La morte non sa leggere

Una ricca famiglia della provincia americana assume una governante inglese, apparentemente perfetta, discreta e servizievole. In realtà la donna è una psicopatica, che reagisce violentemente quando viene scoperto il suo segreto: non sa leggere né scrivere. Dal romanzo di Ruth Rendell
Judgement in Stone
(al quale tornerà ispirarsi Claude Chabrol per
Il buio nella mente
), un thriller atipico, non sempre riuscito, ma ben interpretato dalla Tushingham (negli anni Sessanta, una delle attrici di punta del free cinema inglese). Il regista Ousama Rawi è il marito della protagonista.
(andrea tagliacozzo)

Soltanto se tu vuoi

Storia sincera ma poco coinvolgente di una rockstar (York) che va in India per imparare a suonare il sitar e a meditare da un guru (Dutt). Il regista Ivory indugia sullo stile di vita e gli scenari indiani; Rita Tushingham provvede ai momenti più leggeri che sono i benvenuti in una pellicola che procede lenta.

Ci divertiamo da matti

Le avventure delle provinciali Yvonne e Brenda a Londra. La prima, dopo aver partecipato a un programma televisivo, diventa una cantante, mentre la seconda, conosciuto un simpatico fotografo, sfonda come modella. Sulla falsariga dei film di Richard Lester, una briosa commedia sullo sfondo della colorata Swinging London degli anni Sessanta.
(andrea tagliacozzo)

Il nascondiglio

22 dicembre 1957. Nel corso di una violenta tormenta di neve, una grande casa isolata in una cittadina dell’Iowa è sconvolta da un terribile delitto. Cinquantacinque anni dopo, in quella medesima abitazione rimasta chiusa per mezzo secolo, una donna di origini italiane decide di aprire un ristorante. È appena uscita dalla clinica psichiatrica dove è stata ricoverata per quindici anni in seguito al suicidio del marito, ed è decisa a costruirsi una nuova vita, ma non appena mette piede nell’edificio, i fantasmi del passato tornano a tormentarla.

Sembra un horror anni Settanta, con un cast di caratteristi dolorosamente invecchiati. Ma Avati evita il soprannaturale e sceglie la soluzione più crudele, beffando la sua eroina. Anacronistico e con varie ingenuità, è privo del sentimentalismo vischioso di un regista a cui preti e suore, inconsciamente, fanno più paura dei fantasmi.