Umberto D.

Un ex funzionario dello stato dalla magra pensione sta per essere costretto a vivere per strada con l’unica consolazione del suo amato cagnolino a confortarlo. Si dice che De Sica abbia considerato questo film il suo miglior lavoro, e potrebbe aver ragione. La sottotrama di Battisti che ha una relazione con una donna nubile e incinta è toccante tanto quanto la storia principale. Strappalacrime fino alla conclusione. Nomination all’Oscar per la sceneggiatura di Zavattini.

Un americano a Roma

Alberto Sordi riprende il personaggio di Nando Mericoni, sperimentato con successo l’anno precedente nell’episodio più divertente di
Un giorno in pretura
(sempre diretto da Steno). Un giovane romano, con il chiodo fisso dell’America, minaccia di buttarsi giù dal Colosseo per ottenere l’agognato viaggio negli Stati Uniti. Il film ha una trama deboluccia e una struttura quasi inesistente, anche se è tenuto in piedi da un Sordi a dir poco straordinario. Magistrale la lunga sequenza iniziale, quando il protagonista torna a casa dal cinema.
(andrea tagliacozzo)

Carosello napoletano

Una famigliola di guitti fa da trait d’union a una storia di Napoli attraverso una serie di canzoni. Un gioiello del cinema italiano, sfortunato all’uscita e recuperato decenni dopo dalla critica. Troppo costoso, forse troppo colto, non poteva fare scuola e rimane un unicum, l’indicazione di un qualcosa che non è stato; anzi, è forse l’unico musical della storia della cinematografia nazionale. Una cavalcata storica in una Napoli da cartolina, ma da cartolina filologica e di gran classe (co-sceneggiatore è Giuseppe Marotta, nello stesso anno de
L’oro di Napoli
), lontanissima dai film-rivista di Paolella-Infascelli e diretta da un regista teatrale che non ci riprovò più col cinema. Fotografia a colori, scenografie e coreografie sono tutte di altissimo livello.
(emiliano morreale)

Teresa Raquin

Sorgono complicazioni quando una donna (Signoret), stanca di un marito ottuso e una suocera infernale, inizia una relazione con un rozzo camionista (Vallone). Questo melodramma di passioni e ossessioni ha il giusto pedigree — Carné e Charles Spaak hanno adattato il romanzo di Émile Zola — ma non possiede quel fuoco necessario per renderlo memorabile.

Racconti romani

Appena uscito dal carcere, Alvaro propone agli amici Otello, Mario e Spartaco una serie di piccole truffe che, per una ragione o per l’altra, non riescono ad andare in porto. Scoperti dalla polizia mentre spacciano soldi falsi, i quattro finiscono al commissariato. Il film è ispirato ad alcuni racconti di Alberto Moravia, adattati per lo schermo da Sergio Amidei, Francesco Rosi, Age e Scarpelli. Il risultato, comunque, non si discosta poi molto dalle solite commedie all’italiana, anche se ci sono alcuni personaggi decisamente riusciti e il cast è davvero eccellente.
(andrea tagliacozzo)

Siamo tutti inquilini

Una ragazza eredita un appartamento da una signora presso la quale prestava servizio, ma non avendo a disposizione molti mezzi, raramente riesce a pagare le spese condominiali. L’amministratore vorrebbe approfittare della situazione per sottrarre la proprietà alla giovane, ma il portiere, uomo di buon cuore, prende le sue difese. Simpatica commediola, ben sostenuta dall’eccellente cast. Buona, in particolare, l’interpretazione della Ferrero, una della attrici italiane più interessanti degli anni Cinquanta.
(andrea tagliacozzo)

Tre uomini e una gamba

Aldo, Giovanni e Giacomo partono da Milano per la Puglia, dove Giacomo deve sposarsi. Lavorano al Paradiso della Brugola, negozio del suocero di tutti e tre, che da sempre li comanda a bacchetta. Durante il rocambolesco viaggio incontrano Chiara e si rendono conto di volere cambiare vita. Un blockbuster della comicità anni Novanta, sempre piacevole a vedersi, anche se basato su gag già collaudate dal trio sui palchi teatrali di tutta Italia.