La fortuna di essere donna

Una ragazza di folgorante bellezza si ritrova sulla copertina di una rivista. Il suo fidanzato vorrebbe fare causa al fotografo che, a sua insaputa, l’ha catturata in una posa spregiudicata, ma questi riesce a convincere la ragazza che quella foto potrebbe essere solo il primo passo verso la celebrità. Vivace commedia, tra le più note degli anni Cinquanta, ben sorretta da una sceneggiatura di ferro (alla quale collaborò, tra gli altri, Ennio Flaiano) e da un solido gruppo d’attori. Mastroianni e la Loren erano già stati diretti da Blasetti l’anno prima in Peccato che sia una canaglia. (andrea tagliacozzo)

Prima comunione

La mattina di Pasqua, un ricco papà è preoccupato perché il vestito che la sua bambina dovrebbe indossare per la prima comunione non è ancora arrivato. Recatosi di persona a ritirare l’abito dalla sarta, l’uomo trova sulla strada del ritorno ogni genere d’intoppi. E mezza Roma viene coinvolta nella vicenda. Esilarante commedia condotta con ritmo sostenuto dal regista Alessandro Blasetti e da un travolgente Aldo Fabrizi. Ottima la sceneggiatura, ricca di spunti, scritta dallo stesso Blasetti con Cesare Zavattini e Suso Cecchi D’Amico. (andrea tagliacozzo)

Bellissima

Maddalena vorrebbe per la figlia, mingherlina e non bellissima, un futuro di attrice. Per farla arrivare sarebbe disposta a tutto, ma l’orrore del mondo che incontra è tale da far nascere in lei un disgusto che si scioglierà in un lungo pianto. Pietra tombale del neorealismo e presagio della fine di un popolo, Bellissima riesce a seminare inquietudini anche sul nostro presente. Uno dei più bei film del cinema italiano e capolavoro di Visconti: teorico e carnale, modernissimo, metafilmico come molto cinema di quegli anni, da La signora senza camelie di Antonioni ai melodrammi di Cottafavi, fino al felliniano Sceicco bianco. Lavorando su uno spunto di Zavattini, Visconti ci lascia una feroce autocritica del neorealismo, quella stessa che poco dopo tentò ancor più radicalmente – ma con esiti meno felici – il Rossellini di Dov’è la libertà? . Le lacrime della Magnani sulla panchina, mentre si odono le note de L’elisir d’amore di Donizetti, sono l’anello che congiunge l’urlo di Roma città aperta al singulto funebre di Mamma Roma. (emiliano morreale)