Vamos a Matar, Companeros!

Durante la rivoluzione messicana, un ambiguo e avido generale incarica un mercante d’armi svedese di liberare un professore, idealista e non violento, prigioniero degli americani. In realtà, il generale è interessato alla combinazione di una cassaforte di cui solo il professore è a conoscenza. Spettacolare western-spaghetti con sottotesto politico. Due anni più tardi Corbucci tornerà sull’argomento in chiave brillante con
Che c’entriamo noi con la rivoluzione?
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(andrea tagliacozzo)

Il bestione

Un camionista lombardo di mezza età (Michel Constantin) si vede affidare come secondo autista un giovane siciliano (Giancarlo Giannini). Dapprima i due non riescono a legare, per via dei loro opposti caratteri, ma poi diventano amici, tanto da decidere d’investire i loro risparmi e mettersi in proprio. Una banale commedia che scade molto spesso nel volgare. Ripetitivo Giannini nella caratterizzazione che lo aveva reso noto al grande pubblico.
(andrea tagliacozzo)

Pari e dispari

In Florida, un aitante guardamarina riceve l’incarico di sgominare un’organizzazione clandestina di allibratori. Nell’impresa viene affiancato da un corpulento camionista, esperto nel campo del gioco e delle scommesse. Film che ricalca senza troppa fantasia gli schemi delle numerose e collaudate pellicole realizzate dalla coppia Bud Spencer-Terence Hill. La simpatia dei due protagonisti riscatta l’opaca regia di Sergio Corbucci.
(andrea tagliacozzo)

Il bianco, il giallo e il nero

Torna l’insolito tema del samurai nel Far West, già visto in
Sole rosso
di Terence Young nel ’72. L’imperatore del Giappone dona alla comunità nipponica in America un cavallo sacro che alcuni bianchi, travestiti da indiani, rapiscono con lo scopo di provocare una guerra tra i giapponesi e i pellirossa. Un aspirante samurai, aiutato da due simpatici lestofanti, si mette sulle tracce dei rapitori. A tratti divertente, anche per merito degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

I due marescialli

L’otto settembre del 1943, un Maresciallo dei Carabinieri arresta un ladruncolo travestito da prete, sua vecchia conoscenza. Ma nella confusione che si viene a creare durante un bombardamento, quest’ultimo riesce a fuggire indossando la divisa del tutore dell’ordine. Gara di simpatia tra Totò (il ladro) e Vittorio De Sica (il Maresciallo), straordinari protagonisti di un film divertente ma altalenante che nel finale scivola inopinatamente nel patetico.
(andrea tagliacozzo)

Totò, Peppino e… la dolce vita

Un Totò della piena maturità, del periodo in cui – pur semicieco – distillò alcune delle sue perle. Anche se la parodia della
Dolce vita
è abbastanza azzeccata, la trama non c’è e il film vale per le improvvisazioni sue e del divino Peppino. Come al solito due-tre sketch memorabili, fra cui quello irresistibile che vede la coppia alle prese col night di lusso. Nella ideale trilogia «tra città e campagna» (
Totò, Peppino e la… malafemmina; Totò, Peppino e le fanatiche; Totò, Peppino e… la dolce vita
), quest’ultimo è forse l’episodio più debole, privo dei proverbiali picchi del primo e del ritmo scatenato da farsa regionale del secondo (con una meravigliosa Titina De Filippo). Ma siamo sempre a metà strada tra il versante demenziale delle parodie dei generi e quello neorealista dei film di Monicelli. Il livello tecnico è ancora piuttosto alto, prima del crollo che si registrerà con l’arrivo degli spaghetti-western: insomma si ride ancora, e tanto.
(emiliano morreale)

Sing Sing

Film diviso in due episodi: nel primo, un meccanico romano (Enrico Montesano), convinto d’essere il figlio della regina d’Inghilterra, si reca a Londra deciso ad incontrare la sovrana; nel secondo, un poliziotto (Adriano Celentano) è incaricato di difendere una pornostar dalle insane attenzioni di un maniaco omicida. Il solito film a formula doppia, tanto in voga all’inizio degli anni Ottanta. Grandi incassi, ma modesti risultati.
(andrea tagliacozzo)

Chi si ferma è perduto

Due colleghi e vecchi amici, Antonio Guardalavecchia e Peppino Colabona, non riescono a far carriera a causa del capo ufficio Santoro che ostacola la loro promozione. Quando quest’ultimo muore, i due si danno un gran da fare, l’uno a scapito dell’altro, per entrare nelle grazie del successore. Il film, scritto e diretto con poca fantasia, si regge come al solito sulla grande verve e le improvvisazioni dei due bravissimi comici napoletani.
(andrea tagliacozzo)

