Forrest Gump

Un ragazzo ritardato diventa adulto fluttuando nella vita — come una piuma — con solo una vaga comprensione dei tempi tumultuosi che sta vivendo. (Riesce a essere presente a virtualmente ogni fenomeno sociale popolare e politico della decade formativa dei “baby boomer”, dall’ascesa di Elvis alla caduta di Nixon). O accettate Hanks in questa parte e seguite il senso dell’umorismo stravagante e tragicomico del film, oppure no (noi no) — ma in ogni caso è un lungo viaggio, pieno di fantasie digitali che mettono Forrest Gump in un’ampia gamma di sfondi ed eventi reali. Basato sul (più satirico) romanzo di Winston Groom. Vincitore degli Oscar per miglior film, attore (Hanks), regia, montaggio, effetti speciali visivi e sceneggiatura non originale. Panavision.

The Assassination

Nel gioco della vita Samuel Bicke è uno che perde. La moglie, dalla quale è separato, gli è sempre più lontana, il rapporto col fratello è deteriorato e lui, insicuro e idealista fino alla patologia, non riesce nemmeno a mantenere i lavori che trova. Ai suoi tentativi frustrati di riavvicinamento alla famiglia si aggiunge il rifiuto di un prestito che aveva chiesto per far partire un’attività propria, sulla quale puntava da tempo. Sempre più incapace di rientrare nel gioco, comincia a cedere. Siamo nell’inverno fra il 1973 e il 1974, in pieno scandalo Watergate. Il volto di Nixon si sporge da tutti i televisori e Sam comincia a vedervi il simbolo e il vertice di un sistema corrotto e insopportabile. La soluzione cui cercherà di dare vita sarà quella di dirottare un aereo e farlo schiantare contro la Casa Bianca. Il film è tratto da un fatto di cronaca realmente accaduto.

Per il suo esordio alla regia, Niels Mueller sceglie un film pretenzioso e difficile. Non è certo l’evento in sé a mancare di interesse: si va dalle implicazioni sociali alla dimensione psicologica, fino a un sottile e inquietante ponte con l’attualità per la concezione della dinamica dell’attentato. Ma il soggetto rimane dal principio scarsamente cinematografico: pochi gli eventi, lunghe le attese, già nota la direzione della storia. Con questi presupposti, l’elemento di interesse dovrebbe risiedere nel mostrare il processo di decadimento mentale, l’accumulo di frustrazioni e di rancore inespresso che si porta via la mente di Sam Bicke.

Ma per dare spessore a un dramma patologico di questo genere occorrerebbe un tocco che Mueller non possiede né come sceneggiatore né come regista. Così, la produzione chiama Sean Penn per dare vita al personaggio e farne l’elemento di richiamo del film. Il volto dell’attore è eccezionalmente espressivo ma la recitazione finisce spesso col sembrare un po’ sopra le righe: un uomo perennemente imbarazzato più che disturbato. Viene comunque da pensare che ciò sia da ascrivere alla sceneggiatura più che a Penn. Del resto in diversi momenti sembra che a Mueller interessino più le sventure di Sam che la sua montante pazzia, almeno sino al finale in crescendo. Il resto del cast (da Naomi Watts a Don Cheadle, fino a tre spettacolari minuti con Micheal Wincott che interpreta il fratello Julius) funziona bene ma è quasi sottoutilizzato all’interno di ruoli ripetitivi e un po’ sterili.

Le ambizioni della pellicola si specchiano anche nel chiaro riferimento al Travis Bickle di

Taxi Driver,
nella cui direzione va già la leggera deformazione del nome del protagonista (dall’originale Byck a Bicke). Entrambi sono personaggi frustrati e disturbati, che concepiscono una risposta rabbiosa e sterile al sistema. Ma le analogie nella sostanza si fermano qui. Ciò che resta è un’ora e mezza che si regge su qualche buona scena e sull’interpretazione intensa e quasi tremante di Sean Penn. Ma il dramma non si eleva e non coinvolge.
(stefano plateo)

Con Air

Megafilm megastupido, ambientato a bordo di un aeroplano della polizia pieno di efferati criminali e di una manciata di prigionieri in libertà vigilata: tra questi ultimi c’è Cage, che era stato ingiustamente incarcerato. Una volta che l’aereo è decollato, i cattivi raggirano la sorveglianza e hanno la meglio. Alcuni buoni attori non possono fare di meglio con una sceneggiatura così insulsa, anche se zeppa di esplosioni e numeri acrobatici. Due nomination all’Oscar per il sonoro e la miglior canzone.

