Gazebo

Uno scrittore di romanzi gialli, stanco di essere ricattato per alcune vecchie foto che comprometterebbero il suo matrimonio, uccide il delinquente che lo perseguita e lo seppellisce in giardino, sotto un enorme gazebo. Con grande sorpresa del romanziere, il cadavere dell’uomo viene però rinvenuto in tutt’altro luogo. Da un lavoro teatrale di Alec Coppel, un film piuttosto divertente, a dispetto del lugubre argomento. Nel 1971, lo stesso soggetto ispirò a Jean Girault il suo
Jo e il gazebo
con Louis de Funès.
(andrea tagliacozzo)

Meteor

Una meteora di gigantesche proporzioni si dirige verso la Terra. L’imminente disastro potrebbe essere evitato con dei missili da 100 megatoni progettati dal dottor Paul Bradley. Per ordine del generale Adlon, però, le testate nucleari sono puntate contro l’Unione Sovietica. Bradley, contrariando l’ufficiale, invoca la collaborazione dei russi. Un prodotto di routine sulla scia dei soliti film catastrofici, con due protagonisti bravi ma sprecati nel contesto. Mediocri gli effetti speciali.
(andrea tagliacozzo)

Crimini e misfatti

A New York, s’intrecciano le vicende di Judah Rosentahal (Martin Landau) e Cliff Stern (Woody Allen): il primo, un oculista di grande fama, per sbarazzarsi dell’amante, divenuta ingombrante, non esita a ricorrere all’omicidio; il secondo, regista di poca fortuna, per sbarcare il lunario è costretto a realizzare un documentario sull’antipaticissimo cognato, produttore di ignobili film commerciali. Il dramma s’intreccia mirabilmente con la commedia in uno delle opera più amare e riuscite del regista newyorchese. Anche nell’episodio interpretato da Allen, sicuramente più leggero dell’altro, si respira un’aria di cupo pessimismo che non può lasciare indifferenti (il suicidio del filosofo ebreo scampato ai campi di sterminio, un chiaro riferimento a Primo Levi). Inspiegabile come Martin Landau, meritatamente candidato all’Oscar, non sia stato preso in considerazione dai membri dell’Academy per la vittoria finale. (andrea tagliacozzo)

Shiner – Diamante

Billy Simpson è un organizzatore di incontri di pugilato, la maggior parte dei quali illegali e non autorizzati. Ha sempre vissuto ai margini del mondo della boxe britannica, guardato con sospetto dai suoi colleghi più rispettabili e circondato da guardie del corpo incaricate di proteggerlo dai molti che gli vogliono male. La sua grande occasione sta comunque per arrivare: il figlio, pugile giovanissimo ma talentuoso, sta per combattere il match più importante della sua finora breve carriera. Billy, che sul suo Wonder Boy ha scommesso un’ingente cifra, è anche l’organizzatore della serata. Il ragazzo però non si dimostra all’altezza dell’avversario e finisce ben presto al tappeto. Il sogno di Billy svanisce, mentre attorno a lui prende vita una tragedia che coinvolgerà amici, nemici e familiari dell’uomo.
Trentuno anni dopo Carter, il sessantasettenne Michael Caine torna nel mondo della malavita con un personaggio a tutto tondo nella cui storia alcuni critici britannici hanno letto una rivisitazione in chiave moderna, e decisamente poco regale, della vicende di Re Lear. Duro, sboccato e molto poco diplomatico, Billy Simpson vuole riprendersi in una sola notte tutto ciò che la vita gli ha sinora negato: successo, denaro, potere e la stima incondizionata dei suoi avversari. Caine giganteggia per tutta la durata della pellicola, girata in una Londra assai poco affascinante in cui si trova a meraviglia anche perché, ha raccontato, se la vita fosse stata meno generosa, lui stesso sarebbe potuto diventare un gangster. «Alcuni personaggi del film – ha spiegato – erano miei vicini di casa e il mio personaggio è un gangster di mia conoscenza». Il regista John Irvin (Hamburger Hill, Robin Hood – La leggenda) rinuncia a rendere attraenti la violenza e la crudeltà di un uomo privo di scrupoli, spingendo piuttosto lo spettatore alla compassione nei confronti di un personaggio che non esita a puntare la pistola al ventre della moglie incinta di un guardaspalle da cui pensa di essere stato tradito, salvo poi scusarsi con la donna una volta capito di aver indirizzato male i suoi sospetti.
Ritmo, colpi di scena e poche, ma efficaci, battute di spirito sono i pregi principali di un film cui nemmeno un finale piuttosto debole impedisce di raggiungere un’ampia sufficienza. Buona la sceneggiatura dell’esordiente Scott Cherry e menzione speciale, fra i coprotagonisti, per Frank Harper, già visto in Nel nome del padre e Lock and Stock e qui alle prese con il personaggio di un pugile fallito legato al suo datore di lavoro più dei suoi stessi familiari. (maurizio zoja)

Cleopatra

Uno dei kolossal più dispendiosi (e fallimentari) della storia del cinema, venne girato quasi interamente a Roma, negli studi di Cinecittà. Dopo aver sconfitto il rivale Pompeo, Giulio Cesare sbarca in Egitto dove fa salire al trono Cleopatra, sua futura sposa. Tornato a Roma, l’imperatore fa in modo che Cleopatra venga accolta con un grande trionfo. La Taylor è perfetta nel ruolo, ma il film, funestato da mille problemi durante la realizzazione, risulta interessante solo a tratti ed è troppo prolisso. Mankiewicz, che sostituiva l’esonerato Rouben Mamoulian, non ha particolari demeriti, se non quello di non essere riuscito a imporre il proprio stile al film. Nonostante tutto, vincitore di quattro Oscar.
(andrea tagliacozzo)

