I quattro cavalieri dell’Apocalisse

Dall’omonimo romanzo di Vincente Blasco Ibanez, portato già sullo schermo nel 1921 da Rex Ingram con Rodolfo Valentino come protagonista. Durante la seconda guerra mondiale, i cugini Heinrich e Julio, discendenti del vecchio Madariaga, si ritrovano su fronti opposti: uno è ufficiale nazista, mentre l’altro è a capo della resistenza francese. Un film minore di Vincente Minnelli che, a quanto pare, avrebbe preferito un altro attore nel ruolo interpretato da Glenn Ford. Contiene, comunque, alcune pagine di indubbio fascino visivo.
(andrea tagliacozzo)

Lord Jim

Adattamento troppo lungo e diseguale della storia di Joseph Conrad su un giovane idealista nella marina mercantile inglese del XIX secolo screditato in quanto codardo costretto a vivere con questo sfregio per il resto della vita. I migliori momenti del film sono forniti dal meraviglioso cast di comprimari. Super Panavision 70.

Infedeltà

Superbo adattamento del romanzo di Sinclair Lewis: un industriale americano di mezza età si ritira e va in Europa, dove insieme alla moglie scopre valori e nuove relazioni. Scritto con intelligenza (da Sidney Howard), girato con gusto e molto ben recitato, con Huston che recupera il ruolo già interpretato a Broadway. Debutto cinematografico per John Payne (accreditato come John Howard Payne) con una piccola parte. Oscar per le scenografie d’interni (Richard Day). Un film hollywoodiano insolitamente maturo, da non perdere.

Piccole donne

Prima trasposizione sonora (dopo due realizzate all’epoca del muto, datate 1917 e 1918) del romanzo di Louisa May Alcott (ne seguiranno altre due, nel 1949 e nel 1994, non altrettanto riuscite). Le sorelle Jo, Meg, Amy e Beth sono unite da un grande affetto. Quando una delle quattro decide di sposarsi, la più grande, amareggiata, respinge una proposta di matrimonio e si trasferisce a New York. Bella la regia di Cukor, ma a mettersi in evidenza è soprattutto Katharine Hepburn, incontenibile nel ruolo di Jo. Il film vinse l’Oscar per la migliore sceneggiatura non originale. Nel 1933, anche la Hepburn si aggiudicò una statuetta, anche se con un’altra pellicola:
La gloria del mattino
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(andrea tagliacozzo)