Ultimo tango a Parigi

Un americano che vive a Parigi cerca di liberarsi dei suoi dolorosi ricordi dopo il suicidio della moglie intrecciando, con una donna incontrata per caso, una drammatica relazione sessuale nella quale non trovano posto le parole. Il più controverso film di quegli anni riesce a colpire ancora oggi, anche se con il tempo sembra aver perso parte della sua forza. Un eccellente saggio della maestria di Bertolucci, mentre la prova di Brando, allora come oggi, è una delle migliori della sua carriera. Film-scanalo degli anni Settanta, esce con un divieto ai minori di 18 anni: sequestrato, assolto, nuovamente sequestrato, è condannato alla distruzione del negativo per oscenità dalla cassazione nel 1976. Solo nel 1987 viene riabilitato perchè “mutato il senso comune del pduore”. Scritto dal regista con Kim Arcalli, Ultimo tango a Parigi è invecchiato bene, ancora capace di parlarci della solitudine e della distanza fra i sessi nella nostra società. Un’opera indimenticabile.

Un’arida stagione bianca

A metà degli anni Settanta, in Sud Africa, un insegnante bianco si scontra con le autorità per rendere giustizia a un ragazzo nero, ucciso dalla polizia durante una dimostrazione. Lodevole nelle intenzioni, la pellicola è però malamente sostenuta da una regia poco più che mediocre. Dal canto suo, Marlon Brando, carismatico come sempre anche se relegato in un ruolo di secondo piano, ha ricevuto una nomination all’Oscar come attore non protagonista. Tratto dall’omonimo romanzo di André Brink. (
andrea tagliacozzo
)

Uomini – Il mio corpo ti appartiene

John, DeForest Kelley. Brando eccelle nel suo film di debutto, nel ruolo di un veterano che si adatta alla vita in carrozzella dopo esser stato ferito in guerra. La recitazione contenuta è la più efficace. Soggetto e sceneggiatura di Carl Foreman, nominata per l’Oscar. Rititolato Battle Stripe. 

Il selvaggio

TIl “selvaggio” Johnny (Brando), alla testa dei Black Rebels, aggressivo gruppo di motociclisti, irrompe nelle quiete di una cittadina di provincia e finisce con il salvare la vita alla bella figlia dello sceriffo, Kitty (Murphy), che inevitabilmente si innamora di lui. Le cose si complicano con l’arrivo in città di una banda rivale

La contessa di Hong Kong

Il tentativo del regista/sceneggiatore/compositore (ha persino una piccola parte da attore) Chaplin di far affondare questa vecchia commedia romantica — sebbene anche altri contribuiscano all’opera — è perfettamente riuscito. La Loren si imbarca clandestinamente nascondendosi nella cabina del diplomatico Brando. Girato malamente, mal sincronizzato e con una pessima colonna sonora. Un peccato, soprattutto perché si tratta del canto del cigno cinematografico di Chaplin.

Superman – Il film

Versione multimiliardaria del popolare personaggio dei fumetti creato nel ’33 da Jerry Siegel, primo episodio di una lunghissima serie. Superman, spedito sulla Terra ancora in fasce dal pianeta Krypton, viene accolto e cresciuto da una famiglia di contadini, i coniugi Kent. Diventato adulto, il giovane, dotato di poteri sovrumani che si guarda bene dal rivelare, arriva a New York dove si fa assumere come giornalista nel prestigioso Daily Planet. Forse eccessivo nella sua durata e diretto con poca fantasia da Richard Donner (in seguito regista della serie Arma letale ), ma tutto sommato divertente, con un Christopher Reeve perfettamente a suo agio nella calzamaglia rossa e blu del protagonista. Budget colossale (35 milioni di dollari, 3 dei quali finiti nelle tasche di Marlon Brando per la sua fugace apparizione) ma incassi altrettanto stratosferici. (andrea tagliacozzo)

Fronte del porto

Terry Malloy (Brando) è un pugile fallito il cui fratello Charlie (Steiger), coinvolto nei traffici del boss del sindacato portuale, John Friendly (Cobb), viene ucciso per vendetta. Nonostante la morte di Charlie, Terry si decide a testimoniare contro il gangster per amore di Edie (Saint) moglie di un lavoratore ucciso. Oscar a Marlon Brando, miglior attore protagonista

Don Juan De Marco, maestro d’amore

Un bizzarro giovane è convinto di essere una reincarnazione di Don Giovanni. Va da un vecchio psicanalista che cerca senza molta fortuna di curarlo. Ma forse il ragazzo ha davvero ragione… Un regista senza nerbo dirige una propria sceneggiatura, curiosa e onirica: ne viene fuori una pellicola bizzarra e del tutto sbilenca, piena di cadute di ritmo e sdolcinature eccessive, che probabilmente verrà ricordata più che altro per lo scontro di grandi attori che mette in scena. Marlon Brando, pur enormemente imbolsito, fornisce infatti una delle sue prove più carismatiche degli ultimi tempi, forse stimolato dall’avere di fronte l’unico erede della generazione sua e dei Montgomery Clift. Depp in effetti è straordinario e domina il film, duettando con una Faye Dunaway ormai di plastica ma molto autoironica: convincente quando è romantico, conserva sempre un’aria folle, slapstick, in qualche modo burtoniana.
(emiliano morreale)

