Giovanna d’Arco di Luc Besson

Approccio accattivante alla storia di Giovanna D’Arco, con una vibrante Jovovich nei panni della contadina che conduce gli uomini del suo paese in battaglia. Ma in questa versione (sceneggiata da Besson e Andrew Birkin) lei si fa anche delle domande, il che fa perdere slancio al film dopo un’elettrizzante prima metà piena di scene di battaglia vivide e aggressive. Una versione alternativa dura 158 minuti. Super 35.

Il grande pescatore

Epico dramma religioso, ispirato alla vita di S. Pietro così come viene raccontata nel romanzo di Lloyd Douglas. L’ultimo film girato da Borzage è a tratti noioso, e non particolarmente ispirato. La versione originale durava 184 minuti, e fu poi tagliata fino a 160. Super Panavision 70.

Giulio Cesare

È la storia degli eventi che nel 44 a.c. portarono alla morte di Giulio Cesare (Calhern). Il grande condottiero muore in senato, sotto i colpi del figlio adottivo Bruto (Mason) e del traditore Cassio (Gielgud). Marco Antonio (un grande Marlon Brando) finge di schierarsi a favore della congiura ma, in un commovente discorso funebre, esorta i romani a ribellarsi contro gli assassini. Premio oscar per la scenografia

Gostanza da Libbiano

1594: a San Miniato, nel Ducato di Toscana, la contadina Monna Gostanza da Libbiano esercita da sempre il mestiere di guaritrice. Dei suoi traffici vengono informate le autorità ecclesiastiche locali che, dopo una breve istruttoria, si convincono che la donna pratichi la stregoneria. Incarcerata, viene affidata alle cure del reverendo Roffia e di padre Porcacchi, che intendono farla confessare. Poco a poco, a causa della durezza degli interrogatori e delle pene corporali, Gostanza comincia a cedere e a entrare nei panni della strega.
Paolo Benvenuti ha realizzato solo quattro lungometraggi ( Il bacio di Giuda, Confortorio e Tiburzi , oltre a quest’ultimo), tutti ambientati nel passato e in snodi cruciali (Gesù Cristo nel suo rapporto con la tradizione iconografica e popolare; gli ebrei e l’Inquisizione; il brigantaggio): quattro ricostruzioni filologiche e didattiche, quattro lezioni di stile. Benvenuti si documenta ogni volta per anni e poi mette in scena i suoi lavori con pazienza, pochissimi soldi e attori non professionisti (qui, come vedremo, fa la sua prima eccezione). Ma non è un regista algido e intellettualistico, tutt’altro. La sua vena pedagogica trova carne e immagini in una lettura appassionata della memoria popolare italiana, e soprattutto toscana: i suoi film hanno sempre per protagonisti popolani, contadini o artigiani (anche nel caso di Cristo e degli apostoli in Il bacio di Giuda ), posti a confronto con l’ipocrisia degli intellettuali e del potere. La sua amara riflessione sulla Storia riesce a non essere mai ideologica, perché è anzitutto culto «caldo» e amoroso di forme e figurazioni del passato: i «maggi», le sacre rappresentazioni, i cantastorie, la pittura dei maestri manieristi e barocchi.
Qui, ancora una volta, il potere si chiama Chiesa Cattolica. Sono però banditi i manicheismi: l’inquisitore che interroga la strega Gostanza (la quale sotto tortura non solo ha confessato, ma si è autoesaltata ed è convinta di aver avuto commerci carnali col demonio) cerca in tutti i modi di arrivare alla verità, e soprattutto di salvare quella che con ogni probabilità è solo una vittima, non solo del braccio secolare ma anche della repressione psicologica, della Storia. Le battute che si odono nel film sono tratte dai verbali del processo, minuziosamente collazionati dall’autore con l’ausilio di specialisti. Benvenuti ne fa sapiente montaggio e crea un’atmosfera ipnotica e tesissima, realizzando una sorta di remake laico e antropologico di Dies Irae (a tratti addirittura non inferiore – dal punto di vista figurativo – al modello). Ma Benvenuti, che come sempre si dice è allievo di Rossellini e degli Straub, sa che ogni film è anche (anzitutto?) un documentario sui propri attori. Qui vanno ricordati l’inquisitore interpretato da un vero sacerdote, Renzo Cerrato, e soprattutto la Gostanza di Lucia Poli, che al suo primo ruolo da protagonista dà vita a una delle più belle interpretazioni femminili del cinema italiano degli ultimi vent’anni. (emiliano morreale)

Francesco

Risibile e inetto dramma storico, con un Rourke fuori parte che bofonchia nel ruolo di Francesco d’Assisi (!), il figlio di un ricco mercante italiano che passa attraverso una rinascita spirituale. La narrazione è spesso confusa, la regia è sciatta e il risultato è una vera noia.

Salomone e la regina di Saba

Sgargiante spettacolo con la fascinosa Gina e lo stoico Brynner che se la spassano ai tempi della Bibbia. Tyrone Power morì durante le riprese in Spagna e fu rimpiazzato da Brynner che rigirò le prime scene di Power. Alcune sequenze mostrano ancora Power, non Brynner. Ultimo film da regista di Vidor. Riportato a 139 minuti su laserdisc. Super Technirama 70.

Noi credevamo

Tre ragazzi del sud Italia, in seguito alla feroce repressione borbonica dei moti che nel 1828 vedono coinvolte le loro famiglie, maturano la decisione di affiliarsi alla Giovine Italia di Giuseppe Mazzini. Attraverso quattro episodi che corrispondono ad altrettante pagine oscure del processo risorgimentale per l’unità d’Italia, le vite di Domenico, Angelo e Salvatore verranno segnate tragicamente dalla loro missione di cospiratori e rivoluzionari, sospese come saranno tra rigore morale e pulsione omicida, spirito di sacrificio e paura, carcere e clandestinità, slanci ideali e disillusioni politiche. Sullo sfondo, la storia più sconosciuta della nascita del paese, dei conflitti implacabili tra i “padri della patria”, dell’insanabile frattura tra nord e sud, delle radici contorte su cui sì è sviluppata l’Italia in cui viviamo.