Mariti e mogli

Due coniugi sposati da molto tempo provocano scompiglio fra i loro migliori amici quando annunciano la propria separazione; nel frattempo, anche le altre coppie iniziano ad avere dei problemi. L’acuta, spiritosa e scaltra sceneggiatura di Allen è interpretata brillantemente (specialmente dalla Davis e da Pollack), nonostante lo scandalo da prima pagina di Woody e Mia al momento della distribuzione del film abbia reso difficile evitare il sarcasmo di fronte ad alcuni dialoghi. Un solo appunto negativo: il dilettantesco uso della camera a mano e del “jump cut”, che risulta fastidioso e distraente.

Arthur e il popolo dei Minimei

Arthur è un bambino di dieci anni che fantastica di paesi lontani e popoli sconosciuti grazie ai racconti di un nonno scomparso misteriosamente ormai da qualche anno e a una nonna che lo vizia amorevolmente di fiabe. In un libro magico scopre l’esistenza di un mondo a lui vicino – proprio nel suo giardino, prossimo all’esproprio da parte di un immobiliarista senza scrupoli – abitato da elfi e principesse e da un malvagio assoluto: il terribile Maltazard. Solo lui, il piccolo e astuto Arthur, potrà sconfiggere il Male, conquistare la principessa, trovare il tesoro nascosto e riscattare la proprietà di famiglia, ma per farlo avrà bisogno di ingegneri talpa, capi tribù, guide generose e tanto, tanto coraggio.

Crimini e misfatti

A New York, s’intrecciano le vicende di Judah Rosentahal (Martin Landau) e Cliff Stern (Woody Allen): il primo, un oculista di grande fama, per sbarazzarsi dell’amante, divenuta ingombrante, non esita a ricorrere all’omicidio; il secondo, regista di poca fortuna, per sbarcare il lunario è costretto a realizzare un documentario sull’antipaticissimo cognato, produttore di ignobili film commerciali. Il dramma s’intreccia mirabilmente con la commedia in uno delle opera più amare e riuscite del regista newyorchese. Anche nell’episodio interpretato da Allen, sicuramente più leggero dell’altro, si respira un’aria di cupo pessimismo che non può lasciare indifferenti (il suicidio del filosofo ebreo scampato ai campi di sterminio, un chiaro riferimento a Primo Levi). Inspiegabile come Martin Landau, meritatamente candidato all’Oscar, non sia stato preso in considerazione dai membri dell’Academy per la vittoria finale. (andrea tagliacozzo)

New York Stories

Tre episodi ambientati sullo sfondo della Grande Mela: nel primo (Lezioni di vero , di Scorsese), un pittore teme che la sua giovane allieva e amante voglia lasciarlo; nel secondo (La vita senza Zoe , di Coppola), una bambina, figlia di ricchi ma separati genitori, diventa amica del figlio di uno sceicco; nel terzo (Edipo relitto, di Allen), un avvocato ebreo di mezza età è continuamente perseguitato dalla petulante e opprimente genitrice. A distinguersi sono soprattutto Martin Scorsese e Woody Allen: il primo trae il meglio (e anche di più) da un soggetto piuttosto esiguo, mettendo in mostra una tecnica eccezionale; sui toni che gli sono più congegnali, il secondo realizza invece un episodio leggero leggero ma straordinariamente divertente. Solo Francis Coppola, che ha firmato la sceneggiatura con la figlia Sofia, sembra un po’ sottotono. (andrea tagliacozzo)

Alice

A New York, Alice, una donna di mezza età, sposata e con figli, vive nel benessere, ma si sente irrealizzata. Mentre le sue ambizioni da scrittrice vengono frustrate dal marito e dall’amica Nancy, dirigente televisiva, la timida e complessata Alice, grazie all’aiuto di alcune erbe magiche, trova il coraggio di dedicarsi ad una relazione extraconiugale. Un Woody Allen in tono minore, apparentemente impeccabile nella confezione, con uno stile elegante che alla lunga finisce per diventare pura maniera. Alcune perle comiche tipiche del regista (la sequenza della festa verso la fine del film) riscattano in parte il piccolo scivolone. (andrea tagliacozzo)

Ombre e nebbia

Trasposizione cinematografica di M , una breve pièce teatrale scritta dallo stesso Allen. Il film è ambientato negli anni Venti, in una imprecisata città terrorizzata dalle gesta di un misterioso assassino. Il timido impiegato Kleinman viene svegliato nel cuore della notte per partecipare a una caccia all’uomo. Dopo una serie di strani incontri per le strade semideserte della città, il pover’uomo si ritrova a essere ingiustamente additato come l’omicida. Il film, splendidamente fotografato in bianco e nero da Carlo Di Palma, si ispira chiaramente all’espressionismo tedesco, ma, pur non mancando di annotazioni valide e momenti di notevole efficacia, il film rischia di rimanere schiacciato dalle sue stesse ambizioni. Ottimo il cast. (andrea tagliacozzo)

Valanga

In una località di montagna, un imprenditore opera un selvaggio disboscamento per costruire un grande albergo provvisto di un moderno impianto sciistico. L’intera zona, però, rimane indifesa dal pericolo delle valanghe di neve. Un aereo, precipitando a ridosso della montagna, scatena una valanga di enormi proporzioni. Prodotta da Roger Corman, la pellicola segue senza troppa fantasia (e con mezzi tecnici piuttosto esigui) il filone, all’epoca ormai già esaurito, dei film catastrofici. (andrea tagliacozzo)

