Troppo forte

Oscar è un borgataro romano che vorrebbe diventare attore o, quanto meno, cascatore. Dopo essersi sottoposto a decine di inutile provini, il giovane si fa convincere da un sedicente avvocato a simulare un incidente, facendosi travolgere con la moto dall’auto di un produttore americano. Solita regia incolore di Verdone, che stavolta non brilla neanche come attore. Ma Sordi nella macchietta dell’avvocato riesce a fare addirittura peggio. (andrea tagliacozzo)

C’era una volta in Messico

Sands è un agente non proprio segreto (sulla sua t-shirt c’è scritto «agente della Cia»…), ma sicuramente corrotto. Deve sventare un attentato al presidente messicano ordito dal cattivissimo narcotrafficante Barrillo e da alcuni generali dell’esercito messicano. Per salvare il presidente, si rivolge al mitico chitarrista El Mariachi, che vive in isolamento tra ricordi, rimpianti e sete di vendetta…

Terzo episodio della saga di El Mariachi (iniziata nel 1993 con
El Mariachi
e proseguita nel 1995 con
Desperado)
confezionato da Robert Rodriguez (nel frattempo ha girato anche la saga di
Spy Kids)
che ne ha curato anche sceneggiatura, montaggio, scenografia, fotografia e persino la colonna sonora. Un doppio, ironico, divertito omaggio a due maestri del regista messicano: Sergio Leone (basta il titolo…) e Quentin Tarantino (basta contare i cadaveri…). Eppure, questo film che ha messo in pista una parata di stelle (Antonio Banderas, Johnny Depp, Willem Dafoe, Mickey Rourke, Eva Mendes, Enrique Iglesias, Salma Hayek, Marco Leonardi…) è divertente. Con i suoi personaggi irreali, forzati, incredibili. Con le situazioni paradossali, al limite di ogni forzatura. Con un numero di morti ammazzati, tagliati, ridotti a brandelli da grande pulp in salsa messicana. Divertente un nevrotico Johnny Depp, con terzo braccio finto e una sfilza di spacconate (ammazza il cuoco perché cucina troppo bene…). E grande il chitarrista con le armi nella custodia della chitarra, Banderas, qui ancora afflitto per la morte (violenta) della compagna Carolina e del figlio neonato. Un film – girato in digitale – sicuramente spettacolare (inseguimenti, fughe, esplosioni…), rumoroso ed esagerato. Gli amanti del genere non possono perderlo. Gli altri si fanno due risate e si rifanno gli occhi con cotanto cast…
(d.c.i.)

Sodoma e Gomorra

Libera trasposizione cinematografica delle note vicende bibliche. Vagando per il deserto alla ricerca della terra promessa, l’ebreo Lot e la sua tribù si accampano nei pressi di Sodoma e Gomorra, le città dove gli abitanti si abbandonano ai piaceri più sfrenati. Mezzi imponenti per un film storico ambizioso, magniloquente, ma irrimediabilmente banale. Girato a Cinecittà. Stewart Granger e Anna Maria Pierangeli avevano già lavorato assieme ad Hollywood, nel 1951, in L’immagine meravigliosa di Richard Brooks . (andrea tagliacozzo) 

Una pistola per Ringo

Nel Texas, una banda di rapinatori, dopo aver effettuato un colpo, si rifugia in una fattoria di coloni. Per stanarli, le forze dell’ordine propongono all’avventuriero Ringo di infiltrarsi tra i criminali. Il pistolero, allettato da una forte somma, accetta. Uno dei primi western-spaghetti, divertente e movimentato, anche se inevitabilmente inferiore al quasi contemporaneo
Per un pugno di dollari
di Sergio Leone che Duccio Tessari aveva contribuito a sceneggiare. Il protagonista Montgomery Wood altri non è che Giuliano Gemma. Da notare che il film incassò la cifra record di due miliardi che convinse i produttori a realizzarne un seguito intitolato
Il ritorno di Ringo
.
(andrea tagliacozzo)

