Testimone d’accusa

Giallo forense eccezionalmente efficace tratto da un testo di Agatha Christie. La Dietrich è l’impareggiabile moglie di un presunto assassino (Power). Laughton è al massimo della forma come avvocato della difesa, e la Lanchester deliziosa nei panni della sua pazientissima infermiera. Ultimo film per Power. Sceneggiatura di Wilder e di Harry Kurnitz. Ben sei nomination all’Oscar, tra cui anche Miglior Film e Regia.

Il giardino di Allah

Storia romantica palesemente sciocca sullo sfondo del deserto algerino. Dialoghi pungenti, occhiate tormentate, belli i vestiti della Dietrich, così esotici. Spettacolare il lavoro in technicolor di Greene e Rosson, che è valso un Oscar. Il film non è un granché.

L’infernale Quinlan

Un poliziotto della narcotici (Heston) e sbirro corrotto (Welles) si ostacolano nell’indagine su un omicidio in una sordida città messicana di confine, mentre la moglie di Heston (Leigh) fa da pegno per la loro lotta. Una meravigliosa e giustamente celebre sequenza d’apertura è solo l’inizio di questo capolavoro di stile, splendidamente fotografato da Russell Metty. Grande colonna sonora di rock latino a firma Henry Mancini; eleganti cammei non accreditati di Joseph Cotten, Ray Collins e soprattutto Mercedes McCambridge. Ricostruito secondo gli appunti di Welles nel 1998, in una versione di 111 minuti. Stare alla larga dalle copie di 95 minuti.

Il giardino di Allah

Su un treno che la conduce al deserto algerino, una bella e ricca vedova conosce un giovane russo che, a causa di una profonda crisi morale, ha passato un lungo periodo in convento. I due s’innamorano e, dopo breve tempo, decidono di sposarsi. Tipico esempio di esotismo hollywoodiano, spettacolare ma totalmente falso, reso memorabile dalla fotografia a colori di W. Howard Greene e Harold Rosson (premiati con un Oscar speciale).
(andrea tagliacozzo)

La taverna dei sette peccati

Amore burrascoso tra un ufficiale della marina americana e una cantante di tabarin, legata a un losco avventuriero che la sfrutta per imprese poco pulite. Raccogliendo la sfida del rivale, l’ufficiale è coinvolto in una gigantesca rissa. Godibile e movimentato film avventuroso reso memorabile dalla conturbante presenza di Marlene Dietrich. Eccellente il cast di contorno formato da grandi caratteristi hollywoodiani.
(andrea tagliacozzo)

Il giro del mondo in ottanta giorni

Uno dei film più premiati della storia degli Oscar che purtroppo, con il trascorrere del tempo, ha perso gran parte del suo fascino. Nonostante ciò, questo adattamento (scritto da Mike Todd) del classico di Jules Verne offre grande divertimento, e soprattutto oltre 40 cammei, che faranno la gioia degli appassionati. Fra gli altri premi tributati dall’Academy, quello alla colonna sonora di Victor Young, alla sceneggiatura (James Poe, John Farrow, S.J. Perelman), alla fotografia (Lionel Lindon), e al montaggio (Gene Ruggiero, Paul Weatherwax). Remake nel 2004, più una miniserie televisiva nel 1989. 

Scandalo internazionale

La seriosa Arthur viene inviata a Berlino per esaminare la situazione alla fine della seconda guerra mondiale, ma trova invece l’amore, con la concorrenza bollente della Dietrich. Marlene canta Black Market e Ruins of Berlin, ma anche l’inno dello Iowa cantato da Jean Arthur è memorabile in questa notevole commedia di Wilder. Scritto da Charles Brackett, Billy Wilder e Richard Breen. Nomination all’Oscar per fotografia e sceneggiatura.

La contessa Alessandra

In Russia, allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre, un agente segreto inglese, infiltratosi tra i bolscevichi, esce allo scoperto per tentare di mettere in salvo una bella contessa. Durante la fuga attraverso il Paese per sfuggire alle armate rivoluzionarie, i due finiscono per innamorarsi. Realizzata da Alexander Korda, una produzione sontuosa al servizio di due carismatiche star. La Dietrich, al suo apice, è particolarmente affascinante. Di mestiere la regia di Feyder.
(andrea tagliacozzo)

Shangai Express

In Cina, su un treno diretto a Shanghai, un’attrice di varietà ritrova tra i passeggeri una sua vecchia fiamma, ufficiale dell’esercito inglese. I due rimangono coinvolti negli scontri tra i ribelli e i nazionalisti. Il film è in gran parte incentrato sul fascino della splendida Marlene Dietrich, la cui bellezza viene esaltata dalla straordinaria fotografia di Lee Garmes (che, non a caso, vinse un Oscar). Josef von Stenberg aveva diretto la Dietrich nei suoi lavori precedenti sia in Germania che negli Stati Uniti (tra questi,
L’angelo azzurro
e
Marocco
, entrambi realizzati nel 1930). Rifatto nel 1951 da William Dieterle con il titolo
L’espresso di Pechino (Peking Express)
con Corinne Calvet negli improbabili panni di Marlene.
(andrea tagliacozzo)

Paura in palcoscenico

Un’aspirante attrice copre involontariamente un omicida che tenta di scaricare il peso del proprio crimine sulla consorte, primadonna teatrale. Dopo una serie di peripezie, il colpevole verrà smascherato sulla scena.

Celebre soprattutto per il falso flashback da cui prende l’avvio,
Paura in palcoscenico
è un piccolo gioiello hitchcockiano, nonostante lo scarso amore che il regista e Truffaut gli portavano. Certo, il racconto è strutturato come una delle odiate trame alla Agatha Christie, e indubbiamente Jane Wyman non è un’interprete ideale né Richard Todd risulta convincente nella parte del villain. Tuttavia il film marca il ritorno dell’ingombrante cineasta nella natia Inghilterra, e
Paura in palcoscenico
emana proprio quell’atmosfera famigliare che caratterizzò i suoi film del periodo britannico. Il sarcasmo sornione di Marlene Dietrich non fa che esaltare questa confidenza: la sua maniera di trattare la Wyman è impareggiabile.
(francesco pitassio)

Desiderio

Il disegnatore d’auto americano Cooper si innamora della ladra di gioielli Dietrich. Sofisticata storia d’amore ambientata in Spagna; la Dietrich canta Awake in a Dream. Dallo scoppiettante inizio alla fine, il film risente dell’impronta stilistica del suo produttore Ernst Lubitsch.