Cristoforo Colombo: la scoperta

Verso la fine del XV secolo, il giovane navigatore genovese Cristoforo Colombo organizza una spedizione per raggiungere le Indie attraverso l’Oceano Atlantico. Per trovare i fondi necessari, Colombo si rivolge alla regina di Spagna, Isabella. Il film è stato realizzato contemporaneamente a
1492: la conquista del Paradiso
di Ridley Scott, dedicato allo stesso argomento. Meno visionario e più convenzionale rispetto all’opera di Scott, si fa apprezzare soprattutto per i toni avventurosi. Il regista John Glen, ex montatore, si è fatto le ossa con la serie 007.
(andrea tagliacozzo)

Il boss e la matricola

Broderick, studente di cinema della New York University, si unisce a un’eccentrica famiglia mafiosa capeggiata da Brando in questa commedia contagiosa e bizzarra. Di per sé non eccezionale, ma un gran cast e l’ambientazione newyorkese — più la sceneggiatura originale e divertente dello stesso Bergman — lo fanno funzionare. La cosa migliore è l’incredibile performance di Brando (vi ricorda qualcuno?) e la sua amicizia con il protagonista.

Apocalypse Now

Palma d’oro al festival di Cannes del 1979, dal romanzo di Joseph Conrad «Cuore di tenebra». Nel Vietnam, al terzo anno di guerra, un capitano dei corpi speciali viene inviato ai confini della Cambogia con l’incarico di uccidere un colonello che, impazzito, ha disertato. L’odissea del capitano offre a Coppola il pretesto per un viaggio infernale (e a tratti visionario) nell’animo umano. Girato in condizioni impossibili nelle Filippine – dove la troupe restò per un anno e mezzo – il film rischiò di far colare a picco il regista, che s’indebitò non poco per portarlo a termine. Del film esiste una nuova versione – decisamente più lunga dell’originale – presentata al Festival di Cannes del 2001. Le vicissitudini delle riprese del film sono fedelmente riportate in Viaggio all’inferno, un documentario del ’92 diretto da Fax Bahr e George Hickenlooper. (andrea tagliacozzo)

Un tram che si chiama desiderio

New Orleans, quartiere francese. Blanche DuBois (Leigh) è una giovane vedova che, nel tentativo di rifarsi una vita, finisce per perdersi nella relazione ambigua e autolesionista con il violento Stanley Kowalski (Brando), marito della sorella. Memorabile interpretazione di Marlon Brando, oscar alla Leigh e celebre colonna sonora di Alex North.

I giovani leoni

La seconda Guerra Mondiale vista attraverso i destini di tre uomini: il tedesco Christian che, convinto ad arruolarsi dalla propaganda nazista, deve amaramente ricredersi; Noah, timido ebreo, che in prima linea dimostrerà un coraggio inaspettato; e Michael, un impresario che, dopo aver fatto carte false per non partire, decide di compiere il proprio dovere. Uno dei migliori film mai realizzati sulla secondo conflitto mondiale, epico e spettacolare come vuole la tradizione dei kolossal hollywoodiani, ma anche attento allo studio psicologico dei protagonisti, specialmente quelli della parte avversa. Un carismatico e tormentato Marlon Brando domina il film nel ruolo del nazista pentito.
(andrea tagliacozzo)

Apocalypse Now Redux

Deve essere costata non pochi ripensamenti alla Miramax (la major produttrice di Apocalypse Now Redux) la decisione di far uscire il film nelle sale, nonostante i fatti dell’11 settembre. In America, di questi tempi, i cinema che proiettano film di guerra, o che contengono scene di violenza, vanno a dir poco deserti. Del resto l’idea di rimontare il film del 1979 era rimasta per vent’anni in un cassetto e qualche mese in più non avrebbe fatto differenza. Certamente è vero che questo è un film contro la guerra, ma non è stata questa la considerazione decisiva. La forza espressiva di Apocalypse è tale da superare qualsiasi ostacolo, sia parte del pubblico che della stampa, e la contestata vittoria della Palma d’oro a Cannes nel 1979 non è che una parziale conferma.

Va detto subito che, almeno per i cinefili, la versione Redux (chissà perché Redux visto che è più lunga di quasi un’ora) non può sostituire quella vecchia. La può semmai affiancare, integrare grazie all’aggiunta delle scene scartate nel montaggio originale. Le ragioni sono semplici: anche se Coppola sostiene che il montaggio del 1979 fu il frutto delle pressioni dei creditori e della stampa per i quali era ormai diventato lo zimbello (oltre due anni di post-produzione), era pur sempre il montaggio a cui molti si erano affezionati. Un’opera d’arte e quindi un film vive anche oltre le intenzioni dell’artista, per ragioni che sono legate al caso e alla sensibilità dei fruitori. Per quanto riguarda nello specifico la versione italiana poi, è comprensibile, anche se fastidioso, che siano stati cambiati tutti i doppiatori dei personaggi che sono presenti anche nelle scene aggiunte (quindi tutti i più importanti), ma perché cambiare anche la traduzione dei dialoghi? La risposta a questa domanda è contenuta nelle modalità con le quali questa operazione è stata fatta: sono molto più chiari, quasi didascalici.

