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Alex è un adolescente ermafrodito, la cui fisicità apparentemente femminile è dovuta ai medicinali che impediscono l’insorgenza di elementi maschili, come la barba. I genitori decidono di andare a vivere in un desolato paese della costa uruguaiana per difendere dall’indiscrezione degli altri se stessi e la loro figlia. Figlia perché tale è la loro scelta. La madre invita in Uruguay una coppia di amici: un celebre chirurgo e la moglie, accompagnati dal figlio Alvaro. Il chirurgo potrebbe aiutarli con un’operazione che eliminerebbe l’aspetto più macroscopico della parte maschile di Alex. Ma inopinatamente tra i due giovani adolescenti nasce un’attrazione sessuale, che una sera si realizza, con tutta la forza, il candore e la goffaggine dell’adolescenza; e lo stupore di Alvaro, che viene letteralmente sodomizzato dalla supposta fanciulla.

Maradona – La mano de D10s

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La trama

Vita e miracoli di Diego Armando Maradona, uno dei più grandi giocatori della storia del calcio. Dalla nascita in un’umile famiglia argentina ai trionfi negli stadi, sempre amatissimo o detestato, sempre sopra le righe.

La recensione

Complimenti a Marco Risi anche solo per averci provato. Fare un film sulla vita di Maradona non sarebbe stato facile per nessuno. Il figlio del grande Dino ha voluto cimentarsi nell’impresa di raccontare l’uomo e il calciatore, soprattutto l’uomo, ma ha commesso l’errore di cedere a un compromesso che ha minato la buona riuscita del film. Ha accettato quelli che lui stesso definisce “paletti, lacci e laccetti”, sottoponendo la sceneggiatura a Claudia, l’ex moglie di Maradona, ancora in buoni rapporti con il Pibe de Oro. Ne è uscito quindi un film eccessivamente agiografico, che glissa su molti punti oscuri (su tutti il figlio Diego Jr., che Maradona ha sempre fuggito e che nel film non viene nemmeno nominato).

Per celebrare la grandezza del Maradona giocatore non serviva un film, sarebbe bastato guardare i filmati dei suoi gol, delle sue giocate (qui decisamente sottoutilizzati). Come quella con cui stese la difesa dell’Inghilterra in Messico, ai vittoriosi mondiali del 1986, nella stessa partita in cui segnò il gol di mano che dà il titolo al film.

Il film sarebbe potuto servire a conoscere meglio il Maradona uomo ma Risi, come detto, ha optato per un’agiografia che sa di bugia. A partire dalla dedica finale, in cui si legge che oggi Maradona è in forma e ha risolto i suoi problemi di droga e di peso: il giorno prima dell’uscita italiana del film è stato ricoverato in ospedale.
(maurizio zoja)