La venexiana

Un giovane forestiero arriva in visita a Venezia durante la Festa del Ringraziamento. In una sola notte diviene la preda di due bellissime aristocratiche del luogo. Tratto da una commedia di un anonimo del Cinquecento, un film pseudoerotico estremamente ben fotografato (da Beppe Lanci) ma privo di nerbo, idee e reale divertimento. Jason Connery è il figlio del ben più celebre Sean.
(andrea tagliacozzo)

Bubù

Una ex operaia della filanda cerca di sottrarsi al fascino e allo sfruttamento di un mascalzone che la costringe a prostituirsi. Un anno dopo il successo di
Metello
, Bolognini torna a dirigere Ranieri e la Piccolo nella riduzione del romanzo «Bubù di Montparnasse» di Charles Philippe. Il risultato, però, è meno riuscito del precedente, malgrado l’accurata confezione e la bravura degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Dove vai in vacanza?

Tre episodi legati tra loro dal tema comune delle vacanze. Nel primo, Tognazzi, abbandonato dall’amante, progetta di passare le ferie con l’ex moglie. Nel secondo, Villaggio si fa assumere come animatore in un Safari. Nel terzo, Sordi e la moglie, popolani romani, si fanno organizzare le vacanze dai figli, giovani e spocchiosi laureati. All’epoca del film, la grande commedia all’italiana era ormai finita da un pezzo. Alcuni spunti del terzo episodio sono divertenti, ma si vede lontano un miglio che Sordi non era più quello d’una volta. Meglio stendere un velo pietoso sugli altri due (il secondo in pratica un’appendice della serie Fantozzi).
(andrea tagliacozzo)

Giovani mariti

Da un soggetto di Pasquale Festa Campanile, sceneggiato, tra gli altri, da Pier Paolo Pasolini. Cinque amici trascorrono insieme la lunga notte che precede le nozze di uno di loro. Festeggiano l’addio al celibato scorrazzando per la città addormentata. Non sanno che in quelle ore si decideranno anche i loro destini coniugali. Buona regia di Bolognini, la prima di un certo peso della sua carriera, abile nel descrivere l’atmosfera della vita della provincia italiana, in questo caso Lucca.
(andrea tagliacozzo)

Il bell’Antonio

Antonio Mangano, giovane della buona società catanese con fama di sciupafemmine, sposa la donna più bella del paese. In realtà è impotente, e ai parenti della moglie non parrà vero di far annullare il matrimonio per ripiegare su un miglior partito; mentre il padre di Antonio, per salvare l’onore della famiglia, morirà tra le braccia di una prostituta. Da un bellissimo romanzo di Vitaliano Brancati (scrittore troppo ironico per riscuotere fortuna al cinema, anche se le sue sceneggiature per Zampa sono magistrali), Bolognini trae uno dei suoi classici adattamenti un po’ esangui e malinconici. E se la sua mollezza ben si adatta alla Catania sfatta del libro e all’impotenza del protagonista, lo spostamento dagli anni del fascismo al dopoguerra democristiano fa perdere molto dell’originale aura stendhaliana. Però il bianco e nero di Armando Nannuzzi è ancor oggi abbagliante, e malgrado Pierre Brasseur nel ruolo del padre sia fuori parte, la coppia Mastroianni-Cardinale vale da sola tutto il film.
(emiliano morreale)

Un bellissimo novembre

Il diciassettenne Nino, catanese, è attratto dalla non più giovane ma ancora bellissima Cettina, sorella della madre. Benché sposata, la donna, annoiata da una gretta e monotona vita di provincia, ricambia le profferte del giovane nipote. Un film rigido e poco riuscito, piatto adattamento cinematografico un romanzo di Ercole Patti, autore noto per le sue storie sulla ricca borghesia siciliana.
(andrea tagliacozzo)

Capriccio all’italiana

Film a episodi, l’ultimo girato da Totò prima della scomparsa avvenuta il 15 aprile del 1967. Il principe della risata compare in due dei sei segmenti: nel primo (diretto da Steno) è un anziano signore che rapa a zero i capelloni; nel secondo (diretto da Pasolini) è una marionetta che recita l’Otello in un teatrino popolare. La pellicola si ricorda soprattutto per quest’ultimo episodio, il più personale e poetico, mentre gli altri sono piuttosto trascurabili. (andrea tagliacozzo)

Gran bollito

Lea, una napoletana trapiantata da molti anni in una città del Nord, è morbosamente attaccata al figlio Michele. Quando questi si fidanza, la donna, per il timore di vederlo andar via, fa un patto con la Morte, sacrificandole tre amiche zitelle, dai corpi delle quali ricava sapone e biscotti. Il tono grottesco del film poco si addice a un regista come Mario Bolognini, che comunque fa un buon uso del cast messogli a disposizione (curioso, infatti, l’impiego di tre interpreti maschili nei panni del trio di zitelle). Il soggetto è ispirato alla vicenda della «saponatrice di Correggio», Leonarda Cianciulli, che con le sue gesta inorridì l’Italia intera.
(andrea tagliacozzo)