Faccia di Picasso

Massimo Ceccherini è alla ricerca dell’ispirazione per un nuovo film. Il suo produttore suggerisce un’ambientazione spagnola per ragioni di co-produzione internazionale. Però, più il tempo passa, più Ceccherini – con il sostegno e la compagnia dell’amico e collega Alessandro Paci – si fa pessimista sulle ragioni e il valore di girare ancora. Faccia di Picasso dice soltanto un paio di cose, però sacrosante. Lo fa in maniera diretta e, forse, fin troppo esplicita, eppure sincera e condivisibile: in Italia (e pure altrove?) non si può (più) fare cinema, perché ormai tutto è già stato detto; non resta che rifare gli altri, anche se poi ci si trova davanti a un muro bianco (come i protagonisti nel finale, persino leggermente inquietante) di totale fallimento. Sono verità su cui è bene non controbattere, prove alla mano. Ceccherini controlla il film con freschezza e anche con un certo disincanto che lo rende leggero (e un montaggio così spezzettato e schizzato lo si vede raramente nel cinema della nostra penisoletta). Sono almeno due le sequenze che restano: quella dell’incontro con Vincenzo Salemme e quella delle audizioni per la ragazza che deve andare a raccogliere suggerimenti al Dams di Bologna. Nel suo desiderio di cogliere qualcosa che vale, Faccia di Picasso appare più convincente e al passo coi tempi degli ultimi Verdone. Per non parlare del resto. (pier maria bocchi)

Io, loro e Lara

Padre Carlo Mascolo è un missionario che vive in un villaggio nel cuore dell’Africa dove – parole sue – fa ” il medico, il preside, l’agricoltore, il meccanico e lo sceriffo a tempo pieno”. Da qualche tempo avverte i sintomi di una crisi spirituale che lo angoscia sempre di più. Dunque decide di tornare a Roma per parlarne ai suoi superiori. Il suo padre spirituale lo tranquillizza, a volte è necessaria una pausa di riflessione. Lo esorta a trascorrere un po’ di tempo in famiglia per ritrovare se stesso attraverso il calore dei propri cari. Intanto da un’altra parte della città, in un minuscolo appartamentino di periferia, una misteriosa ragazza fa dei colloqui con un assistente sociale. Sembra che la ragazza, Lara, abbia avuto dei seri problemi in passato che adesso sta cercando di risolvere. Ma nonostante l’aria da educanda che ostenta con l’assistente sociale, Lara conduce una doppia vita. Di notte, di fronte ad una web cam si trasforma in una sensualissima modella in latex e tacchi a spillo…

L’amico di famiglia

Geremia (Rizzo) è un uomo di mezza età dedito all’usura nel piccolo centro dell’Agro pontino in cui risiede. Consapevole di essere una persona poco gradita e per di più dotata di un cattivo carattere, egli considera nondimeno i suoi traffici alla stregua di opere di carità. Al punto da presentarsi alle sue vittime come un «amico di famiglia». La pellicola è stata presentata in concorso al festival di Can

Il siero della vanità

Volonteroso. Pure troppo. Un’ispettrice di polizia (Margherita Buy), uscita azzoppata e soprattutto distrutta psicologicamente da un caso conclusosi tragicamente con la morte di un collega, viene incaricata dall’ex marito, suo superiore, di indagare su una misteriosa serie di sparizioni che mette a subbuglio il mondo dorato della televisione e provoca grande rumore nell’opinione pubblica. Aiutata da un collega che aveva già lavorato con lei in passato (Valerio Mastandrea), l’ispettrice scopre che tutti gli scomparsi avevano preso parte a una trasmissione di televisione-spazzatura, Il
Sonia Norton Show,
condotto da una cinica telegiornalista (Francesca Neri), che non esita a sfruttare a proprio vantaggio ogni sorta di «caso umano». Procedendo per esclusione, i sospetti si indirizzano su un personaggio e parte la caccia all’uomo…