Rimini Rimini

In un’estate caldissima, s’intrecciano le avventure di alcuni villeggianti – tra i quali, un pretore moralista, un giovane prete, una suora straniera, un artista di varietà e altri ancora – sulle spiagge assolate di Rimini. Film come questo riescono nell’impresa di rivalutare le sciocche ma dignitose commedie balneari degli anni Sessanta. Nel 1988, la pellicola avrà un seguito intitolato
Rimini Rimini
un anno dopo, diretto dal fratello di Sergio Corbucci, Bruno.
(andrea tagliacozzo)

Giallo napoletano

Raffaele Capacece, professore di mandolino classico, si è ridotto a fare il suonatore ambulante. Per colpa dell’anziano genitore, che sperpera al lotto e alla roulette tutti i loro guadagni, il musicista si ritrova coinvolto in tre misteriosi delitti. Giallorosa dalla trama fin troppo intricata, ma ben sorretto da un cast d’eccezione.
(andrea tagliacozzo)

Night Club

A Roma, nel 1960, due impiegati di banca organizzano una serata galante per un industriale dal quale vorrebbero ottenere un finanziamento. A trovare le ragazze ci pensa un amico dei due, Walter, che guida il gruppo nei locali più rinomati della capitale. Il film si svolge nella notte della morte di Fred Buscaglione. Lo spunto è interessante, ma lo svolgimento, in linea con la maggior parte delle pellicole di Sergio Corbucci (qui al suo ultimo lavoro), è dozzinale. Buono il cast, in cui si distinguono due future dive del Cinema italiano, Sabrina Ferilli e Claudia Gerini.
(andrea tagliacozzo)

Chi trova un amico trova un tesoro

Il robusto Charlie e il biondino Alan si conoscono a bordo di una nave, in mezzo all’oceano. Dopo aver naufraugato ed essere approdati su un’isola dei tropici, Alan rivela al nuovo amico che da qualche parte, in quella zona, è nascosto un favoloso tesoro. Commedia avventurosa senza infamia e senza lode che segue l’ormai consolidato cliché dei film della coppia Hill-Spencer. La regia di Corbucci, comunque, è meno efficace di quella E.B Clucher (al secolo Enzo Barboni), assiduo collaboratore dei due attori fin dagli inizi degli anni Settanta.
(andrea tagliacozzo)

Poliziotto superpiù

Esposto alle radiazioni di un missile atomico, un poliziotto americano acquista prodigiosi superpoteri. Deciso a sbaragliare una banda di falsari, l’agente cade in una trappola tesagli dai criminali. Piuttosto banale sia nello spunto che nello svolgimento, il film si regge soprattutto grazie all’innata simpatia del protagonista, alfiere di un genere popolare che all’epoca stava lentamente avviandosi al tramonto. L’anno seguente, Terence Hill, sempre agli ordini di Sergio Corbucci, tornerà in coppia con Bud Spencer in
Chi trova un amico trova un tesoro
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(andrea tagliacozzo)

Il monaco di Monza

Nel Seicento, un povero ciabattino, travestitosi da monaco per sfamare la sua numerosa famiglia, trova ospitalità presso il castello di un perfido marchese. La cognata del nobile, tenuta da questi prigioniera, chiede aiuto al finto ecclesiasta che si dà un gran da fare per liberare la donna. Gli ormai invecchiati Totò e Macario si danno invece un gran da fare per reggere in piedi questa sgangherata commedia, lasciata quasi completamente all’improvvisazione dei protagonisti. Si ride, comunque, anche grazie all’apporto non indifferente di Nino Taranto nei panni del marchese.
(andrea tagliacozzo)

Di che segno sei

Film a episodi, nel tipico stile della commedia all’italiana, affidato più che altro al consumato mestiere degli attori. Nel primo, un pilota cerca di abituarsi all’idea che deve cambiare sesso; nel secondo, una ballerina cerca un partner per una gara di ballo; il terzo descrive la giornata di Basilio, muratore pendolare; nel quarto, un attempato gorilla deve guardare le spalle al facoltoso commendator Bravetta. Esemplare quest’ultimo episodio, in cui Sordi rispolvera il personaggio di Nando Moriconi: divertentissimo vent’anni prima in
Un americano a Roma
, quasi patetico qui. Segno di un genere che stava ormai tramontando ed era ormai paurosamente a corto d’idee.
(andrea tagliacozzo)

Django

Django, deciso a vendicare la moglie uccisa durante la guerra civile dal maggiore Winchester Jack, raggiunge con la sua nuova donna il confine messicano, dove la banda dell’ufficiale compie numerose razzie. Sulla falsariga dei capolavori di Sergio Leone, un western all’italiana ad alto tasso di violenza che all’epoca ebbe un enorme successo. Non privo di pregi, nonostante i limiti del regista. Il film, nell’87, ha avuto un seguito con lo stesso Franco Nero nei panni del protagonista, anche se stavolta diretto da Nello Rossati.
(andrea tagliacozzo)