Segreti e bugie

Una giovane donna di colore e di successo scopre che la sua vera madre è una donna bianca che vive in periferia, alcolizzata e disperata. Palma d’oro a Cannes, è forse il capolavoro di Leigh; certamente è il suo film più costruito, in equilibrio tra ironia e melodramma. Il realismo della costruzione e delle vicende, unito alla precisione millimetrica delle notazioni psicologiche e sociali, apre però improvvisamente a momenti di astrazione, pause narrative, lunghe inquadrature fisse, stilizzazioni che ricordano il Leigh di Naked. Cast di attori strepitoso (in particolare Brenda Blethyn, la madre bianca) e personaggi secondari indimenticabili (la figura del fotografo è magistrale dal punto di vista della funzione narrativa e della credibilità). Uno dei film che resteranno fondamentali per capire l’Europa degli anni ’90.
(emiliano morreale)

Mr. Jealousy

Stoltz incontra la Sciorra e subito le cose sembrano andare a gonfie vele tra i due, ma la gelosia di lui nei confronti dell’ex ragazzo di lei fanno impazzire entrambi. Commedia sentimentale con molti dialoghi, ma divertente. Ricrea abilmente lo spirito di New York e offre alcune impedibili scene di terapia di gruppo. Stoltz ha anche collaborato alla produzione esecutiva.

The Cell

Chi è Tarsem? Regista indiano. Regista di cosa? La risposta si impone da sé. Uno che gira un film come
The Cell
non può che essere un pubblicitario o un regista di videoclip musicali. Da cosa lo si deduce? Caratteristica comune a tutti i fedeli alla linea Mtv che provano a fare un film è la totale mancanza di un’idea di cinema che non sia pura e semplice rappresentazione dell’immagine in sé. Qui l’esercizio di stile è portato agli estremi, approfittando di un canovaccio che supporta qualsiasi invenzione visiva: il film inscena l’esplorazione dell’inconscio di un serial killer da parte di una fantasmagorica Jennifer Lopez nei panni di un’improbabile cyber-psicologa. Sembra a tutti gli effetti un’operazione studiata al tavolino, perché Tarsem deprime – forse volutamente – tutte le possibilità che un film del genere poteva assicurargli, concentrandosi unicamente sull’esposizione di estetiche di fine millennio. Più che un film, sembra il clip pubblicitario della collezione di alta moda di un futuro stilista schizofrenico. Lopez sfila su passerelle virtuali, mettendo in mostra la sua statuaria eleganza e niente più. E il cinema sta a guardare.
(dario zonta)