Infascelli, forte del soggetto scritto da Niccolò Ammaniti, porta sul grande schermo un thriller psicologico dai toni cupi e claustrofobici che sembra promettere molto ma poi non riesce a mantenere quanto lasciato pregustare dalle prime inquadrature. L’azione si svolge a Roma e l’ambiente preso di mira è quello della televisione-spazzatura, dei casi umani, dei divi del nulla, quelli decotti, pronti per i reality show. Il cast è di tutto rispetto, la Buy e la Neri sono all’altezza della situazione, anche se la seconda (Sonia Norton nel film) è un po’ penalizzata da alcune scelte di dubbio gusto (il caschetto biondo alla Carrà è eccessivo e il riferimento al Maurizio Costanzo Show troppo evidente). Anche la Buy, a dire il vero, pur con tanto tanto talento, riesce convincente solo quando deve tratteggiare i risvolti psicologici del personaggio, mancando invece sul lato “fisico” della rappresentazione. Il film, dove abbondano le riprese “sporche” fatte con la camera a spalla – efficaci – e le ambientazioni cupe, persino un po’ gotiche, pecca gravemente nella mancanza di ritmo e, non riuscendo a decidersi tra satira di costume e thriller psicologico, scorre senza mordere fino allo scontato finale. Le musiche, di Morgan Castoldi – ex Bluvertigo, sono angoscianti quanto basta ma manca il riff di genio (il “suocero” Dario Argento potrebbe venire in soccorso). Insomma, come dicevamo all’inizio, film volonteroso. Pure troppo.

(enzo fragassi)

Non ti muovere

Non ti muovere

mame cinema NON TI MUOVERE - STASERA IN TV IL SUCCESSO ITALIANO scena
Timoteo e Italia

Diretto da Sergio Castellitto, Non ti muovere (2004) ha come protagonista Timoteo, interpretato dallo stesso Castellitto. L’uomo è un chirurgo, ma stavolta si trova in ospedale solo come un semplice padre. Sua figlia, infatti, ha avuto un incidente mentre viaggiava sul proprio motorino ed è in pericolo di vita. Timoteo decide di attendere mentre la ragazzina viene operata da un suo collega. E, durante questa logorante attesa, si affaccia alla finestra e scorge una donna seduta sotto la pioggia, della quale vede solo il profilo di spalle. Ai piedi, la misteriosa figura indossa delle scarpe rosse con il tacco.

La visione riporta Timoteo indietro nel tempo, quando, più di quindici anni prima, si è imbattuto in Italia (Penélope Cruz), una giovane donna extracomunitaria residente nella periferia romana. I due si incontrano in un bar, dove Timoteo sperava di poter trovare un telefono per avvertire la moglie Elsa (Claudia Gerini) del guasto della propria macchina. E dove l’uomo si ubriaca, essendo la vodka l’unica bevanda fresca disponibile. Italia lo invita a casa sua per permettergli di usare il telefono, ma Timoteo è fuori di sé a causa dell’alcol e la violenta, andandosene poi sconvolto dal proprio atto.

Alcuni giorni dopo, Timoteo torna dalla donna per scusarsi, ma non riesce a trattenersi e la stupra di nuovo. Tra i due ha così inizio una perversa relazione, che però si approfondisce e si intenerisce con il passare del tempo. Ma gli amanti vengono da mondi troppo diversi: Timoteo ha una splendida moglie con la quale vive in una grande casa, mentre Italia ha alle spalle solo violenze e povertà. Una storia appassionata e appassionante, che però non può avere un lieto fine.

Curiosità

  • Il film è tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice Margaret Mazzantini, la quale è inoltre la moglie di Castellitto. Nella scena finale l’autrice appare in un cameo, in cui incrocia Timoteo mentre questi si sta recando a rendere omaggio a Italia.
  • Nel cast ci sono anche Marco Giallini, Angela Finocchiaro, Pietro De Silva ed Elena Perino.
  • Nella colonna sonora sono presenti brani di Leonard CohenNino BuonocoreToto Cutugno e Vasco Rossi con la canzone Un senso.
  • Nel film l’attrice Penélope Cruz recita in lingua italiana e la sua interpretazione è stata elogiata dalla stampa di tutto il mondo. Il San Francisco Chronicle l’ha definita «la nuova Anna Magnani del XXI secolo, in grado di comunicare la sua essenza in italiano meglio di quanto non riesca a fare in inglese».
  • Castellitto e la Cruz si sono aggiudicati il David di Donatello rispettivamente come Miglior attore protagonista e Miglior attrice protagonista.
  • Il film ha anche vinto quattro premi Nastro d’argento per Migliore sceneggiatura, Migliore montaggio, Migliore scenografia, Migliore canzone originale (Un senso).