Questo, associato a un montaggio assai più fluido con meno salti logici, conferisce al prodotto finale una maggiore intelligibilità, in poche parole il film è meno criptico, ma forse anche meno poetico. Queste le ombre, le luci invece sono costituite da tutto il resto. La cura con cui il film è stato rimontato: non inserendo semplicemente le nuove scene sul vecchio montaggio, ma rimontando ex-novo i cosiddetti «giornalieri», cioè il girato quotidiano della pellicola originale. La fotografia di Vittorio Storaro è più splendente che mai e anche il suono rimasterizzato fa il suo dovere, (la scena dell’attacco degli elicotteri con Wagner a tutto volume dà i brividi). E poi ci sono le scene nuove: le sequenze più importanti aggiunte sono tre. Una scena in cui la pattuglia si imbatte nelle conigliette di Playboy che si concedono in cambio di una tanica di cherosene. La famosa scena della piantagione francese, nella quale i protagonisti incontrano un gruppo di coloni francesi, rimasti lì dopo la sconfitta di Dien Bien Phu che permette a Coppola di esprimere la sua posizione politica sulla presenza americana in Vietnam e soprattutto di inserire una scena d’amore tra Martin Sheen e Aurore Clement. E infine un paio di minuti in più di monologo di Marlon Brando, originariamente tagliati perché molto duri con i vertici politici e militari americani. Il cinefilo di razza si divertirà poi a scoprire le decine di brevi sequenze aggiunte in questa nuova versione, che tiene incollati alla poltrona per ben tre ore e ventidue minuti. (ezio genghini)

The Score

Come è possibile che due mostri sacri come Robert De Niro e Marlon Brando, due ottimi attori come Angela Basset ed Edward Norton, diretti da un bravo regista come Frank Oz, possano dare vita a un film così brutto? Nick Wells (De Niro) è un fenomenale ladro di gioielli, che da 25 anni compie furti eccellenti commissionati dall’amico ricettatore Max (Brando). Come copertura ha un jazz club e quando decide di farla finita con i furti, per sposare la sua amata (Basset), organizza il colpo del secolo in un museo. Ad aiutarlo nell’impresa c’è un giovane e promettente ladro, ma un po’ irrequieto. Di sfondo una bellissima Montreal, l’unica nota positiva del film. Banale il soggetto, brutti i dialoghi, prive di emozioni le scene ad «alta tensione», sciapa la regia. Incredibilmente il buon Bob De Niro imbrocca un altro fiasco. Ormai gira voce che lavori solo dove viene ben pagato, senza tener conto del copione. Di Brando ormai non ci si stupisce più: è l’ombra di se stesso. Questa volta è davvero il crepuscolo degli dei?
(andrea amato)

La formula

Nelson. Thriller incredibilmente realistico con un poliziotto che indaga sulla morte di un amico e scopre che era collegato a un misterioso intrigo a proposito della formula di un carburante sintetico. Scott e Brando sono sempre un piacere da guardare, ma lo sceneggiatore e produttore Steve Shagan ha telefonato tutte le battute.

Giulio Cesare

È la storia degli eventi che nel 44 a.c. portarono alla morte di Giulio Cesare (Calhern). Il grande condottiero muore in senato, sotto i colpi del figlio adottivo Bruto (Mason) e del traditore Cassio (Gielgud). Marco Antonio (un grande Marlon Brando) finge di schierarsi a favore della congiura ma, in un commovente discorso funebre, esorta i romani a ribellarsi contro gli assassini. Premio oscar per la scenografia

Il Padrino

Tre Oscar, e Coppola entra nell’Olimpo di Hollywood. Da dove verrà scacciato dopo Apocalypse Now. E non era neanche il film a cui, come autore, tenesse di più. Ma l’America bianca si è rispecchiata nella saga degli italoamericani che riscrivono il mito del self made man e del successo. Ambiguo nei confronti dei mafiosi, come A Better Tomorrow di John Woo lo è verso le triadi, ha insegnato molto al cinema di tutto il mondo: a Woo per primo, con quel montaggio alternato finale, massacro + battesimo. Il cattolico Coppola è una mente cinematografica smisurata che ha bisogno di tempi lunghi, di attori da melodramma. Discussioni da Scream 2: è meglio questo o il sequel? Il racconto lineare o i flashback? (alberto pezzotta)

Gli ammutinati del Bounty

Aprile 1789: il vascello della marina britannica Bounty fa rotta verso i mari del Sud sotto la guida implacabile del comandante Bligh (Howard). Una volta giunti sull’isola, i marinai troveranno la vita nel paradiso tropicale ben più gradevole di quella a bordo e, guidati dal primo ufficiale Christian (Brando), decideranno di ammutinarsi andando però incontro a tragiche conseguenze.