Donnie Brasco

Un agente dell’Fbi sotto falso nome si infiltra in una gang mafiosa e fa amicizia con un anziano gangster in declino, Lefty. Tra i due nasce un rapporto paterno-filiale, ma il giovane sa che dovrà tradire il vecchio.

Una sorpresa inattesa: un normale film di genere, diretto da un regista eclettico e anonimo, che per virtù di sceneggiatura (dell’italoamericano Paul Attanasio) e soprattutto di attori diventa un piccolo gioiello. Decenni dopo la morte dello star system, in tempi di tale analfabetismo scrittorio che le major riempiono d’oro uno come Joe Eszterhas, mai ci si sarebbe aspettati di poter godere di un crime movie vecchio stile come questo.

Crepuscolare come Eddie Coyle, con gangster tristi e stanchi, mai idealizzati, e soprattutto con due personaggi centrali commoventi: Johnny Depp, l’unico grande attore hollywoodiano degli ultimi dieci anni, sfida in casa Al Pacino nel ruolo di un mafioso. Roba da far tremare le vene ai polsi, ma il ragazzo è così intenso e grintoso che stimola l’avversario al punto da fargli mettere da parte gli eccessi e regalare una delle sue più belle interpretazioni di sempre. C’è bisogno di aggiungere che – per chi se lo può permettere – sarebbe il caso di guardarselo in versione originale?
(emiliano morreale)

Safe

Una donna della ricca borghesia scopre lentamente di essere allergica a tutti i prodotti della società industriale: dalla plastica allo smog, tutto ciò che la circonda le provoca crisi che vanno dal vomito all’asfissia. Todd Haynes, trasgressivo regista di culto dell’ambiente underground e omosessuale, esordisce nel cinema mainstream con un film stilizzatissimo, lento, quasi alla Ozu. Una vicenda che parte come un’indagine minimal ma di assoluta precisione sociologica, e che lentamente si trasforma in un incubo cronenberghiano: l’allergia alla plastica come apocalisse interna, il corpo come terreno di battaglia della sociopatia. E, nel fare ciò, si avvale di uno dei più straordinari corpi femminili del cinema americano, la rossa Julianne Moore. Nell’ultima parte, poi,
Safe
diventa un quasi-documentario su un centro new age, tanto ambiguo da apparire ad alcuni apologetico. Ma bastano l’immagine fantascientifica dell’uomo che si aggira in uno scafandro per evitare ogni contatto col mondo esterno e il primo piano di lei allo specchio che si dice guarita per mostrare l’aporia di ogni via di fuga solipsistica.
(emiliano morreale)