Highlander II – Il ritorno

Nel 2024, l’immortale Connor si scontra con alcuni biechi affaristi che, a scopo di lucro, vorrebbero mantenere lo scudo spaziale. Questo, costruito per proteggere la Terra dalla radiazioni solari, è divenuto ormai inutile dopo il ritorno alla normalità dello strato di ozono. Grande spreco di effetti speciali per una storia poco avvincente e alquanto confusa. Se il primo film era un po’ scemo ma godibile, questo seguito è invece davvero irritante.
(andrea tagliacozzo)

Starship Troopers – Fanteria dello spazio

Difficile stabilire se Starship Troopers-Fanteria dello spazio sia una parabola fantascientifica reazionaria ai limiti dell’apologia nazista, o al contrario un feroce attacco al sistema militare e ai suoi presupposti razzisti, maschilisti e violenti. Anzi, forse non è neppure importante, perché alla fine è proprio l’ambiguità dell’impianto ideologico che lo sorregge a costituire il pregio fondamentale del film, firmato da un Paul Verhoeven tornato ai livelli crudeli di Robocop. Tratto dall’omonimo romanzo di uno dei più grandi (e più reazionari) scrittori di fantascienza, Robert A. Heinlein, Starship Troopers delinea un quadro sconsolante di un futuro ipermilitarizzato, in cui la paranoica idiosincrasia americana verso il nemico – stile anni Cinquanta – si rivolge verso l’esterno e si esplica nella strenua difesa dall’offensiva di micidiali insetti giganti di provenienza extraterrestre. Orrorifico fino al midollo, privo di concessioni politicamente corrette e compiaciuto dell’etica guerresca, Starship Troopers tradisce appena le sue intenzioni parodistiche. Interessante l’uso straniante di un gruppo di attori antipatici e inespressivi come Casper Van Dien e Denise Richards, destinati successivamente a una modesta fama. Effetti speciali da paura. In tutti i sensi. (anton giulio mancino)

Atto di forza

Da un racconto di Philip K. Dick (l’autore di Blade Runner). In una Chicago del futuro, un operaio ha flebili ricordi di una esistenza precedente. Sbarcato su Marte, l’uomo scopre di essere un agente segreto e di dover portare a termine una difficile missione. Una trama a dir poco intricata, non sempre facile da seguire, non diminuisce comunque l’impatto visivo del film, davvero notevole. Perfetto, nel ruolo, il granitico Schwarzy. Sharone Stone, qui in un ruolo di secondo piano, tornerà in veste da protagonista nel successivo film di Verhoeven, Basic Instinct. (andrea tagliacozzo)

McBain

Nel 1973, durante la guerra del Vietnam, un soldato americano, in pericolo di vita, viene salvato dal provvidenziale intervento di un militare colombiano. Diciott’anni più tardi, quando quest’ultimo viene ucciso nel corso di un colpo di stato, l’americano si reca in Colombia per togliere dai guai la sorella del defunto amico. Mediocre film d’azione, piuttosto prevedibile. Walken, comunque, è efficace. Il regista ha il grande demerito di aver realizzato in precedenza uno dei film peggiori di Jackie Chan:
Protector
.
(andrea tagliacozzo)

Free Willy – Un amico da salvare

Un riottoso dodicenne che deve rimuovere la vernice dalle pareti di un acquario diventa amico di un’orca e aiuta ad addestrarla, ma il cetaceo finirà sfruttato dal viscido proprietario. Molto pubblicizzato, il film ottenne il suo successo ed è perfetto per i bambini; decisamente bravo il giovane Richter. Michael Jackson canta Will You Be There sui titoli di coda. Seguito da due film e da una serie tv a cartoni animati. Panavision.

Delitto + castigo a Suburbia

Una donna uccide il patrigno che l’aveva violentata e lascia che le colpe ricadano sulla madre. Che, dal canto suo, non fa nulla per discolparsi… Prendete
American Beauty
, togliete gli attori bravi (soprattutto Kevin Spacey), la regia stilizzata e i trucchetti di sceneggiatura. Quel che rimane è
Delitto + castigo a Suburbia
, un film il cui unico merito è forse di gettare un’ombra di salutare sospetto sul suo modello. Anche
American Beauty
era fasullo, ma almeno più sociologicamente intelligente. La somiglianza col film di Mendes è imbarazzante, e nonostante gli incongrui capitomboli registici si scivola pian piano nell’area del tv movie (con tanto di patrigno che abusa della figliastra: un must). Gli attori non sembrano particolarmente in vena (Michael Ironside, caratterista di cento war-movies, imita spudoratamente le smorfie di Jack Nicholson). Qualche ideuzza di regia (le immagini dalla tv), ma il film è proprio finto-giovane (Larry Gross, produttore e sceneggiatore del film è una vecchia volpe che ha scritto i copioni di
48 ore
,
Fino a prova contraria
e varie cose televisive). E per favore, non nominiamo Dostoevskij invano.

(
emiliano morreale
)