (Jaden Smith), un dodicenne di Detroit, è costretto a trasferirsi in Cina a causa del lavoro della madre (Taraji P. Henson). In breve tempo Dre inizia a simpatizzare per la sua compagna di classe Mei Yin, ma le differenze culturali rendono questa amicizia difficile. A peggiorare le cose c’è Cheng, un bullo, compagno di classe di Dre, prodigio del kung fu, che si ingelosisce per i sentimenti di Dre nei confronti dell’amica comune. Senza amici, in una paese straniero, Dre non si sente a suo agio se non con Mr. Han (Jackie Chan), il responsabile della manutenzione del suo condominio, che segretamente è anche maestro di kung fu. Man mano che Han insegna al ragazzo che il kung fu non è una disciplina solo di pugni e abilità, ma anche di maturità e calma, Dre capisce che affrontare i bulli sarà l’avventura della sua vita.

Karate Kid: per vincere domani

Un adolescente, orfano di padre, si trasferisce in California, dove all’inizio non trova vita facile. Durante una rissa con una banda di giovani, interviene in suo favore un anziano maestro di arti marziali che, uno dopo l’altro, sgomina gli aggressori a colpi di karatè. Dal regista di
Rocky
, John G. Avildsen, un film che segue fedelmente la formula della pellicola che ha portato al successo Sylvester Stallone, mixata per l’occasione con la struttura portante dei film di arti marziali di Hong Kong (all’epoca poco visti in Occidente) incentrati sul rapporto tra maestro e allievo (uno per tutti,
Drunken Master
con Jackie Chan). Il risultato è prevedibile, ma tutto sommato piacevole. Inutile dire che il film ha fatto furore al botteghino.
(andrea tagliacozzo)