Un’altra donna

A New York, Marion, cinquantenne laureata in filosofia, prende in affitto un appartamento per terminare il suo ultimo libro. La donna si accorge casualmente di poter udire distintamente le voci dell’appartamento accanto dove è situato lo studio di uno psicanalista. Marion, già in crisi con se stessa, si ritrova ad ascoltare le confessioni di una giovane paziente. Il migliore dei drammi diretti da Woody Allen, difficile, intenso e tormentato. Straordinaria Gena Rowlands. (andrea tagliacozzo)

Hannah e le sue sorelle

La vicenda, ambientata a New York, ruota attorno alle sorelle Hannah, Holly e Lee. Il marito della prima, Elliott, s’innamora di Lee che, pur essendo già legata a un maturo pittore, ricambia i sentimenti del cognato. Vagamente ispirato alle Tre sorelle di Checov (che aveva già influenzato un altro film di Woody Allen, il drammatico Interiors ), un groviglio di situazioni, personaggi e sentimenti dipanato con grande sensibilità e sense of humour dal regista newyorchese. Dramma e commedia s’integrano senza sforzo in uno dei suoi film (giustamente) più celebrati. Allen tenterà di ripetersi, con esiti addirittura superiori, con Crimini e misfatti . Tre Oscar: a Michael Caine (attore non protagonista), a Diane Wiest (attrice non protagonista) e a Woody Allen (per la sceneggiatura). (andrea tagliacozzo)

Settembre

In una bella villa del Vermont, un gruppo di sei persone passano alcuni giorni di vacanza. Tensioni, passioni e risentimenti degli ospiti non tardano a venir fuori. Uno dei lavori meno riusciti di Woody Allen, ben scritto e interpretato, ma inerte e di maniera. Il film è stato girato due volte: la prima versione, nella quale comparivano anche Maureen O’Sullivan, Charles Durning e Sam Shepard, non aveva infatti soddisfatto l’esigente regista newyorkese. (andrea tagliacozzo)

Una commedia sexy in una notte di mezza estate

Agli inizi del Novecento, in una casa di campagna, uno strampalato inventore e sua moglie ospitano alcuni amici per il fine settimana. Durante il week-end, oltre a un piccante valzer delle coppie, si scatena qualcosa di misterioso e di magico. Divertente, leggero e frizzante, anche se fin troppo esile ed evanescente rispetto ad altri capolavori del regista newyorchese. Dal punto di vista formale, comunque, è quasi impeccabile. Primo di tredici film che Mia Farrow girerà con Woody Allen. (andrea tagliacozzo)

Un matrimonio

Sguardo generale sugli intrighi attorno un matrimonio tra nuovi ricchi; ci sono alcuni momenti divertenti e delle buone caratterizzazioni, ma non ha una forma ben precisa. Dopo Nashville, un altro film-mosaico corale, lucido e ghignante sotto l’apparenza caotica. La morale è amara ma non gridata., mentre il divertimento é genuino  e immediato.

Zelig

Ambientata negli anni Trenta, la curiosa vicenda di Leonard Zelig, un piccolo e timido ometto ebreo che, volendo farsi accettare dal prossimo, diventa un incredibile camaleonte umano: obeso con gli obesi, negro con i negri, francese con i francesi, intellettuale con gli intellettuali. Realizzato con la tecnica del documentario, il film ricostruisce in modo perfetto e raffinato un’intera epoca. Così perfetto da risultare quasi impossibile distinguere il materiale di archivio da quello girato da Allen. Divertente, ma non solo. Nel suo genere, un capolavoro. (andrea tagliacozzo)

Broadway Danny Rose

Danny Rose è un impresario dal cuore d’oro che si occupa di strambi artisti di varietà. I pochi che hanno la fortuna di raggiungere il successo, finiscono puntualmente per abbandonarlo. Alla vigilia del debutto di uno dei suoi clienti, il cantante Lou Canova, Danny è costretto ad occuparsi dell’amante di questi, la nevrotica Tina Vitale. Un Woody Allen apparentemente disimpegnato, lontano dalle nevrosi dei film precedenti, ma proprio per questo ancora più divertente e godibile. Non mancano, comunque, gli spunti malinconici e una riflessione semiseria sullo spietato mondo dello spettacolo. (andrea tagliacozzo)

Radio Days

Woody Allen rievoca affettuosamente i giorni dell’infanzia, il quartiere di Brooklyn dove è nato e cresciuto, ricostruendo un’epoca – quella degli anni Quaranta – attraverso i programmi e le canzoni della radio. Protagonista del film è il piccolo Joe, birbante e sognatore, appartenente a una numerosa famiglia ebraica di New York. L’humour e il tocco leggero del film sono quelli tipici del miglior Allen, sempre irresistibile quando mette da parte le ambizioni bergmaniane e si ricorda di essere uno dei più grandi umoristi americani. Straordinaria la ricostruzione d’epoca, con le sfarzose scenografie di Santo Loquasto e una ricchissima colonna sonora di successi dell’epoca. (andrea tagliacozzo)

La rosa purpurea del Cairo

Commedia fantastica dolceamara su una fanatica di cinema nell’era della Depressione il cui ultimo idolo entra nella sua vita uscendo direttamente dallo schermo! Le meravigliose interpretazioni della Farrow e di Daniels contribuiscono a bilanciare il freddo approccio cerebrale della sceneggiatura di Allen. Il suo tredicesimo lungometraggio è un omaggio al potere immaginifico del cinema, ma sotto corre una vena malinconica e quasi funerea, perché la realtà vince sempre e comunque. Il finale spezza il cuore.