In the Cut

Una giovane insegnante, Frannie, ha appuntamento in un bar con un suo studente, va alla toilette e assiste a una scena di sesso orale tra un uomo con un tatuaggio sul polso e una donna bionda. La donna sarà fatta a pezzi dall’assassino, presumibilmente l’uomo col tatuaggio. Qualche giorno più tardi il detective Malloy va a casa di Frennie per indagare sull’omicidio. I due finiranno a letto, tra un susseguirsi di omicidi, di sospetti, di paure…
In breve, ecco la trama del giallo psicologico (così dicono) firmato niente meno che Jane Campion (Lezioni di piano) con un lancio pubblicitario senza precedenti visto che in questo film per la prima volta Meg Ryan appare senza veli e soprattutto in situazioni di sesso (e violenza) spinti. Come non si era mai vista prima. E, vorremmo aggiungere, per fortuna. Anche il protagonista maschile, Mark Ruffolo, era stato annunciato come il nuovo sex symbol del cinema, in realtà sembra un Burt Reynolds appesantito… Un giallo psicologico, dunque, che non ha moltissimo del giallo (si azzecca il colpevole dopo poco, per esclusione…) né moltissimo di psicologico: lei è l’intellettuale, lui un uomo un po’ rozzo che non si sente alla sua altezza… Con sceneggiatura banalotta e prevedibile. E poi c’è una New York improbabile, notturna, falsamente torbida, zeppa di personaggi al limite del credibile. C’è l’ex fidanzato pazzo, la sorella un po’ incasinata, lo studente nero che non sa esattamente che cosa vuole dalla professoressa… Con un inutile spreco di sangue e di macabri particolari che non aggiungono niente al (presunto) giallo. Certo che l’inizio prometteva ben altro con le note di Che serà serà (ben altro giallo…) ad accompagnare due personaggi usciti dal passato che pattinano sul ghiaccio. (d.c.i)

Salto nel buio

Variazione quasi comica sul tema di Viaggio allucinante , celebre film di fantascienza del 1966. In un attrezzato laboratorio scientifico, il pilota Tuck Pendelton viene miniaturizzato assieme a una capsula spaziale per essere iniettato nel corpo di un coniglio. L’improvvisa irruzione degli scagnozzi di un bieco affarista interrompe l’esperimento. Dopo un rocambolesco inseguimento, uno degli scienziati inietta la capsula nei glutei di un timido commesso di un supermercato. Ricco di invenzioni visive e trovate comiche, il film non ha praticamente un attimo di sosta. Grande regia di Joe Dante, uno dei pochi (con Steven Spielberg, che produce il film) in grado di coniugare il divertimento e lo spettacolo con le proprie esigenze autoriali. Oscar per gli effetti speciali. (andrea tagliacozzo)

Anastasia

Anastasia

mame cinema ANASTASIA - STASERA IN TV L'ULTIMA DEI ROMANOV zar
Anastasia e suo padre, lo zar Nicola II

1916, San Pietroburgo. La dinastia dei Romanov regna sulla Russia, finché il malvagio Rasputin decide di vendicarsi contro la famiglia reale per essere stato mandato in esilio. Di conseguenza, con l’aiuto di oscuri incantesimi, scoppia la rivoluzione popolare che invade il Palazzo Reale, uccidendo lo zar, sua moglie e i loro figli. Solo l’imperatrice Maria e sua nipote Anastasia riescono a uscire dall’edificio, grazie all’aiuto di un giovane servitore di nome Dimitri. Ma, inseguendo un treno in corsa verso Parigi, la principessa inciampa e batte la testa, sotto lo sguardo disperato della nonna che è appena riuscita a salire su un vagone.

18 anni dopo, Anastasia è un orfana priva di memoria, fatta eccezione per alcuni ricordi frammentati di cui non sa dare spiegazione. A ritrovarla è proprio Dimitri, che spera di poter incassare la ricompensa promessa dall’ex imperatrice a chiunque le riporti la sua amata e perduta nipote. Ma Rasputin è ancora in agguato, deciso a spazzare via ogni discendente dei Romanov. Riuscirà la ragazza a ricongiungersi con l’unica sua parente rimasta in vita? E come si evolverà il suo rapporto con l’irriverente Dimitri?

Curiosità

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Anastasia e Dimitri
  • Ci sono stati molti e vari dibattiti sulla possibilità di inserire Anastasia tra le principesse Disney ufficiali, nonostante il cartone animato non sia stato prodotto dalla famosa azienda, bensì dalla Fox. Tuttavia, adesso la Disney ha acquistato i diritti della Fox e la principessa russa entrerà a far parte del gruppo di Cenerentola, Biancaneve, Ariel e tante altre.
  • Dimitri è doppiato da Rosario Fiorello, mentre Anastasia è doppiata da Tosca. Nella versione originale, invece, i personaggi sono doppiati rispettivamente da John Cusack e Meg Ryan.
  • Il cartone animato è stato il primo film della 20th Century Fox.
  • La vera figlia dello zar, Anastasija Nikolaevna Romanova, venne uccisa insieme alla sua famiglia dai bolscevichi. Lo sviluppo di teorie sulla sua sopravvivenza è dovuto al fatto che i resti della ragazza non furono mai ritrovati. Tuttavia, è improbabile che la principessa sia sopravvissuta.
  • Anche Rasputin è un personaggio realmente esistito: era un mistico russo molto vicino ai Romanov e, in particolare, molto influente sullo zar Nicola II. A differenza della rappresentazione nel cartone animato, Rasputin era il consigliere dello zar.