Ed Wood

Vera storia di Ed Wood jr., «il peggior regista di tutti i tempi», eterosessuale con la passione del travestitismo. Wood mette su una compagnia di collaboratori sfigatissimi e coinvolge il vecchio Bela Lugosi, divo dell’horror ormai distrutto dalla droga, per realizzare
Plan 9 from Outer Space
. Uno dei migliori film sul cinema degli ultimi decenni. L’«adolescente» Burton ci regala un (auto)ritratto adulto e quasi esorcistico, un canto d’amore al cinema e a tutti i loser, i freak e i non riconciliati. Magicamente, Burton evita ogni effetto-nostalgia e ogni sarcasmo snobistico. Wood/Depp è fratello degli adolescenti dark e dei ragazzi-ostrica, e Ed Wood è per Burton quello che
La camera verde
è stato per Truffaut (altro regista-fanciullo): un impietoso confronto con la propria necrofilia-cinefilia. Geniale, e lucidissimo, il confronto finale di Wood con Orson Welles. Per capire quale possa essere un atteggiamento «giusto» verso il mass-cult infimo, e come quietamente se ne possa cogliere la poesia, rimane indimenticabile il monologo di Martin Landau (un Bela Lugosi straordinario), specie in versione originale.
(emiliano morreale)

Le avventure di Pinocchio

Affascinante rivisitazione con attori in carne e ossa della fiaba di Collodi su un falegname che crea la magica, birichina marionetta Pinocchio… il cui unico desiderio è essere un bambino vero. Alcune variazioni rispetto alla versione di Disney, ma gentile nello spirito e godibile dall’inizio alla fine. In lingua originale, è probabile che solo gli adulti si chiederanno il perché della varietà di accenti (americano, inglese, tedesco) in una storia che si suppone ambientata in Italia. Con un sequel uscito direttamente in homevideo. 

City Hall

Il vicesindaco di New York (Cusack) si dedica anima e corpo al sindaco (Pacino), un ottimo politico sinceramente interessato al bene dei suoi cittadini. Quando una sparatoria che coinvolge un poliziotto, uno spacciatore e un bambino innocente si trasforma in uno scandalo, Cusack capirà che la strada per la verità è un campo minato. Questa vivace storia sui retroscena della politica urbana è decisamente attraente, ma poi diventa un melodramma con un finale difficile da mandare giù. Si tratta del frutto del lavoro di un vero vicesindaco, Ken Lipper, e di non meno di tre maestri sceneggiatori (Bo Goldman, Paul Schrader e Nicholas Pileggi)!

Tucker – Un uomo e il suo sogno

A Detroit, nel 1946, Preston Tucker progetta un’auto rivoluzionaria. Sulla strada della costruzione del prototipo trova ostacoli d’ogni genere, disseminati dalle potenti industrie concorrenti. Il film, splendidamente fotografato da Vittorio Storaro, è un sentito omaggio di Francis Ford Coppola alla fantasia e all’intraprendenza dell’americano medio. E non è difficile scorgere tra le righe un parallelo tra il mondo dei motori e l’ambiente del cinema (e, di conseguenza, tra Tucker e lo stesso Coppola). Tecnicamente, è uno dei migliori lavori del cineasta americano. Purtroppo non ha avuto la fortuna che avrebbe ampiamente meritato. (andrea tagliacozzo)

Intrigo internazionale

In seguito a un equivoco, un agente pubblicitario viene coinvolto in un complicato intrigo di spionaggio internazionale. Ricercato dalla polizia per un omicidio che non ha commesso, l’uomo viene aiutato da una bella sconosciuta. Ma poi scopre che anche questa è una spia. Summa del cinema di Hitchcock, con la sua perfetta fusione tra thriller e commedia nel più puro stile del maestro del brivido. Trama arzigogolata (perfino lo stesso Cary Grant durante le riprese non riusciva a capire cosa stesse succedendo) funzionale all’atmosfera di completa perdita dell’orientamento che voleva creare il regista. Non poche le sequenze da antologia del cinema: una su tutte (se non la migliore, sicuramente la più famosa) quella in cui Cary Grant viene inseguito da un aeroplano in mezzo a una landa desolata.
(andrea tagliacozzo)

La carovana dell’Alleluja

Nell’imminenza del rigido inverno, una cittadina del West si preoccupa dell’approvvigionamento delle bevande alcoliche. Una carovana di quaranta carri carichi di whisky e champagne parte, scortato dalla cavalleria, per arrivare a destinazione, mentre la Lega della Temperanza tenta d’impedire lo «scempio». Un western comico, a tratti divertente, ma troppo prolisso. Tra gli interpreti, in un piccolo ruolo, compare anche il regista John Sturges.
(andrea tagliacozzo)

X-Files – Il film

La versione cinematografica della popolare serie televisiva può apparire ai neofiti più incentrato sulle cospirazioni piuttosto che sulle prodezze degli agenti federali Mulder e Scully. Dopo essere sopravvissuti a un attentato dinamitardo a un palazzo in Texas, i due agenti sfidano gli ordini e vanno alla ricerca di nuove tracce degli alieni sulla Terra e dei loro piani. Troppo lungo per un solo climax, questo thriller su larga scala avrà qualche risonanza in più per i fan degli X-Files televisivi. La versione homevideo dura 122 minuti. Super 35.