First Man

First Man

mame-cinema-FIRST-MAN-DAL-31-OTTOBRE-AL-CINEMA-scena.
Una scena del film

Diretto da Damien Chazelle, First Man (2018) è un biopic incentrato sulla figura di Neil Armstrong, passato alla storia come il primo uomo ad aver messo piede sulla Luna. A interpretarlo, il noto attore Ryan Gosling, già diretto da Chazelle in La La Land (2016).

Ambientato tra il 1961 e il 1969, il film racconta la storia della celebre missione Apollo 11, progettata per portare l’uomo sulla luna. L’attrice Claire Foy (The Crown, Wolf Hall) interpreta Jane Armstrong, prima moglie dell’astronauta. Nel cast anche Jason Clarke, Kyle Chandler, Lukas Haas, Ciarán Hinds, Corey Stoll, Patrick Fugit e Christopher Abbott.

Il film è stato presentato in anteprima mondiale come film d’apertura della 75ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia il 29 agosto 2018. Nel settembre 2018, il film approda anche al Toronto International Film Festival. E, a partire dal 31 ottobre 2018, la pellicola viene rilasciata nelle sale cinematografiche italiane.

Genesi del film

mame cinema FIRST MAN - DAL 31 OTTOBRE AL CINEMA venezia
Il cast del film a Venezia

All’inizio del 2003, Clint Eastwood ha comprato i diritti della biografia First Man: The Life of Neil A. Armstrong di James R. Hansen, libro a cui si ispira la trama del film. A metà del 2010, la Universal e la DreamWorks hanno ultimato il progetto e Damien Chazelle, dopo essere stato acclamato per la regia di La La Land, ha assunto la regia anche di First Man. E Gosling, di conseguenza, lo ha seguito.

Il primo teaser trailer di First Man viene diffuso a sorpresa dal regista Chazelle al Las Vegas CinemaCon il 25 aprile 2018. L’8 giugno 2018 viene diffuso il primo poster ufficiale del film, seguito poche ore dopo dal primo trailer esteso.

Negli Stati Uniti il film è stato vietato ai minori di 13 anni non accompagnati da adulti per la presenza di “scene di pericolo e linguaggio non adatto”.

La controversia della bandiera americana

Il 31 agosto 2018 è stato annunciato che nel film non ci sarebbe stata la famosa scena in cui Armstrong pianta la bandiera americana sulla superficie lunare. Il senatore della Florida Marco Rubio ha definito tale decisione come una “totale follia”. In risposta, Chazelle ha dichiarato: “Io mostro la bandiera americana eretta sulla superficie lunare, ma l’infilzamento fisico della bandiera nel suolo è uno dei vari momenti […] su cui ho scelto di non focalizzarmi. Riguardo alla domanda in cui si chiede se si tratta di una decisione politica, la risposta è no. Il mio obiettivo, in questo film, era di condividere con il pubblico gli aspetti non visti e sconosciuti della missione americana sulla Luna.

Anche la famiglia Armstrong si è espressa sulla questione, dicendo: “Non ci sembra affatto che questo film sia antiamericano. Piuttosto, l’opposto. Ma non date retta a noi. Noi incoraggeremmo chiunque ad andare a vedere questo straordinario film e di andare a vederlo per se stessi.”

E il presidente Donald Trump ha commentato: “È spiacevole. Sembra quasi che (i produttori e il regista) siano imbarazzati dal fatto che questo evento sia stato opera dell’America. Quando si pensa a Neil Armstrong e all’approdo sulla Luna, si pensa alla bandiera americana. Per questa ragione, non ho nemmeno voglia di guardare un tale film.”

Quasi famosi – Almost famous

Stati Uniti, 1973. William Miller, un adolescente con velleità di critico musicale, ha l’occasione della vita: viaggiare al seguito di un gruppo esordiente e scrivere il pezzo di copertina per la rivista Rolling Stone . Tra amore e passione, attraverserà la scena rock degli infiammati anni Settanta. Quelli di Cameron Crowe sono i classici film che tutti hanno visto ma di cui nessuno ricorda o conosce il regista: Non per soldi… ma per amore, Singles-L’amore è un gioco, Jerry Maguire e ora Quasi famosi … Qual è il motivo? Rappresentano tutti, per un verso o per un altro, delle occasioni mancate. Non rientrano nelle liste dei titoli di cassetta, ma non si elevano neanche al rango di film riconoscibili dal nome del proprio autore. Crowe sconta questa condanna e la colpa è solo sua. Nato come critico musicale, le cui gesta sono narrate da questa sua ultima produzione, dopo anni di militanza a Rolling Stone – come redattore prima e vicedirettore poi – è approdato al cinema con la convinzione che questo fosse il luogo ideale in cui raccontare quel privato che il giornalismo musicale gli aveva negato. Forse aveva letto con sguardo troppo romantico ed esotico i «racconti francesi» dei padri e dei figli della Nouvelle Vague, che hanno fatto di una passione privata un evento pubblico. Ma Palm Beach – luogo natale di Crowe – non è Parigi, e automaticamente l’educazione sentimentale e la formazione intellettuale di un teen-ager di talento alle prese con la scoperta del mondo del rock dei primi anni Settanta diventa finta e inverosimile, sia pur realmente accaduta. Crowe, in un eccesso di modestia, ha pensato bene che la sua storia fosse più importante della Storia, che la nascita di un critico musicale precoce fosse più interessante della nascita del «sesso, droga e rock’n’roll», che le affezioni amorose di un adolescente coprissero la scena di un’epoca infiammata da ben altre passioni. Quella che poteva diventare a buon diritto la versione americana di Velvet Goldmine (che, ambientato nello stesso periodo, analizza con tutt’altro piglio «sociologico» la scena glam londinese) si è trasformata così in una commedia sentimentale, commentata dalle musiche di Simon And Garfunkel, The Who, Led Zeppelin e così via. Si dirà che questa è stata la scelta del regista, che Quasi famosi non voleva essere un film sul «Growin’ up in absurd» della generazione sessantottina, che non si tratta di un trattato di sociologia ma di una storia fatta di sentimenti… Bene, ma sono proprio questi i motivi per cui Crowe appartiene alla categoria di cineasti di cui nessuno ricorda il nome. (dario zonta)