Come le foglie al vento

La giovane Lucy è contesa dagli amici Kyle, figlio di un industriale, e Mitch. La ragazza si decide per il primo, ma questi, dopo il matrimonio, apprende di non poter avere figli. Quando Lucy invece rimane incinta, Kyle accusa la moglie d’averlo tradito. Uno dei classici della filmografia di Douglas Sirk, maestro del melodramma hollywoodiano, leggermente inferiori a capolavori come
La magnifica ossessione
(sempre interpretato da Rock Hudson) e
Lo specchio della vita
. Splendida la fotografia di Russell Metty. Dorothy Malone vinse l’Oscar 1956 come miglior attrice non protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Bufera mortale

Nel 1933, in Germania, l’avvento al potere di Hitler sconvolge la tranquilla esistenza di un anziano professore universitario ebreo e della sua famiglia. La figlia dell’insegnante, Freya, rompe il fidanzamento con Fritz, giovane filonazista, e si consola tra le braccia dell’amico Martin, che l’ha sempre amata. Pellicola di propaganda antinazista, tratta da un romanzo di Phyllis Bottome. Eccellente l’interpretazione di Frank Morgan nelle vesti del professore israelita. (andrea tagliacozzo)

Mumford

Sono anni che Lawrence Kasdan sembra aver rinunciato a realizzare film di grande richiamo commerciale. E tutto sommato le scelte più discrete del celebrato autore de
Il grande freddo
e
Silverado
lo hanno condotto a quelle che sono apparse, a un’analisi scevra da mode generazionali, le sue opere migliori:
Turista per caso
e
Grand Canyon
. È in quest’alveo più impervio e meditativo, seppure con toni più leggeri e con accenti esistenziali meno pretenziosi, che si colloca
Mumford
. In questo lavoro, interpretato da attori di non particolare richiamo, è concentrata tutta la tendenza del regista-sceneggiatore a concedersi il tempo necessario per svolgere la vicenda sul piano della descrizione ambientale e caratteriale. Il film è scritto talmente bene, con dialoghi che scivolano con noncurante eleganza e con personaggi che prendono possesso della scena con estrema naturalezza, che lo stesso sviluppo della storia è subordinato a tale indugio e non scopre le carte per almeno mezz’ora. L’analista Mumford opera nell’omonima ridente cittadina americana e con i suoi pazienti non si comporta esattamente come uno psicologo modello: li manda via prima che il tempo della seduta sia scaduto, si spazientisce nell’ascoltare sempre le stesse fantasie erotiche, dice con molta franchezza ai pazienti quello che pensa, racconta a chiunque – e specialmente a un’amica barman – i problemi delle persone che ha in cura. Il film sembra non voler imboccare alcuna strada precisa, trascorrendo con sereno e ironico spirito minimalista. Ma le apparenze ingannano, e la tranquilla facciata corale cela un segreto. Kasdan, che ha in serbo una satira della psicanalisi, conosce molto bene le regole del gioco, ed è la sua sicurezza di scrittore che non gli fa temere di alienarsi la simpatia dello spettatore ridimensionando l’azione e i colpi di scena. Cosicché, quando la trama prende quota, ci si ritrova ad aver familiarizzato con tutti i personaggi. Mumford non è uno psicologo vero, ma un impostore. Da ex agente del fisco corrotto e cocainomane si è creato una nuova identità e una nuova professione, approfittando della capacità di indurre l’interlocutore ad aprirsi, ascoltarlo ed empatizzare con lui. Sarà scoperto, certo, ma la sua lealtà renderà meno grave la condanna. Risolverà pragmaticamente i problemi di tutti i suoi pazienti, e con scarsissimo spirito deontologico accetterà persino l’idea di innamorarsi – ricambiato – di una di loro.
(anton giulio mancino)

Il grande imbroglio

Un assicuratore ha bisogno di denaro per poter mandare i suoi tre figli alla prestigiosa Yale University, così viene coinvolto da una donna (D’Angelo) nell’organizzazione dell’omicidio del marito (Falk). Si riuniscono gli interpreti di Una strana coppia di suoceri del 1979, ma questa volta il film ha incontrato un sacco di problemi produttivi, e non è quasi stato distribuito. Andrew Bergman ha scritto la sceneggiatura con lo pseudonimo di Warren Bogle.

L’aereo più pazzo del mondo

Satira del filone catastrofico iniziato da Airport. Un pilota odia gli aerei in seguito ai traumi subiti in Vietnam. Quando però la sua ragazza, una hostess, lo lascia, lui la segue prendendo lo stesso volo. Durante il viaggio un imprevisto mette in pericolo la vita dei passeggeri e il pilota è l’unico che può salvarli. Commedia demenziale ricca di trovate e invenzioni, una delle migliori (e delle più imitate) nel suo genere. (andrea tagliacozzo)

Vogliamo vivere

Una commedia giovanilistica tutt’altro che banale diretta dal futuro regista di
Harry ti presento Sally
e
Storia di noi due
. In un corso di lingua inglese a New England, una matricola universitaria tenta di socializzare con una ragazza, ma scopre con delusione che questa è già impegnata. Tempo dopo, i due si ritrovano nella stessa auto di amici, diretti in California, dove lei è attesa dal fidanzato. Divertente, con intelligenza.
(andrea tagliacozzo)