Alì

«Muoviti come una farfalla e pungi come un’ape», questa è probabilmente la frase più celebre del grande Mohamed Alì, quella che lo rispecchiava meglio quando era sul ring. Campione olimpico nel 1960 a Roma, Cassius Clay diventa campione del mondo dei pesi massimi nel 1964 alla tenera età di 22 anni, sconfiggendo Sonny Liston. Da qui parte il film di Michael Mann interpretato da Will Smith. Il giorno dopo la conquista del titolo, Clay annuncia la sua conversione all’Islam e cambia nome in Mohamed Alì. Da qui inizia la sua guerra personale contro il razzismo, i preconcetti della gente e il governo degli Stati Uniti, che lo chiama alle armi per andare a combattere in Vietnam: «Non andrò a litigare con i Vietkong», disse il campione. Ritiro del passaporto, processo per renitenza alla leva e ritiro della licenza da pugile. Ormai in ginocchio, Alì continuò la sua battaglia personale e, dopo l’assoluzione della Corte Suprema, dieci anni dopo il suo primo titolo mondiale, andò a Kinshasa a combattere contro il campione in carica George Foreman. Da tutti è considerato l’incontro di tutti i tempi, splendidamente raccontato da

Norman Mailer
, e a 32 anni Alì tornò in cima al mondo. Diventato leggenda già in vita, Mohamed Alì è una delle figure più rappresentative del Novecento. Opera titanica quella di Mann e altrettanto ammirabile quella di Will Smith, non solo per i 17 chili che ha dovuto prendere per assomigliare al campione, non solo per aver imparato a boxare come Clay, non solo per aver imparato a muoversi come Alì, ma soprattutto perché ha imparato a pensare come Mohamed Alì.
(andrea amato)

Free Willy – Un amico da salvare

Un riottoso dodicenne che deve rimuovere la vernice dalle pareti di un acquario diventa amico di un’orca e aiuta ad addestrarla, ma il cetaceo finirà sfruttato dal viscido proprietario. Molto pubblicizzato, il film ottenne il suo successo ed è perfetto per i bambini; decisamente bravo il giovane Richter. Michael Jackson canta Will You Be There sui titoli di coda. Seguito da due film e da una serie tv a cartoni animati. Panavision.

After The Sunset

Subito dopo aver messo a segno l’ultimo colpo di una lunga e fruttuosa carriera di ladri di gioielli, con una particolare propensione per i diamanti, Max (Pierce Brosnan) e Lola (Salma Hayek) hanno deciso di andare in pensione e si ritirano a vivere su una splendida isola delle Bahamas, innamorati, ricchi e felici. Ma l’agente dell’FBI Stanley P.Lloyd (Woody Harrelson), tante volte umiliato nel corso di rocamboleschi furti, non ha ancora rinunciato ai suoi propositi di vendetta nei confronti della coppia. Così, giunto anche lui sulla splendida Paradise Island, prepara una trappola per Max grazie a un’esca che sa essere irresistibile per il mago del furto: un diamante dal valore inestimabile. 

Per quelli che già storcono il naso pensando a Pierce Brosnan che interpreta un eroe negativo, diciamo subito che i ruoli di «buoni» e «cattivi» non sono così nettamente delineati come potrebbe sembrare. E per fortuna: anche il film ha uno spessore maggiore di quello che potrebbe sembrare, pur rientrando a pieno titolo nella categoria del puro intrattenimento.

Su una classica storia di «colpo perfetto» si innestano interessanti variazioni sul tema: la guardia e il ladro hanno un rapporto complesso e ambivalente di odio-amore e si rispettano reciprocamente, accettando di essere gli attori di un divertente gioco delle parti; in secondo luogo, entrambi devono fare i conti con le rispettive donne, che rischiano più volte di sviarli dall’obbiettivo principale; infine, l’isola e i suoi abitanti influenzano molto lo svolgersi della vicenda, cambiando le carte in tavola ora a favore dell’uno, ora a favore dell’altro contendente.

Un classico
action movie
insomma, senza troppi patemi d’animo e senza eccessivo
thrilling
, in cui il soggetto e la sceneggiatura contano finalmente un po’ di più rispetto agli inseguimenti, alle esplosioni, all’uso di
gadget
ipertecnologici e agli elicotteri. Certo, Pierce Brosnan non rinuncia alla tentazione delle automobili telecomandate (auto vere, non giocattoli…avete presente la BMW di 007 ne
Il Domani Non Muore Mai
?), ma sarebbe stata una pretesa eccessiva, meglio non esagerare con il furore iconoclasta… 

In definitiva,
After The Sunset
è una pellicola onesta, classicamente hollywoodiana, con un buon cast all’interno del quale spicca l’ottimo Woody Harrelson, cui è affidato il personaggio più interessante e sfaccettato. Un film che saprà divertire chi entrerà in sala senza troppi pregiudizi. 
(michele serra)