Un uomo innocente

Due corrotti agenti della sezione narcotici di Los Angeles provocano l’ingiusta condanna di Jimmy Rainwood per un traffico di stupefacenti. Sopravvissuto alla durezza del carcere solo grazie alla protezione di un detenuto influente, l’uomo riesce ad ottenere la libertà dopo tre anni di reclusione ed è ben deciso a smascherare coloro che l’hanno incastrato. Film prevedibile, Tom Selleck, comunque, se la cava egregiamente. (andrea tagliacozzo)

Krull

Nel pianeta Krull, la principessa Lyssa, figlia del re e fresca sposa del primogenito di un altro sovrano, viene rapita dai feroci e sanguinari accoliti di una orrenda creatura. Per ritrovarla, il principe Colwyn, marito della giovane, si fa aiutare da un vecchio mago e da un piccolo esercito formato da nove spostati. Buoni gli effetti speciali, ma la storia è fiacca e il film, fin troppo prolisso, alla lunga finisce per stancare. (andrea tagliacozzo)

Gli amici di Eddie Coyle

Dal racconto di George V. Higgins, adattato per lo schermo da Paul Monash. Eddie Coyle, gregario di una banda di trafficanti d’armi ormai ritiratosi a vita privata, è costretto, dalle circostanze e dai ricatti di un commissario, a diventare un informatore della polizia. Gli ex colleghi se ne accorgono e incaricano il suo migliore amico di eliminarlo. Probabilmente il miglior film di Peter Yates, memorabile sia per le interpretazioni di Robert Mitchum e Peter Boyle che per la descrizione ultrarealistica dell’ambiente criminale. (andrea tagliacozzo)

Abissi

Interminabile film, tratto da un romanzo di Peter Benchley, su un’ignara coppietta che si imbatte in un tesoro sommerso e in una partita di droga, mentre sta facendo immersioni lungo le coste delle Bermuda. Violenza e solleticamenti gratuiti — per non parlare della trama improbabile — mandano a fondo quest’imponente produzione. La Nbc aggiunse 53 minuti per il suo primo passaggio televisivo. Una nomination agli Oscar per il sonoro.

All American Boys

Le avventure di un ragazzo del Michigan, appassionato di ciclismo, che, con grande disappunto del padre, sogna continuamente l’Italia e come suo idolo ha eretto il grande Fausto Coppi. Una gara contro gli spocchiosi universitari gli dà l’occasione di dimostrare il suo valore. Una commedia briosa e divertente, in cui l’inglese Peter Yates, anche grazie all’ottimo copione di Steve Tesich e a un manipolo di giovani attori (tra i quali la futura star Dennis Quaid), riesce a descrivere con grande acume uno spaccato di provincia americana. Il film vinse l’Oscar nel 1979 per la migliore sceneggiatura originale. (andrea tagliacozzo)

La pietra che scotta

Il giovane Johnny, appena uscito di prigione, e suo cognato Kelp vengono assoldati da un diplomatico africano per trafugare un favoloso diamante da un museo di Brooklyn. Con l’aiuto di due complici e di un piano minuzioso, il colpo riesce. Da un romanzo di Donald Westlake, un gustoso cocktail di commedia e azione, realizzato da un autore che nel corso degli anni, tra comprensibili alti (All American Boys) e bassi (Abissi), riesce sempre a mantenersi su livelli dignitosi. All’apice del loro successo, Robert Redford e George Seagal, affiatati protagonisti, contribuirono non poco alla riuscita del film. (andrea tagliacozzo)

Bullitt

L’antieroe definitivo di McQueen: un detective di polizia annusa qualcosa di grosso dietro all’assegnamento in custodia di un testimone criminale. Un film d’azione dal ritmo sostenuto, con un grande uso delle location di San Francisco: in particolare nell’ormai classico inseguimento in auto, una pietra miliare del cinema. Il montaggio, vincitore dell’Oscar, è di Frank Keller. Sceneggiatura di Alan R. Trustman e Harry Kleiner, dal romanzo Due volte morto di Robert L. Pike.

Labirinto mortale

La McGillis, che ha appena perso il lavoro dopo essere stata marchiata come sovversiva durante il Maccartismo, si trova invischiata in una strana e segretissima trama spionistica, e poco alla volta convince l’agente federale Daniels di essere su qualcosa di grosso. La ricostruzione d’ambiente della New York negli anni Cinquanta è finemente curata e assicura un buon avvio, poi il film butta via la sua pertinenza (e credibilità) in un finale melodrammatico molto hitchcockiano alla Grand Central Station… lasciando buchi narrativi e domande senza risposta. Una vera delusione da parte dello sceneggiatore — ex lista nera — Walter Bernstein. Patinkin è straordinario nel ruolo del procuratore alla Roy Cohn.