Nightwatch

McGregor viene assunto part-time come guardiano notturno di uno spettrale obitorio, mentre un serial killer imperversa in città. La Arquette interpreta la sua ragazza, Brolin lo spavaldo amico del cuore e Nolte l’ispettore di polizia assegnato al caso. Questo remake di Nattevagten, successo danese del 1995 dello stesso regista-sceneggiatore Bornedal, è elegantemente raccapricciante, ma diventa pesante nell’ultimo terzo. E ricordate: non lasciate chiudere quella porta… Super 35.

Babbo Bastardo

Due lestofanti si fanno assumere in un grande magazzino e, vestendo i panni di Babbo Natale e di un elfo, si impegnano per svaligiarlo durante la notte di Natale. Le cose cambieranno quando i due incontreranno un simpatico bambino che gli spiegherà il vero significato della festa più attesa dell’anno.
Già regista dell’ottimo Ghost World (2001), Terry Zwigoff stavolta se la prende con i buoni sentimenti che fra qualche settimana ci investiranno con puntualità inesorabile: quelli legati al Natale. Un Billy Bob Thornton tutto sommato a suo agio anche in una commedia regge con efficacia il ruolo dell’emarginato che, fra cattiverie assortite e battute di grana grossa, approfitta della festa più attesa dai bimbi per guadagnarsi la pagnotta in maniera disonesta. Prodotto dai fratelli Coen («da un’idea dei fratelli Coen», strilla furbamente la locandina) il film rappresenta una validissima alternativa ai classici film natalizi che anche quest’anno non mancheranno di invadere le sale. Peccato solo che esca con anticipo eccessivo e che, a meno di miracoli, difficilmente a Natale sarà ancora nei cinema. John Ritter, al suo ultimo film, è il gestore del negozio. (maurizio zoja)

Missione Tata

Durante una rischiosa missione Shane Wolf (Vin Diesel), ufficiale dei reparti speciali della Marina statunitense, perde per strada il dottor Plummer, lo scienziato che era incaricato di proteggere. La più importante scoperta dello scienziato non è ancora stata ritrovata e potrebbe essere da qualche parte nella sua casa. Wolf viene incaricato di passare alcuni giorni in casa Plummer, col duplice obiettivo di cercare i documenti segreti e proteggere i figli del professore dalle spie che stanno cercando di impadronirsi dei documenti stessi. Scoprirà che badare alle quotidiane esigenze di quattro ragazzi in fase di crescita è forse più difficile che affrontare spie e mercenari.

Il marchio Disney che presidia l’inizio della pellicola irradia tutto il film. Oun marchio prepotente che definisce un orizzonte di aspettative. A queste si dovranno attenere gli sceneggiatori, tanto quanto le menti degli spettatori che si impegneranno nella visione. L’immaginario filmico disneyano è allegro, fantasioso ed edificante. Altri ingredienti: un eroe buono che nel corso del film dovrà evolvere, dei comprimari teneri e divertenti e una manciata di cattivi non troppo cattivi e un po’ ridicoli.
Missione Tata
ottiene senza problemi la certificazione Disney. Con un piccolo elemento di originalità: la divertita e innocente strizzata d’occhio al cinema d’azione, preso rispettosamente per i fondelli e, in fondo, omaggiato. Il solito Disney, insomma, che in più mette in scena un’ossequiosa irriverenza nei confronti del cinema dell’establishment hollywoodiano.

Tocca così al paziente Vin Diesel, reduce da eloquenti titoli quali
Il risolutore
e
Fast and furious
, sottoporre la sua atletica prestanza alle gag e agli sfottò di quei discolacci della Disney. Naturalmente il buon Vin si dichiara entusiasta dell’occasione che gli consente finalmente di misurarsi con un personaggio diverso dal solito energumeno che saltella fra le esplosioni. Così, fra biberon e pupazzetti fastidiosi, il suo cuore muscoloso palpita e impara a struggersi. A giudicare dall’esito, si deve essere trovato bene: la sua mimica funziona e qua e là fa davvero ridere. Naturalmente gli sceneggiatori gli hanno ritagliato anche lo spazio per menare qualche mazzata, ma nell’incontro fra il cinema buonista disneyano e l’action movie la bilancia pende nettamente dal primo lato, e Diesel ci si accomoda volentieri.

Anche il regista Adam Shankman era una garanzia. Fra i suoi prodotti figurano
Un ciclone in casa
e
Prima o poi ti sposo
. Lui, al contrario di Diesel, non ha proprio cambiato genere. Del resto nessuno glielo chiede, ma sarà perché è bravo e utile in ciò che sa fare. Così, anche per
Missione Tata
, attrezza un teatrino sapiente e dai tempi comici dignitosi, spalleggiato da una sceneggiatura che raggiunge la sufficienza e qualcosa in più, ottenuta grazie al personaggio della tata slava, unico vero guizzo comico del film. Ma l’amalgama ha un sapore instabile, che oscilla fra gradevole e stucchevole. Quando non si ride è il senso di prevedibilità a opprimere la visione.

Forse l’anima demenziale del film è quella che tiene a galla il tutto. Siamo di fronte a un prodotto Disney tradizionale ma orfano della carica fiabesca dei prodotti migliori della casa statunitense. Se si ride un po’ il merito va a qualche trovata e alla (relativa) originalità di un Vin Diesel che sdogana i suoi pettorali dalle parti della commedia. Ma il film non spinge fino in fondo in questa direzione, restando appeso agli stilemi canonici del film per bambini. Un ibrido scolastico eppure impacciato, che non troverà spazio nella memoria di nessuno.
(stefano plateo)

Sweet November

Sara ha una malattia senza rimedio, e i suoi giorni sono ormai contati. Vuole bruciare il tempo che le rimane con una serie di effimere relazioni, ma l’incontro con Nelson le farà provare il vero amore. Per film come
Sweet November
non basta più il titolo: ci vuole un codice a barre, in modo da poterli distinguere da un’infinità di altri tutti uguali. Innanzitutto l’ultima fatica – si fa per dire – dell’autore dell’imperdibile
Ballando a Lughnasa
è il remake dell’omonima pellicola del 1968 di Robert Ellis Miller con Sandy Dennis (all’epoca intitolata
Dolce novembre
). E il confronto è perso in partenza. Ma è ben più folta la schiera di film – da
Amanti senza domani
(1932) di Tay Garnett fino a
Un attimo, una vita
(1977) di Sydney Pollack – in cui la relazione d’amore casuale deve fare i conti con il male inguaribile del personaggio femminile che introduce l’elemento melodrammatico nella vicenda. Insomma, come comportarsi con
Sweet November
? I più smemorati l’hanno considerato un clone di
Autumn in New York
. Ma in fondo è più decente. Almeno perché c’è Charlize Theron, che è bravina, sebbene anche lei quest’anno (come Robert De Niro) di film ne abbia interpretati un po’ troppi.
(anton giulio mancino)