Il Buono, il Brutto, il Cattivo

Durante la guerra di Secessione americana, il Buono (Clint Eastwood), il Brutto (Eli Wallach) e il cattivo (Lee Van Cleef) si affrontano in una lotta senza quartiere per impossessarsi di un tesoro nascosto in un cimitero. Il migliore dei film della “trilogia del dollaro”, quasi eccessivo nella durata (quasi tre ore), ma ricco di spunti, sequenze memorabili (il triello finale nel camposanto) e perfino momenti di riflessione. Sullo sfondo, infatti, si cela anche una velata metafora della Seconda Guerra Mondiale con i campi di concentramento e tutti gli orrori che ne sono conseguiti. Straordinari i tre interpreti, specialmente Eli Wallach, istrionico e debordante. Celebre (e indimenticabile) la colonna sonora di Ennio Morricone.
(andrea tagliacozzo)

Il colosso di Rodi

A Rodi, il condottiero ateniese Dario, reduce dal trionfo ottenuto contro i Persiani, si pone alla guida di una sollevazione popolare nei confronti di re Serse. L’eroe viene tradito dalla giovane Diana, segretamente legata al perfido consigliere del sovrano. Prima regia in proprio di Sergio Leone (dopo
Gli ultimi giorni di Pompei
, che aveva codiretto nel ’59 con Mario Bonnard senza essere accreditato). Il film à ancora lontano dai successivi standard del regista, ma è indubbiamente superiore, per inventiva e qualità, alle altre pellicole del genere peplum prodotte all’epoca in Italia. Leone è autore anche della sceneggiatura assieme a uno stuolo di collaboratori, tra i quali Ennio De Concini (un anno più tardi vincitore dell’Oscar per il copione di
Divorzio all’italiana
).
(andrea tagliacozzo)

Per qualche dollaro in più

Dopo l’imprevisto colossale successo di
Per un pugno di dollari
, Bob Robertson/Sergio Leone mette in cantiere una specie di clone, ma più consapevole ed esagitato. Supera qualche incertezza e qualche inibizione che limitavano il primo film, mostra uno stile già compiuto e si lancia in un barocco grottesco, folle ma come immobile. Battute proverbiali, tempi e spazi dilatati e contratti, musica geniale di Morricone. I personaggi sono mascheroni senza spessore, l’azione è un semplice rituale di morte, la dissacrazione del mito sconfina nel dileggio. A Clint Eastwood/Enrico Maria Salerno (rispettivamente corpo e voce del pistolero) vengono affiancati un nerissimo Lee Van Cleef e un Volonté al massimo del delirio. Un cult necrofilo, senza nostalgia. La rivincita del cinema italiano miserabile delle seconde visioni, che stringe in un abbraccio mortale la Hollywood classica.
(emiliano morreale)

C’era una volta il West

Il pistolero Frank uccide Bret McBain, proprietario di una fattoria e di un terreno sul quale il bieco Morton, mandante del delitto, vuol far passare la ferrovia. La giovane vedova McBain, rimasta sola, trova due fedeli protettori in un meticcio e in un fuorilegge. Forse il miglior film di Sergio Leone, summa dei lavori precedenti in termini di stile, temi ed epica narrativa. Eccellenti tutti gli interpreti, tra i quali svetta un Henry Fonda davvero memorabile nell’inusuale ruolo del cattivo. La sceneggiatura del film, oltre alla firma del regista, porta anche quelle prestigiose di Dario Argento e Bernardo Bertolucci. Da antologia la sequenza iniziale, con cui Leone si riallaccia idealmente ai suoi primi tre western (la cosiddetta «trilogia del dollaro») .
(andrea tagliacozzo)

