24 ore

Una banda di sequestratori rapisce la figlia di un medico anestesista di fama internazionale. Il piano è studiato in ogni minimo particolare. Un uomo porta via la bambina, una donna aggancia il dottore che è in un’altra città per un congresso e il leader della banda rimane a casa con la madre. In sole 24 ore, sotto il ricatto della paura, i sequestratori si faranno pagare il riscatto senza lasciare alcuna traccia. Le vittime, contente di poter uscire dall’incubo, non parleranno e non rimarrà alcuna traccia di questo delitto. C’è solo un piccolo problema. La bambina rapita soffre di una grave forma di asma e questo particolare trascurato innervosirà i malviventi. I genitori, spaventati per la figlia, faranno di tutto per liberarla, scoprendo che c’è un link tra loro e i sequestratori. «Probabilmente, il crimine perfetto è quello che non viene mai denunciato». Anche realizzare un film del genere è un crimine, denunciarlo è un obbligo. Prevedibile, scontato, retorico, noioso. Già dai primi minuti del film si capisce tutto, compreso che è una pellicola pessima. Non basta la presenza di Kevin Bacon e Charlize Theron a risollevare le sorti. Da evitare.
(andrea amato)

La leggenda degli uomini straordinari

Londra, 1899. Il mondo sembra essere in serio pericolo a causa di un pazzo criminale la cui identità è ignota a tutti. Con una serie di rappresaglie e attentati nelle principali capitali europee, l’uomo scatena la sfrenata corsa agli armamenti da parte di tutti i governi europei. M, misterioso personaggio al servizio di Sua Maestà la Regina, convoca una squadra di uomini straordinari, chiamati a salvare il mondo in nove ore. Il leggendario cacciatore Allan Quatermain, il pirata Capitano Nemo a bordo del suo futuristico Nautilus, la vampira Mina Harker, l’uomo invisibile Rodney Skinner, l’agente dei Servizi Segreti americani Tom Sawyer, Dorian Gray e il Dottor Jekyll/Mister Hyde formano l’invincibile team. Ma la stravagante squadra di eroi scoprirà presto che ciò che doveva essere una missione di pace, si trasformerà in realtà in un diabolico tranello.

Ex creatore di effetti speciali, Stephen Norrington conferma la sua passione per le pellicole d’intrattenimento. E con Connery e compagni il divertimento è assicurato. A questo «fumettone» ambientato a cavallo tra il Diciannovesimo e il Ventesimo secolo non manca nulla. Non manca il cattivo per antonomasia, perfido e misterioso come da copione. Non manca l’eroe disincantato e ironico che ha visto in faccia la morte e sa cavarsela in ogni situazione. Non mancano neanche la bella di turno (in questo caso un’affascinante vampira) e il giovanotto coraggioso e inesperto. A completare il paesaggio ecco diversi personaggi mutuati dal romanzo: il Capitano Nemo a bordo del Nautilus in versione moderna, il Dottor Jekyll e il suo doppio Mister Hyde, l’immortale e bellissimo Dorian Gray. Battaglie, scontri, storie d’amore ed effetti speciali in quantità caratterizzano un film che viaggia tra fantasy, horror e avventura. Sean Connery, dall’alto dei suoi settantatré anni, interpreta un personaggio che sembra ritagliato apposta per lui. In sole venti settimane di riprese, Norrington è riuscito a costruire un buon prodotto, garantendo la giusta dose di intrattenimento e ironia. Si tratta di una favola moderna, realizzata secondo tutti i cliché del genere e adatta non solo ai più piccini ma anche a un pubblico adulto. Nonostante l’inevitabile confusione che in alcuni momenti frastorna lo spettatore (forse la carne al fuoco è troppa),
La leggenda degli uomini straordinari
rimane una pellicola da consigliare, soprattutto a chi non ha dimenticato i miti dell’infanzia.
(emilia de bartolomeis)

Gioco di donna

Università di Cambridge, 1933. Guy Malyon (Stuart Townsend), giovane irlandense squattrinato ma di bell’aspetto e speranze, si ritrova fortunosamente in camera, fradicia di pioggia, la ragazza più attraente e disinibita mai conosciuta. Si tratta di Gilda Bessé (Charlize Theron), ricchissima rampolla franco-americana, sfuggita per un pelo alla sorveglianza dell’ateneo dopo un incontro notturno col suo fidanzato, un facoltoso studente vicino alla laurea. Sebbene provengano da mondi completamente diversi, tra i due nasce presto una travolgente storia d’amore, che si trasferisce a Parigi, dove Gilda si inserisce nel fermento artistico della Ville Lumière, specializzandosi come fotografa. Qui si unisce alla vicenda Mia (Penelope Cruz), infermiera-spogliarellista spagnola – offesa a una gamba – che intrattiene con la disinvolta Gilda una relazione saffica. Giunti allo scoppio della guerra di Spagna, Mia e Guy decidono di partire per il fronte, rompendo il triangolo con Gilda, di temperamento edonistico, per nulla incline alle cause ideali. Mia, impegnata al fronte tra le forze repubblicane, perirà in seguito a un attentato, appena dopo un fortuito incontro con Guy. Dopo la Spagna, tutta Europa e il mondo saranno poi arsi dal fuoco della guerra: i destini di Guy e Gilda si incroceranno di nuovo, fino al drammatico finale a sorpresa.
Film in perfetto stile Harmony, ambientato prima e durante il periodo bellico, fra austere aule di Cambridge, fumosi café di Parigi – méta prediletta da artisti e ruffiani provenienti dai quattro angoli del vecchio continente -, il fronte spagnolo e ancora le macerie della capitale francese all’alba del D-day. Nonna Liala avrebbe apprezzato, a eccezione dell’amore saffico tra le due protagoniste, per altro non indispensabile alla vicenda ma fondamentale per il lancio pubblicitario, tutto centrato sulle moine delle due star hollywoodiane, dimentico del ruolo del povero Stuart Townsend (La leggenda degli uomini straordinari, About Adam), che pure sul copione ci aveva scritto «protagonista». Tra le due interpretazioni femminili, meglio quella della Theron, che aveva da liberarsi delle scorie nervose di Monster, film che le era valso l’Oscar. Lì, per far emergere le doti interpretative della bella attrice sudafricana – tanto per dire: suo era il fondoschiena che sbirciava malizioso da un vestito in via di sfilacciamento nella pubblicità di un noto aperitivo che la lanciò – la fecero brutta. Qui, Duigan (Sirene, nel 1994, e poco altro di menzionabile) cerca di salvare capra e cavoli ma non vi riesce. La bellezza vince sulla credibilità, che del resto viene sacrificata ovunque nel film, a partire da una Montmartre occupata, ricostruita in studio con calligrafia teatrale, tutt’affatto diversa dalla cinematografica, tale da non convincere neppure una talpa. (enzo fragassi)