Il bacio che aspettavo

Carter Webb, un giovane scrittore, è stato appena lasciato dalla propria ragazza. Decide così che non si innamorerà più e sceglie di allontanarsi da Los Angeles diretto nel Michigan, per occuparsi della nonna. Al suo arrivo, Carter conosce Sarah Hardwicke e specialmente la figlia maggiore Lucy, bellissima e disinvolta.

Il presidio – Scena di un crimine

Il giovane ispettore di Polizia Jay Austin indaga sulla morte di una poliziotta, uccisa in circostanze misteriose nel presidio militare di San Francisco. Le operazioni del poliziotto sono inizialmente ostacolate dal Colonnello Alan Caldwell. Poliziesco con poco mordente, parzialmente riscattato dalla presenza di Connery e da un paio di sequenze spettacolari. La fotografia del film è curata dallo stesso regista, Peter Hyams.
(andrea tagliacozzo)

D. O. A. – Cadavere in arrivo

Rifacimento di
Due ore ancora
(1949) di Rudolph Maté. Ad Austin, nel Texas, un giovane professore della locale università viene misteriosamente avvelenato e scopre di avere solo ventiquattro ore di vita. Aiutato da una sua giovane allieva, l’uomo utilizza le sue ultime ore per tentare di scoprire l’avvelenatore e l’oscuro motivo del suo gesto. Inferiore all’originale e stroncatissimo dalla critica, il film risulta interessante soprattutto per alcune soluzioni visive (che i maligni hanno ricollegato allo stile dei videoclip).
(andrea tagliacozzo)

The Women

Tratto dal film di George Cukor del 1936, Donne, a sua volta ispirato all’omonima commedia di Clare Boothe Luce, The Women ci trasporta in un animato angolo di Manhattan, dove si incrociano i mondi dell’editoria, della moda e della finanza. Al centro dell’intreccio c’è il personaggio di Mary Haines, una donna estremamente emancipata e moderna che all’improvviso si trova a dover fare i conti con un problema insuperabile: il tradimento del marito. Le amiche si affrettano a prendere subito le sue parti, con in testa la sua migliore amica, Sylvie Fowler, la dinamica direttrice di una rivista. Ma quando Sylvie tradisce Mary, l’intero gruppo di amiche resta profondamente scosso, e le due donne dovranno affrontare la rottura di una profonda amicizia.

Amityville 3D

Uno scettico giornalista, che in passato ha smascherato parecchi presunti medium, non crede alla forze sovrannaturali. Quasi per sfida, va ad abitare con i suoi cari nella casa di Amityville dove un posseduto massacrò la propria famiglia. Leggermente superiore agli altri due «Amityville» (
Amityville Horror
e
Amityville Possession
) grazie alla regia di mestiere del veterano Richard Fleischer. Il protagonista Tony Roberts ha lavorato in diverse pellicole di Woody Allen, tra le quali
Io e Annie
e
Stardust Memories
. Tra gli interpreti una giovane Meg Ryan.
(andrea tagliacozzo)

