Hamlet

L’immortale opera del Bardo, nell’interpretazione filologicamente corretta di Branagh, vive di alti e bassi. L’aggiornamento della vicenda alla seconda metà del XIX secolo smorza “a prescindere” eventuali critiche a un cast modaiolo. Jacobi (Claudio), la Christie (Gertrude) e la Winslet (Ofelia) ne escono a testa alta, benché Branagh caratterizzi la messa in scena con lo stesso approccio sopra le righe tipico di tanti suoi film. Molto discontinue anche le comparsate delle “guest star”. Splendidamente fotografato in 70mm da Alex Thomson. Panavision Super 70. Quattro nomination agli Oscar.

Gli amici di Peter

Dopo dieci anni, una rimpatriata di un weekend per una compagnia musicale dei tempi del college riaccende scintille d’amore, invidia, rabbia e dubbi su se stessi. Definito con disinvoltura Il grande freddo inglese, è un’opera a sé, piena di sincero umorismo, dolore e con interpretazioni ben definite. La Thompson è eccezionale nella parte della sfigata del gruppo, e la Rudner (che ha anche scritto la sceneggiatura insieme al vero marito Martin Bergman) è molto divertente nei panni di una star di Hollywood tutta presa da se stessa. La madre della Thompson, Phyllida Law, dà una bella interpretazione nel ruolo della governante.

Nel bel mezzo di un gelido inverno

Michael Maloney, Richard Briers, Mark Hadfield, Nicholas Farrell, Gerard Horan, John Sessions, Celia Imre, Hetta Charnley, Julia Sawalha, Joan Collins, Jennifer Saunders. Un attore disoccupato decide di allestire un’originale produzione di Amleto in un paesino remoto inglese con un compagnia di volontari. Commedia diseguale, prende forma nell’ultima parte del film quando il cast e la produzione dello spettacolo si combinano e i paralleli fra vite vissute e vite sul palcoscenico vengono rivelati. Un po’ troppo disinvolto ma piacevole. Sceneggiatura originale di Branagh, che ha cucito molte delle parti addosso a questi specifici attori. Titolo americano: A Midwinter’s Tale.

Frankenstein di Mary Shelley

Versione “fedele” ma ampiamente deludente della saga di Frankenstein. Più energico del necessario, con la macchina da presa che non sta mai ferma. Branagh ci permette di capire la personalità del dottor Frankenstein, ma la storia deraglia una volta che la creatura viene lasciata libera. Ulteriormente appesantito dalla cornice narrativa con il capitano di mare Quinn. Il mostro di De Niro rimane molto… deniresco, e fa sentire la nostalgia di Karloff (e perfino di Peter Boyle).

Peter Pan

Peter Pan, il bambino che non vuole crescere, incontra i figli della famiglia Darling e li pora con sé nell’Isola-che-non-c’è, dove parteciperanno alla lotta contro il malvagio Capitan Uncino.

Favola fra le più sfruttate dal mondo del cinema, basti pensare al cartoon prodotto dalla Disney nel 1953 e a
Hook
(1991) di Steven Spielberg,
Peter Pan
torna di nuovo sul grande schermo nel nuovo film di P.J. Hogan. Un tentativo coraggioso, quello del regista del divertentissimo
Il matrimonio del mio migliore amico:
se infatti
Hook
è una delle poche delusioni made in Spielberg, il film disneyano è invece un classico per eccellenza del cinema d’animazione e, c’è da scommetterci, gran parte del pubblico conosce la storia del ragazzino che non vuole diventare adulto proprio grazie alla pellicola disneyana e sarà portato giocoforza a fare paragoni da cui il nuovo film rischia di uscire stritolato. Hogan cerca di scongiurare questo rischio confezionando un film impeccabile dal punto di vista degli effetti speciali, davvero degni del miglior
Harry Potter,
e lasciando nello stesso tempo via libera a una sessualità del tutto nascosta, e non poteva essere altrimenti, nel cartoon. Quest’ultimo, più poetico, più romantico, più magico, esce però vincitore dal confronto. Meglio noleggiare un home video, insomma, e risparmiare i soldi del cinema per un altro film.
(maurizio zoja)

Molto rumore per nulla

La commedia di Shakespeare sulla corte di Benedick (interpretato dall’attore-regista-sceneggiatore Branagh) a Beatrice (la Thompson, al tempo sua moglie) è ambientata e girata completamente in una villa toscana e si sostiene su un cast di prima qualità. Chiassoso, vivace e ben ritmato, una vera e propria sferzata di vigore al testo del bardo, anche se talvolta la poesia si perde tra gli scherzi e i giochi. Branagh esegue un lavoro eccellente, ma non riesce a superare il suo precedente sforzo shakespeariano Enrico V (1989).

Enrico V

Spettacolare rilettura della tragedia shakespeariana sul re guerriero, in cui Branagh (al suo incredibile debutto dietro la macchina da presa) infonde al testo originale una passione e un significato completamente nuovi. Rispetto al capolavoro di Olivier, si cambia completamente registro, ma il risultato è ugualmente impressionante: al termine del discorso che precede la battaglia di Agincourt, vien voglia d’arruolarsi all’istante. La superlativa colonna sonora è di Patrick Doyle. Il cast di supporto include la crema della scena teatrale e cinematografica britannica. Il film si è aggiudicato un Oscar per i costumi.