L’allenatore nel pallone 2

Più di vent’anni dopo aver salvato la Longobarda dalla retrocessione in Serie B, Oronzo Canà viene richiamato sulla panchina della squadra per ripetere l’impresa. Il calcio è cambiato, lui invece è sempre lo stesso e dovrà affrontare nuovi problemi: da una compagine societaria con molte ombre ai calciatori distratti da veline e cellulari. Intanto, dal Brasile, arriva un giovane fenomeno che si dice sia figlio di un allenatore italiano. Il suo nome è Caninho…

Scuola di ladri

Dalmazio, Egisto e Amalio, che pur non essendo cugini non si sono mai conosciuti, vengono riuniti da un misterioso zio, un tempo famoso lestofante, il quale, tramite i nipoti, vorrebbe continuare la sua disonesta attività. A questo scopo, impartisce loro un corso accelerato di truffa, furto e rapina. Ottavo film di Neri Parenti con Paolo Villaggio, del tutto simile agli altri sette, ma decisamente peggiore rispetto a quelli della serie
Fantozzi
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(andrea tagliacozzo)

I pompieri

Alcuni giovani di leva e qualche elemento più attempato formano la squadra numero 17 del corpo dei Vigili del fuoco di Roma. Sono in cinque, imbranatissimi, e, per la disperazione del loro comandante, durante le esercitazioni ne combinano di tutti i colori. Un’accozzaglia di vecchi e nuovi comici costituiscono, invece, il cast di questo filmetto senza pretese. Mediocre, come al solito, la regia di Neri Parenti.
(andrea tagliacozzo)

L’allenatore nel pallone

Per la prima volta l’allenatore Oronzo Canà viene chiamato a guidare una squadra di serie A: la neopromossa Longobarda. Affiancato da un procuratore tanto cialtrone quanto privo di scrupoli, il tecnico affronta dapprima le difficoltà del calciomercato e poi quelle del campionato, acuite dal fatto che lo stesso presidente della Longobarda auspica la retrocessione della squadra…

Com’è dura l’avventura

Un industriale sull’orlo della bancarotta organizza l’affondamento del suo yacht, ormeggiato in un porto marocchino, per truffare la compagnia con la quale è assicurato. Incaricato dell’operazione, il pavido e sottomesso cognato dell’imprenditore parte per il Marocco assieme a un sedicente uomo di mare. Il film aveva la pretesa di rinverdire l’ormai defunta commedia all’italiana, ma manca di grosso il bersaglio. Anche Paolo Villaggio e Lino Banfi ripetono più o meno stancamente le solite macchiette a cui sono da tempo abituati.
(andrea tagliacozzo)

Urlatori alla sbarra

Alcuni giovani, appassionati di musica leggera, vorrebbero allestire un grande spettacolo. Non riuscendo a raccogliere i fondi necessari, i ragazzi si servono dell’aiuto di un senatore per ottenere il permesso di cantare in televisione. L’esile trama è solo un pretesto per le esibizioni canore dei protagonisti. Il regista Lucio Fulci in seguito diventerà un maestro dell’horror all’italiana.
(andrea tagliacozzo)

Missione eroica – I pompieri 2

Una squadra di pompieri, formata da cinque imbranatissimi elementi, combina l’ennesimo pasticcio. I responsabili della caserma decidono di ricorrere ai ripari. I cinque vengono quindi affidati ad un istruttore fatto arrivare apposta dall’America. Questi si dimostra non meno folle dei suoi nuovi allievi. Regia migliore e più curata rispetto all’episodio precedente diretto da Neri Parenti, ma le trovate comiche sono comunque risapute e poco divertenti. (andrea tagliacozzo)

Detenuto in attesa di giudizio

Un italiano, tornato in visita nel proprio Paese assieme alla moglie svedese e ai figli, viene arrestato al confine senza ricevere alcuna spiegazione. L’uomo, stritolato dall’ingranaggio della giustizia, passa da un carcere all’altro, subendo continue umiliazioni. Vigorosa denuncia delle falle e i disservizi del sistema giudiziario italiano. Solo dopo un’incredibile odissea, sarà riconosciuto estraneo alla vicenda (il crollo di una costruzione che aveva progettato aveva causato la morte di un uomo). Il film risulta efficace soprattutto grazie alla grande prova di Alberto Sordi, in una delle sue rare interpretazioni drammatiche.
(andrea tagliacozzo)

Pappa e ciccia

Il film è diviso in due episodi: nel primo, Lino Banfi è un meridionale emigrato in Svizzera che, sebbene abbia trovato solo un modesto lavoro da imbianchino, ai parenti rimasti in Italia fa credere di essere diventato miliardario speculando in Borsa; nel secondo, Paolo Villaggio è un impiegato che si concede un’allucinante e disastrosa vacanza in Kenya. Tutto suona già scontato e solo raramente qualche gag riesce a strappare una risata.
(andrea tagliacozzo)

Grandi magazzini

I locali dei Grandi Magazzini ospitano una numerosa schiera di variegati personaggi che vanno dal direttore affascinante allo sfortunato fattorino, dai ladri pasticcioni al giovane commesso, fino ad arrivare all’ambizioso capo del personale. Il classico elefante che partorisce il topolino: un cast davvero imponente per un film sciatto e scarso di trovate. Si salvano in pochi. Tra questi, spicca Nino Manfredi, nel ruolo di un attore costretto a lavorare per la pubblicità, che fa spiritosamente il verso a se stesso.
(andrea tagliacozzo)

Ninì Tirabusciò, la donna che inventò la mossa

Maria Sarti, un’attrice romana di poca fortuna, è costretta a improvvisarsi cantante in un cabaret di Napoli. Durante uno spettacolo, la donna inventa la famosa «mossa», con cui scandalizza i benpensanti e che le costa un processo per oscenità. Affettuosa rievocazione dell’Italia dei primi del Novecento, riuscita solo in parte, anche se può contare sull’apporto di una bravissima Monica Vitti nei panni della protagonista (che nella realtà si chiamava Maria Campi).
(andrea tagliacozzo)

Tutti a Squola

L’allora compagnia teatrale del «Bagaglino» al gran completo per una pseudosatira sulla contestazione studentesca. Un timido professore (Pippo Franco, in una delle sue peggiori interpretazioni) viene assegnato a un liceo dove la droga e la violenza sono all’ordine del giorno. Ricattato da due spacciatori, il poverino è costretto a smerciare stupefacenti nell’istituto. Un film che si può definire con tre semplici aggettivi: brutto, avvilente, insopportabile.
(andrea tagliacozzo)