Come farsi lasciare in 10 giorni

Andie Anderson (Kate Hudson) è una giovane giornalista di
Composure Magazine,
addetta alla rubrica «Come fare a…» e il suo direttore le assegna il compito di adescare un ragazzo, farlo innamorare e farsi lasciare in dieci giorni, facendo tutte quelle cose che gli uomini non sopportano. La sera stessa va in un bar di moda dove incontra Benjamin Barry (Matthew Mc Conaughey), un pubblicitario in ascesa, che a sua volta ha scommesso con il suo capo che riuscirà a fare innamorare una donna in dieci giorni. Inizia così un gioco allo sfinimento, dove nessuno dei due soggetti molla la presa. Salvo il fatto che, come è presumibile sin dall’inizio, i due si innamoreranno uno dell’altro. Commedia romantica prevedibile nel finale, ma l’intento degli sceneggiatori, che hanno tratto il soggetto dall’omonimo libro di Michele Alexander e Jeanne Long, era quello di portare sullo schermo i luoghi comuni e i topos del rapporto di coppia. Non certo un film memorabile, ma la solita commediola realizzata per fare soldi al box office. E tanti anche, c’è da scommetterci. Qualche battuta o situazione strappano il sorriso, ma nel complesso non stupisce per originalità. Classico film da vedere in videocassetta in una serata di depressione. Non certo dopo che si è rotto con il partner.
(andrea amato)

Alì

«Muoviti come una farfalla e pungi come un’ape», questa è probabilmente la frase più celebre del grande Mohamed Alì, quella che lo rispecchiava meglio quando era sul ring. Campione olimpico nel 1960 a Roma, Cassius Clay diventa campione del mondo dei pesi massimi nel 1964 alla tenera età di 22 anni, sconfiggendo Sonny Liston. Da qui parte il film di Michael Mann interpretato da Will Smith. Il giorno dopo la conquista del titolo, Clay annuncia la sua conversione all’Islam e cambia nome in Mohamed Alì. Da qui inizia la sua guerra personale contro il razzismo, i preconcetti della gente e il governo degli Stati Uniti, che lo chiama alle armi per andare a combattere in Vietnam: «Non andrò a litigare con i Vietkong», disse il campione. Ritiro del passaporto, processo per renitenza alla leva e ritiro della licenza da pugile. Ormai in ginocchio, Alì continuò la sua battaglia personale e, dopo l’assoluzione della Corte Suprema, dieci anni dopo il suo primo titolo mondiale, andò a Kinshasa a combattere contro il campione in carica George Foreman. Da tutti è considerato l’incontro di tutti i tempi, splendidamente raccontato da

Norman Mailer
, e a 32 anni Alì tornò in cima al mondo. Diventato leggenda già in vita, Mohamed Alì è una delle figure più rappresentative del Novecento. Opera titanica quella di Mann e altrettanto ammirabile quella di Will Smith, non solo per i 17 chili che ha dovuto prendere per assomigliare al campione, non solo per aver imparato a boxare come Clay, non solo per aver imparato a muoversi come Alì, ma soprattutto perché ha imparato a pensare come Mohamed Alì.
(andrea amato)

Indagini sporche – Dark Blue

Eldon Perry (Kurt Russell) è un poliziotto a Los Angeles, figlio di un poliziotto, nipote di un poliziotto. Non ha problemi ad ammazzare i malviventi e a fare piazza pulita senza scrupoli. Gli ordini del suo capo corrotto non vengono mai messi in discussione e con questi principi cerca di crescere anche la giovane recluta Bobby Keough. La Centrale di polizia, tra indagini della Disciplinare e guerre intestine per il potere, è in apprensione per il verdetto che riguarda i poliziotti che hanno picchiato l’automobilista nero Rodney King. Siamo nell’aprile del 1992, gli agenti verranno prosciolti e la città californiana verrà messa a ferro e fuoco. In questo clima di guerriglia urbana, Perry deve indagare su un brutale omicidio, che nasconde un giro di corruzione. Ancora una volta, per assecondare il capo, farà la cosa sbagliata. Nato da un’idea dello scrittore James Ellroy
(L.A. Confidential), Indagini sporche – Dark Blue
si è aggiudicato il Leone Nero come migliore film al Noir in Festival di Courmayeur. Un poliziesco che, piuttosto che vivere sugli effetti speciali, preferisce scavare sui propri limiti, su quanto il senso di obbedienza e di appartenenza possano deviare l’animo umano. Buon ritmo, buon soggetto, ma con una sceneggiatura un po’ banale e infarcita di luoghi comuni. Nel complesso un film godibile.
(andrea amato)