Stargate

Uno studioso di lingue antiche e geroglifici (Spader) viene reclutato per aiutare i militari a penetrare il mistero di una porta di pietra che, in realtà, conduce in un altro universo. Un’interessante odissea, realizzata con gran cura e ricca di effetti speciali, ma che perde la bussola drammaticamente. Davidson (quello di La moglie del soldato) appare nei panni di una sorta di incrocio tra una fata e Ming lo spietato. L’edizione speciale in video dura 128 minuti. Seguito da un film per la tv e una serie tv. Panavision.

Arac Attack – Mostri a otto zampe

Chris McCormack torna nella cittadina natia dopo dieci anni di assenza. Ritrova Sam Parker, la donna che ha sempre amato, e la zia Gladys. Sam ha due figli: l’adolescente Ashley e il più piccolo Mike. È proprio quest’ultimo, appassionato di ragni, ad accorgersi che nella zona i suoi amati insetti stanno rapidamente aumentando di dimensioni fino a diventare dei mostri giganteschi, pronti a divorare ogni abitante della città. Arac Attack è una sorta di omaggio ai film di fantascienza degli anni Cinquanta, qualcosa di simile a quello che aveva già fatto nel ’90 Ron Underwood con i vermoni di Tremors. L’approccio alla materia è lo stesso: affettuoso, ironico, ma non per questo meno efficace sul piano della tensione. Ci mette circa quaranta minuti a carburare il film di Ellory Elkayem, ma una volta preso il via non si ferma più. I modelli sono i classici come Tarantola e Assalto alla Terra (dove a divorare gli uomini erano dei grossi formiconi), ma la seconda parte, quasi interamente ambientata in un centro commerciale, fa ovviamente pensare a Zombi (senza ovviamente gli spunti di critica sociale dello splendido film di Romero). Insomma, nonostante gli effetti raccapriccianti e la presenza di esseri tutt’altro che gradevoli come i ragni (già sfruttati a dovere nel 1990 da Frank Marshall in Aracnofobia), Arac Attack è un pop-corn movie veloce, ben fatto e assai divertente. (andrea tagliacozzo)

Alamo

«Ricordatevi di Alamo». Con questo grido il generale Sam Houston incitava i soldati texani alla vendetta contro l’esercito messicano guidato dal dittatore Santa Ana e reo di aver massacrato i compagni asserragliati nel forte di Alamo. Era il 21 aprile del 1836 e Houston si accingeva a entrare nella storia sconfiggendo Santa Ana nella battaglia di San Jacinto e aprendo la strada all’indipendenza del Texas. Eppure, i veri eroi texani non furono i combattenti guidati da Houston ma i circa 200 valorosi, tra quali il leggendario Davy Crockett, che decisero di difendere Alamo contro un esercito di 2400 uomini e nonostante l’esplicito invito del generale ad abbandonare la postazione.
Fin qui la storia. Raccontata centinaia di volte, imparata a memoria da ogni buon americano, celebrata dal cinema non meno che dai fumetti e rispolverata dal regista John Lee Hancock per esaltare ancora una volta lo spirito americano. «Questo è un buon periodo per analizzare il patriottismo senza sciovinismo», ha infatti dichiarato Mark Johnson che, con Ron Howard, è tra i produttori del film.

C’è bisogno di eroi, insomma, e nessun luogo della (corta) memoria americana è in grado di offrirne più della mitica Alamo. Peccato soltanto che una simile lodevole iniziativa si perda in un film dalla regia incerta e dai dialoghi puerili, che tenta di analizzare il lato umano dei suoi eroi da fumetto, riuscendo soltanto a precipitarli nel patetico. Peccato anche per un cast di prim’ordine, almeno sulla carta, che vede Dennis Quaid e Billy Bob Thornton smarrirsi in un drammone storico dai contorni netti come quelli di un cartone animato, in cui i buoni sono redenti e vincenti e i cattivi condannati e puniti. E questo nonostante qualche raro momento di autocritica («perché stai con gli americani?» chiede uno dei suoi al nativo messicano Juan Seguìn «Santa Ana in fondo vuole solo il Messico, questi vogliono tutto il mondo») e il sorriso ironico e disincantato di Thornton-Davy Crockett, l’unico che riesce a regalare qualche, seppur contenuta, emozione.

Ricordatevi di Alamo e dimenticatevi di questo film che, non pago di annoiare lo spettatore, osa anche infliggergli una mezz’ora di troppo per un finale davvero intollerabile.

(sarah massa)

Il patriota

Non c’è regista oggi negli Stati Uniti più patriottico, enfatico ed edificante del tedesco Roland Emmerich, già autore degli imbarazzanti Independence Day e Godzilla . Questa volta, pur di tornare a cantare i valori solidi e militari che hanno reso forte e potente l’unica superpotenza mondiale, ha pensato bene di cominciare dal principio, dalla Guerra d’Indipendenza, e di confezionare così una specie di grande omaggio al Paese nel quale sente di appartenere. L’attenzione con cui riscrive le pagine storiche si riduce a una filologia tutta esteriore (concentrata giusto sulle divise dei soldati), mentre il film è in realtà un’ipocrita celebrazione delle magnifiche sorti e progressive di un paese di cui si preferisce occultare la vocazione schiavista e sciovinista. L’azione si svolge nel 1776, in Carolina del Sud: Mel Gibson, nei panni del prode vedovo Benjamin Martin, dapprima restio a partecipare alla rivoluzione e poi conquistato dalla nobile causa contro gli inglesi, incarna il tradizionale modello dell’eroe americano irriducibilmente isolazionista eppur votato all’altruismo, sulla falsariga del Gary Cooper de Il sergente York e La legge del signore . La sceneggiatura di Robert Rodat, già autore del copione di Salvate il soldato Ryan , è talmente discutibile da farci venire retrospettivamente il sospetto di aver sopravvalutato il film di Spielberg. (anton giulio mancino)

Moon 44 – Attacco alla fortezza

Il film è ambientato nel Ventunesimo secolo. Alcuni dirottatori intergalattici attaccano i pianeti colonizzati dai terrestri. Il prossimo obiettivo dei criminali è Moon 44, un satellite ricco di giacimenti minerari che viene usato come base di addestramento per i piloti di modernissimi elicotteri. L’investigatore Felix Stone indaga in incognito per scovare i sabotatori. Film di fantascienza di produzione tedesca, derivato ed estremamente prevedibile. È il primo passo di Roland Emmerich alla conquista degli Stati Uniti dove troverà il successo con i mediocri Universal Soldier , Independence Day e Godzilla . (andrea tagliacozzo)