Fantozzi

Primo episodio della serie
Fantozzi
, tratto da un libro scritto dallo stesso Paolo Villaggio. Il ragionier Fantozzi, dileggiato e vessato dai superiori e dai colleghi d’ufficio, è marito di una donna sfiorita e bruttina e padre di una figlia orripilante che, lui stesso, esita a definire «bambina». La comicità surreale del film era, almeno per l’Italia, un’assoluta novità. Peccato che nei film successivi lo smalto degli autori sia andato progressivamente scemando e l’umorismo abbia finito per assumere connotazioni grottesche. L’impressionante numero di gag (alcune delle quali quasi geniali, sciorinate a raffica) e un Villaggio mai così in forma ne fanno un classico del cinema comico italiano.
(andrea tagliacozzo)

Il gioco di Ripley

Il perfido Tom Ripley (John Malkovich) mette a segno un colpo da svariati di milioni di dollari con falsi disegni rinascimentali. Con il gruzzolo in tasca si trasferisce in Veneto in una splendida villa palladiana con la moglie musicista, Luisa (Chiara Caselli). Dopo alcuni anni riceve la visita di un furfante di cui si era servito per il colpo dei quadri. L’uomo ha bisogno di aiuto, gli serve un killer insospettabile per uccidere un mafioso russo a Berlino. Ripley decide di coinvolgere in un gioco drammatico un corniciaio inglese, malato terminale di leucemia, suo vicino di casa, che a una festa lo aveva apostrofato come un americano ricco e cafone. Il gioco, però, perde il controllo e lo stesso Ripley ne viene coinvolto. Brutto, brutto, brutto. Nulla a che vedere con la «cartolina from Italy» di Anthony Minghella del primo episodio (1999) della saga cinematografica del Ripley di Patricia Highsmith, che comunque era articolato e accattivante. Questa volta non c’è il faccione inespressivo di Matt Damon, ma un grande John Malkovich, che comunque sembra gigioneggiare troppo nel suo ruolo. Probabilmente non è colpa della Cavani, ma del libro da cui è tratto il film, certo che non si è fatto nulla per migiorarlo in fase di stesura della sceneggiatura. Prevedibile, scontato, banale e grossolano. (andrea amato)