Rapimento e riscatto

Peter Bowman è un ingegnere americano che lavora per una potente compagnia petrolifera sull’orlo del baratro a Tecala, un piccolo Paese del Sudamerica sconvolto dalla guerriglia. Incaricato di costruire una diga che in realtà serve da apripista per i progetti della compagnia, non si rende conto di essere una pedina nelle mani dei suoi padroni. Quando Bowman scopre la verità tenta in tutti i modi di far cambiare idea ai suoi superiori, ma viene sequestrato dagli uomini dell’E.L.T. Per liberarlo viene ingaggiato Terry Thorne, negoziatore specializzato in rapimenti e riscatti… Non si può certo affermare che Taylor Hackford sia un’aquila. Ha sì qualche buon film al suo attivo (
Ufficiale e gentiluomo, L’avvocato del diavolo
), ma non ha mai suscitato soverchi entusiasmi e lo si può considerare senz’altro più interessante come produttore che come regista (basti pensare a
La bamba
e
When We Were Kings
). Funestato dai pettegolezzi riguardanti la love story tra Russell Crowe e Meg Ryan, era lecito non attendersi nulla da
Rapimento e riscatto
. E invece il film si rivela come il lavoro più interessante che Hackford abbia mai realizzato: calato con grande attenzione in una realtà drammatica e violenta, riesce a mettere in scena con notevole acume un dramma della mancanza e dell’assenza. Per certi versi,
Rapimento e riscatto
affronta con minor ambizione ma maggior concretezza i medesimi temi del sofferto
Cast Away
: un uomo viene sottratto alla sua vita e costretto a scoprire un altro mondo. L’assenza della donna amata diventa l’unico alimento vitale e immaginario, mentre dall’altro lato dello specchio (ossia al di là della perdita, della mancanza) altre persone tentano di convivere con il vuoto. Dietro la sua apparenza di thriller,
Rapimento e riscatto
– proprio come
Le verità nascoste
e
Cast Away
– è un oscuro mélo coniugale. Bowman, convinto di aver scelto il compromesso giusto (lavorare per una multinazionale pur di avere la sua diga), scopre la realtà di un Paese che presuntuosamente pensava di conoscere senza doverlo vivere e, parallelamente, riscopre anche sua moglie (ossia apre gli occhi, inizia a vedere). Perdere se stessi come unica condizione per conoscere l’altro. Come in
Cast Away
, un uomo viene sottratto al suo tempo e costretto a fermarsi (situazione speculare a quella di Thorne, il cui compito consiste essenzialmente nel prolungare, dilatare il tempo dei sequestratori). Ed è inquietante osservare come sia Zemeckis che Hackford mettano in scena lo spettro della fine del consumo (con tanto di executive petroliferi licenziati). In tutto ciò si profila l’attrazione tra Thorne e Alice, che – alla stregua dell’esempio dei classici – resta quasi sempre non detta (tranne che in un’unica occasione, quando un bacio disperato e pudico lacera i silenzi dei protagonisti). Come un eroe hawksiano, Thorne, in nome dell’etica imposta dalla sua professione, recupera Bowman nella giungla, allontanando per sempre la possibilità di avere Alice. E il confronto tra i due nel finale, risolto con una serie di piani puliti, non invasivi, sembra rievocare persino (ribaltandone la premessa iniziale)
Comanche Station
di Budd Boetticher. Straordinaria infine la scelta dell’operatore Slawomir Idziak, noto per aver lavorato con Kieslowski, che dinamizza il quadro con accurati movimenti di macchina e manipola con attenzione i cromatismi che scandiscono le diverse fasi della vicenda. E poi si rivede l’immenso David Caruso.
(giona a. nazzaro)

The Doors

Negli anni Sessanta, Jim Morrison, appassionato di poesia, abbandona il corso cinematografia per fondare un gruppo rock, i Doors, del quale diviene il cantante e il leader indiscusso. Raggiunto il successo, Jim, sotto il costante effetto dell’LSD, conduce una vita sfrenata, dissoluta e all’insegna della trasgressione. Ambiziosa (e confusa) biografia rock del celebre cantante, straordinaria sul piano puramente visivo, ma «flippata» quanto il suo protagonista, interpretato con grande aderenza fisica da Val Kilmer (che in
Una vita al massimo
veste, in un contesto surreale, i panni di un’altra star del rock: Elvis Presley). Il meglio e il peggio di Oliver Stone in un unico film.
(andrea tagliacozzo)

Ricche e famose

Ultimo film di Cukor e uno dei suoi capolavori. Senza nulla rinnegare della sua carriera, e anzi scegliendo un soggetto esemplare da women’s director (una commedia del vecchio collaboratore John Van Druten già adattata negli anni Quaranta da Vincent Sherman), rende però espliciti alcuni dei suoi temi di fondo (a ottantadue anni Cukor gira la sua più sensuale scena d’amore, in una toilette d’aereo) e si permette un atteggiamento da «autore». Un film di amicizie femminili, un’apoteosi del suo mondo, e una sottile autobiografia sdoppiata: le due donne, l’intellettuale (Jacqueline Bisset) e la scrittrice di bestseller (Candice Bergen), con le loro opposte e speculari nevrosi, le loro alterne fortune, sono un evidente sdoppiamento del Cukor «intellettuale hollywoodiano». Una commovente riflessione sul tempo (tutt’altro che inutile il flashback iniziale), un testamento laico e stoico.
(emiliano morreale)

Insonnia d’amore

Una donna che si è appena fidanzata sente in un programma alla radio un vedovo che parla della moglie scomparsa e vuole assolutamente incontrarlo, convinta che lui possa essere l’uomo del suo destino. Dolce commedia romantica, con due protagonisti perfetti, anche se le ripetute allusioni al vecchio strappalacrime Un amore splendido fanno venire il dubbio che l’unico modo per creare storie d’amore vecchia maniera in un film degli anni Novanta sia evocare un prodotto dell’epoca d’oro di Hollywood. Cosceneggiato dalla Ephron, due nomination agli Oscar.

Il coraggio della verità

L’avvincente storia di un ufficiale dell’esercito americano, sconvolto da un incidente avvenuto durante la guerra del Golfo, in cui morì incidentalmente una persona. Ora si ritrova costretto a indagare sulla morte di un capitano (Ryan), nominata per la medaglia d’onore. Nei flashback stile Rashomon, scopriremo che in realtà ci sono molte più cose da dire sulla vicenda di quanto sembrasse di primo acchito. Intelligente sceneggiatura a più livelli (di Patrick Sheane Duncan) sull’integrità, l’onore individuale e l’ipocrisia pubblica.