Ladri di biciclette

Il capolavoro di Vittorio De Sica. Nell’immediato dopoguerra, un disoccupato romano ottiene un impiego come attacchino del Comune. Mestiere per cui è necessaria una ciciletta. Così Antonio Ricci riscatta la sua bicicletta al Monte di pietà in cambio diun paio di lenzuola. Ma non fa in tempo ad attaccare un manifesto di un film di Rita Hayworth che gli rubano la bicicletta. Il pover’uomo si ritrova a vagare per Roma assieme al figlio Bruno nella vana ricerca del ladro… Vero e proprio manifesto del neoralismo italiano, commovente ritratto dell’Italia devastata dell’immediato dopoguerra, il film vinse l’Oscar 1949 come miglior film straniero (seconda statuetta attribuita a De Sica dopo Sciuscià, nel ’47). (andrea tagliacozzo)

C’era una volta in America

C’era una volta in America

mame cinema C'ERA UNA VOLTA IN AMERICA - STASERA IN TV scena
Una scena del film

Diretto dal grande regista Sergio Leone, C’era una volta in America (1984) è ambientato nella New York degli anni ’30. Quattro sicari sono alla ricerca di David “Noodles” Aaronson (Robert De Niro), il quale tenta di sfumare nell’oppio i ricordi legate alla morte dei suoi tre amici: Max (James Woods), Cockeye (William Forsythe) e Patsy (James Hayden). Appena prima di essere catturato, Noodles riesce a fuggire, sparendo quindi dalla città per molti anni.

Nel 1968, Noodles fa ritorno a New York sotto falso nome. Eppure, il suo arrivo potrebbe comunque essere stato notato. Tra flashback ed eventi in tempo reale, Noodles ripercorre la storia della sua vita, nel tentativo di non cadere preda dei malavitosi della Grande Mela. Una donna mai conquistata, una vita pericolosa, un disperato tentativo di far perdere le proprie tracce: come si concluderanno le vicende di Noodles?

Curiosità

  • Strutturato su un ampio ricorso alla formula dell’analessi e della prolessi, che lascia tuttavia spazio a un finale aperto, il film si presta a diverse interpretazioni. L’alto significato allegorico, la perfezione tecnica, l’atmosfera e il suo modo di trattare le più grandi emozioni come amicizia, amore e malinconia lo rendono unico e inarrivabile. Col passare del tempo il film è stato definito da una maggioranza sempre più ampia “un capolavoro assoluto”, uno dei migliori lavori cinematografici del secolo.
  • «Quando scatta in me l’idea di un nuovo film ne vengo totalmente assorbito e vivo maniacalmente per quell’idea. Mangio e penso al film, cammino e penso al film, vado al cinema e non vedo il film ma vedo il mio. Non ho mai visto De Niro sul set, ma sempre il mio Noodles. Sono certo di aver fatto con lui C’era una volta il mio cinema, più che C’era una volta in America.» Così parlò Sergio Leone riguardo al film e alla collaborazione con Robert De Niro.
  • La pellicola è tratta dal romanzo The Hoods (1952) di Harry Grey.
  • Avendo a disposizione un budget elevato Sergio Leone si avvalse di un cast misto, composto da grandi stelle internazionali e da attori debuttanti o poco conosciuti. Il personaggio della piccola Deborah, infatti, è interpretato dalla giovanissima Jennifer Connelly.
  • Il regista per la prima e unica volta nella sua carriera non usò il formato 2,35:1 durante le riprese (grazie a questo formato aveva ottenuto grande fama per via dei suoi primi piani) sostituendolo con il 1,85:1.

Io sono la legge

Sette mandriani, dopo essersi ubriacati e aver messo a soqquadro la cittadina di Bannoch, uccidono involontariamente un povero vecchio. Quindi tornano a Sabbate, dove lavorano alle dipendenze di un ricco allevatore. L’irremovibile sceriffo di Bannoch è deciso ad assicurare i sette alla giustizia. Buon western, stilisticamente influenzato dai film violenti e barocchi di Sergio Leone. Robert Ryan, nei panni di un mite sceriffo, ruba la scena al protagonista. Winner tornerà a dirigere Lancaster in Scorpio , un poliziesco del ’72. (andrea tagliacozzo)