Urla del silenzio

Agli inizi degli anni Settanta, un giornalista americano, in Cambogia per seguire il conflitto che dilania il Paese, stringe amicizia con un medico del luogo che gli fa da interprete. Tratto dalle memorie del reporter del
New York Times
Sidney Schanberg, il film di Roland Joffè – già apprezzato documentarista, qui al suo esordio in un film a soggetto – tocca abilmente le corde del sentimento senza risultare troppo melenso e ruffiano. Haing S. Ngor, al suo debutto sul grande schermo, vinse l’Oscar come miglior attore non protagonista. Il film conquistò altre due statuette per la fotografia (Chris Menges) e il montaggio (Jim Clark).
(andrea tagliacozzo)

Mission

Kolossal intelligente, fumettone storico-politico da Hollywood d’altri tempi. A Cannes batté con scandalo il Tarkovskij rigorosissimo di
Sacrificio
. Joffé ha poi dimostrato ampiamente di non essere un grande regista, ma qui è coadiuvato da una storia bellissima e vera: nel XVIII secolo i gesuiti del Guaranì costruiscono, in armonia con gli indigeni, una comunità di impronta quasi comunistica, spazzata via da giochi di politica internazionale. La bella sceneggiatura di Robert Bolt, quello di
Un uomo per tutte le stagioni
, è perfettamente funzionante (a parte qualche indugio iniziale su una storia d’amore abbastanza insensata) e c’è l’accoppiata magica tra i set amazzonici fotografati da Chris Menges (Oscar) e una delle partiture più «morriconiane» che Morricone abbia mai composto. Ma basterebbe già il duello tra il sacerdote militante De Niro e il puro Jeremy Irons, tutti e due di grande misura nell’eccesso. Spettacolo di qualità eccelsa, e in fondo di una certa sincerità: nel finale ci si indigna e si piange senza vergogna.
(emiliano morreale)