Fino alla fine del mondo

In un futuro non molto lontano, la Dommartin si unisce a Hurt per una missione misteriosa intorno al mondo che condurrà alla creazione di un congegno capace di ridare la vista ai ciechi. Nato come “l’ultimo road-movie”, la storia non decolla almeno fino a metà film, mentre personaggi e soggetti sono tutti una gran confusione. Persino le ambientazioni (quindici città di quattro continenti) non sono d’aiuto. Alcuni sprazzi di brio sono dati da von Sydow, dagli effetti cinematografici ad alta definizione e da una colonna sonora composita, ma il tutto resta comunque assai deludente.

Il cielo sopra Berlino

Avvincente, poetico e affascinante, una fiaba che fa meditare: due angeli vagano per le strade di Berlino Ovest, osservando la vita che li circonda e immaginando come potrebbe essere sentirsi umani. Sceneggiato da Wenders e Peter Handke e in parte ispirato ad alcune poesie di Rainer Maria Rilke. Un “must”. Con un sequel (Così lontano così vicino!) e un remake americano (City of Angels — La città degli angeli). Miglior Regia a Cannes e nomination alla Palma d’Oro.

Così lontano, così vicino!

Il cast perfetto di Wenders (se non il film perfetto di Wenders) riprende da dove aveva lasciato il più riuscito, Il cielo sopra Berlino. Stavolta è l’angelo Sander a divenire mortale, unendosi al vecchio amico celeste Ganz: il quale è ora sposato con l’acrobata di circo Dommartin, con cui sta crescendo una figlia e gestisce una pizzeria nella Germania riunificata. Il film procede in maniera più leggera del precedente, ma anche più superficiale; nelle parti iniziale e finale è sempre una prova ai limiti, pur essendo stato ridotto da 164 minuti.