Umberto D.

Un ex funzionario dello stato dalla magra pensione sta per essere costretto a vivere per strada con l’unica consolazione del suo amato cagnolino a confortarlo. Si dice che De Sica abbia considerato questo film il suo miglior lavoro, e potrebbe aver ragione. La sottotrama di Battisti che ha una relazione con una donna nubile e incinta è toccante tanto quanto la storia principale. Strappalacrime fino alla conclusione. Nomination all’Oscar per la sceneggiatura di Zavattini.

Padri e figli

Due giovani liceali – lui figlio di uno stimato medico, lei di un sarto rimasto vedovo – marinano la scuola per stare insieme. I genitori, preoccupati, corrono ai ripari e impediscono ai giovani di vedersi. Una commedia senza troppe pretese sociologiche, ma ben scritta (dal regista con Age, Scarpelli e Leo Benvenuti), piacevole e divertente, in cui Monicelli riesce ad ottenere il meglio dall’ottimo cast.
(andrea tagliacozzo)

Peccato che sia una canaglia

Da un racconto di Alberto Moravia. Un tassinaro si innamora di una bella ragazza, figlia di un ladro e ladruncola pure lei. Cerca di redimerla, ma ogni sforzo è inutile. Anzi, lei finisce per cacciarlo in una serie di situazioni imbarazzanti. Una commedia prevedibile, ma diretta con garbo e interpretata da un terzetto d’attori in stato di grazia. Tra gli sceneggiatori figura anche il grande Ennio Flaiano. (andrea tagliacozzo)

Ladri di biciclette

Il capolavoro di Vittorio De Sica. Nell’immediato dopoguerra, un disoccupato romano ottiene un impiego come attacchino del Comune. Mestiere per cui è necessaria una ciciletta. Così Antonio Ricci riscatta la sua bicicletta al Monte di pietà in cambio diun paio di lenzuola. Ma non fa in tempo ad attaccare un manifesto di un film di Rita Hayworth che gli rubano la bicicletta. Il pover’uomo si ritrova a vagare per Roma assieme al figlio Bruno nella vana ricerca del ladro… Vero e proprio manifesto del neoralismo italiano, commovente ritratto dell’Italia devastata dell’immediato dopoguerra, il film vinse l’Oscar 1949 come miglior film straniero (seconda statuetta attribuita a De Sica dopo Sciuscià, nel ’47). (andrea tagliacozzo)