Scandali al mare

Intorno alla figura del portiere di un grande albergo, sullo sfondo di una ridente località balneare, si snodano le storie di un playboy, di un contabile disonesto, di una nobildonna, di un ricco salumaio, di una coppia di americani e di una cameriera. Marino Girolami riprende gli stessi temi del suo
Ferragosto in bikini
, girato l’anno precedente, con gli stessi risultati: mediocre ma passabilmente divertente per merito degli interpreti.
(andrea tagliacozzo)

Farfallon

Curiosa (ma non del tutto riuscita) parodia di
Papillon
, il film di Franklin J. Schaffner campione d’incassi nel 1973. Farfallon, un pasticciere siciliano condannato al carcere per aver tentato d’uccidere la moglie, tenta più volte la fuga deciso a portare a termine il delitto.
(andrea tagliacozzo)

Urlatori alla sbarra

Alcuni giovani, appassionati di musica leggera, vorrebbero allestire un grande spettacolo. Non riuscendo a raccogliere i fondi necessari, i ragazzi si servono dell’aiuto di un senatore per ottenere il permesso di cantare in televisione. L’esile trama è solo un pretesto per le esibizioni canore dei protagonisti. Il regista Lucio Fulci in seguito diventerà un maestro dell’horror all’italiana.
(andrea tagliacozzo)

Kean, genio e sregolatezza

Vittorio Gassman, al suo esordio dietro la macchina da presa, s’ispira all’opera di Alexandre Dumas per raccontare la vita di Edmund Kean, popolarissimo e istrionico attore inglese degli inizi dell’Ottocento. Amante del bere, pieno di debiti e dongiovanni impenitente, Kean contende al principe di Galles l’amore per la moglie dell’ambasciatore di Danimarca. Un soggetto ideale per le istrioniche doti di Gassman, che se la cava discretamente anche nella regia (coadiuvato da Francesco Rosi e Giulio Questi).
(andrea tagliacozzo)

Gli eroi del doppiogioco

Il podestà fascista di un paesino tosco-emiliano ha tre figli: i primi due hanno seguito le orme paterne inserendosi nell’ordinamento politico del regime, mentre il terzo, tornato piuttosto provato nel fisico e nel morale dalla campagna di Russia, manifesta atteggiamenti contrari alle idee fasciste. Un momento delicato della storia del nostro Paese affrontato con piglio ironico e sorridente. Peccato che, tranne qualche occasionale risata, il risultato non sia dei migliori.
(andrea tagliacozzo)

Mio figlio Nerone

L’imperatrice Agrippina (Gloria Swanson) vorrebbe liberarsi dell’intrigante nuora Poppea (Brigitte Bardot) e mandare il figlio Nerone (Alberto Sordi), ozioso e dissoluto, a combattere contro i Britanni. Nerone, dal canto suo, cerca in tutti modi di eliminare la madre, ma ogni attentato ai danni della donna si rivela un fallimento. Grande cast per un film tutto sommato modesto che si risolve in un tour de force comico per Alberto Sordi, esilarante come al solito. Quest’ultimo tiene degnamente il confronto con Ettore Petrolini, che aveva interpretato il personaggio dell’imperatore romano negli anni Trenta.
(andrea tagliacozzo)

Genitori in blue jeans

Le vicende di Peppino, il titolare di una rinomata sartoria romana, che, recatosi a Parigi con un amico, dopo essersi dato alla pazza gioia e aver tentato facili conquiste, s’innamora di una bella inglese. Commediola che si regge unicamente sulla verve degli interpreti. Il regista Mastrocinque aveva già diretto Peppino De Filippo in altre tre pellicole dove l’attore napoletano faceva coppia con Totò.
(andrea tagliacozzo)

Racconti romani

Appena uscito dal carcere, Alvaro propone agli amici Otello, Mario e Spartaco una serie di piccole truffe che, per una ragione o per l’altra, non riescono ad andare in porto. Scoperti dalla polizia mentre spacciano soldi falsi, i quattro finiscono al commissariato. Il film è ispirato ad alcuni racconti di Alberto Moravia, adattati per lo schermo da Sergio Amidei, Francesco Rosi, Age e Scarpelli. Il risultato, comunque, non si discosta poi molto dalle solite commedie all’italiana, anche se ci sono alcuni personaggi decisamente riusciti e il cast è davvero eccellente.
(andrea tagliacozzo)

Destinazione Piovarolo

Nel ’22, essendosi classificato ultimo alle selezioni di un concorso delle Ferrovie dello Stato, Antonio La Quaglia deve accontentarsi di un posto come capostazione in uno sperduto paesino dove non passa più di un treno al giorno. In attesa di un nuovo trasferimento, il tempo passa e la società italiana attraversa continue trasformazioni. Una commedia agrodolce, ben interpretata da Totò, spesso spalleggiato da una straordinaria Tina Pica. Nello stesso anno, Paolella diresse Totò ne
Il coraggio.
(andrea tagliacozzo)