Cleopatra

Uno dei kolossal più dispendiosi (e fallimentari) della storia del cinema, venne girato quasi interamente a Roma, negli studi di Cinecittà. Dopo aver sconfitto il rivale Pompeo, Giulio Cesare sbarca in Egitto dove fa salire al trono Cleopatra, sua futura sposa. Tornato a Roma, l’imperatore fa in modo che Cleopatra venga accolta con un grande trionfo. La Taylor è perfetta nel ruolo, ma il film, funestato da mille problemi durante la realizzazione, risulta interessante solo a tratti ed è troppo prolisso. Mankiewicz, che sostituiva l’esonerato Rouben Mamoulian, non ha particolari demeriti, se non quello di non essere riuscito a imporre il proprio stile al film. Nonostante tutto, vincitore di quattro Oscar.
(andrea tagliacozzo)

La notte dell’iguana

Dall’omonimo dramma di Tennessee Williams, la torbida storia di un ex prete (Richard Burton), ora guida turistica in Messico, conteso tra due donne (Ava Gardner e Deborah Kerr) e una vogliosa adolescente (Sue Lyon, la Lolita di Stanley Kubrick). Un film estramemente interessante di John Huston che stravolge con delle annotazioni ironiche il cupo testo originale. La Gardner fornisce una delle interpretazioni migliori di tutta la sua carriera. Premio Oscar 1964 a Dorothy Jeakins per i costumi.
(andrea tagliacozzo)

Dove osano le aquile

Dal best-seller di Alistair MacLean, autore anche della sceneggiatura. Durante il secondo conflitto mondiale, sette uomini del controspionaggio inglese vengono paracadutati nel sud della Germania. Proprio in quella zona, rinchiuso dai tedeschi nell’ispugnabile Castello delle Aquile, si trova il generale Carnaby, stratega inglese a conoscenza dei piani per l’apertura di un secondo fronte. Notevole film bellico, avvincente dalla prima all’ultima sequenza, sostenuto da una buona regia e da due protagonisti di grande carisma. Sembra che Eastwood, ancora insicuro del proprio talento, durante le riprese abbia ceduto gran parte delle sue battute a Richard Burton
(andrea tagliacozzo)

Il mascalzone

Vic Darkin è un delinquente londinese che sfrutta i settori del gioco, della droga e della prostituzione. La Polizia, per incastrarlo, lo induce a tentare un colpo rischioso. Dal romanzo «The Burden of Proof » di James Barlow, un film poco riuscito, a dispetto dalla buona prova di Richard Burton nei panni di un personaggio viscido e detestabile.
(andrea tagliacozzo)

International Hotel

Improbabile trama alla Grand Hotel ambientata in un aeroporto londinese. Tutti sono terribilmente belli e ricchi; se vi piace guardare gente terribilmente bella e ricca bene. Altrimenti non ha senso. Eccellente la Rutherford (che con questo ruolo si aggiudicò l’Oscar) così come Maggie Smith. Scritto da Terrence Rattigan. Panavision.

Le piogge di Ranchipur

Remake de
La grande pioggia
di Clarence Brown, da un popolare romanzo di Louis Bromfield: la travolgente storia d’amore tra una dama inglese e un giovane medico indiano. Il cast è ottimo, ma il film, forse anche a causa del soggetto eccessivamente melodrammatico, non convince.
(andrea tagliacozzo)

L’esorcista II: L’eretico

Assurdo sequel al successo del 1973: gli effetti speciali sono l’unico pregio di questo fiasco in cui un prete (Burton) cerca di svelare il mistero di un demone che vive ancora dentro il corpo della Blair. Boorman ha tagliato 7 minuti di pellicola il giorno dopo la prima e ha anche apportato — inutilmente — alcune modifiche. Il restauro lo ha riportato a 117 minuti per la versione homevideo.

La tunica

Un tribuno romano (Richard Burton) mandato in missione in Palestina assiste al processo e all’esecuzione di Gesù. Dopo la crocifissione, durante una partita ai dadi, il soldato vince la tunica del Redentore. Il possesso della sacra reliquia metterà in crisi la sua coscienza religiosa. Dal romanzo di Lloyd C. Douglas, un film iperspettacolare – il primo ad essere realizzato in Cinemascope – ma poco ispirato e terribilmente convenzionale.
(andrea tagliacozzo)

Orwell 1984

La Terra è divisa in tre superstati: l’Eurasia, l’Estasia e l’Oceania. In quest’ultimo Stato, i cittadini sono controllati in ogni loro mossa dalle telecamere del Grande Fratello e hanno l’assoluto divieto di innamorarsi. Avendo osato trasgredire quest’ultima regola, il cittadino Winston Smith viene arrestato. Versione austera e antispettacolare del celebre romanzo di George Orwell (già portato sullo schermo nel 1956 da Michael Anderson con il titolo
Nel Duemila non sorge il sole
). Lento, angoscioso, un po’ freddo nella messa in scena, ma indubbiamente affascinante. Eccellenti Burton e Hurt.
(andrea tagliacozzo)

L’assassinio di Trotsky

Joseph Losey racconta alla sua maniera i fatti che nell’agosto 1940 portarono all’assassinio del grande avversario di Stalin, Leone Trotsky (Richard Burton), per mano del misterioso Frank Jackson (Alain Delon). Non è uno dei migliori film del regista, anche se non mancano i buoni momenti e alcuni spunti interessanti (come la figura dell’assassino, ben interpretato da Delon).
(andrea tagliacozzo)

Il viaggio

L’ultimo film di Vittorio De Sica, tratto dall’omonima novella di Luigi Pirandello. Una donna, costretta tempo prima a sposare il fratello dell’uomo che ama, apprende di essere gravemente malata. Scomparso il marito in un incidente, nessun ostacolo si frappone più tra lei e il cognato, così i due decidono d’intraprendere un viaggio. Una melodramma mediocre e melenso, indegna chiusura della carriera di un grande cineasta. (andrea tagliacozzo)

Il giorno più lungo

Rievocazione dello sbarco alleato in Normandia, avvenuto il 6 giugno 1944, e degli altri significativi episodi che portarono alla sconfitta dell’esercito nazista. Le troppe menti al lavoro (ben cinque registi, tra i quali il produttore Darryl F. Zanuck) creano un certo squilibrio e il film, per quanto sia tratto dal romanzo autobiografico del colonnello Cornelius Ryan, è disseminato di ingenuità (i documenti tedeschi recano l’evidente, quanto improbabile scritta Top Secret). Ma vista la disponibilità di mezzi, lo spettacolo ovviamente non manca. Il nutrito gruppo di stelle che parteciparono alla realizzazione del film (quasi tutti in piccoli ruoli, anche se significativi) non presero alcun compenso. (andrea tagliacozzo)

La bisbetica domata

Pittoresca versione della commedia di Shakespeare, ben servita da Richard ed Elizabeth: buon cast di comprimari, gradevole fotografia e raffinata colonna sonora di Nino Rota. I puristi shakespeariani potrebbero obiettare, ma Zeffirelli ha realizzato un film e non teatro filmato. Sceneggiato da Suso Cecchi d’Amico, Paul Dehn e Zeffirelli. Due nomination all’Oscar.