Chocolat

Vianne e sua figlia Anouk giungono in un piccolo villaggio francese in un giorno di vento e in concomitanza della Quaresima. La donna, figlia di una gitana, intende inaugurare una cioccolateria ma il conte Reynaud, sindaco del paese, integralista e intollerante, col cuore a pezzi per la fuga della moglie a Venezia, le dichiara guerra a causa della sua presunta immoralità. Vianne riesce però a conquistare il cuore dell’anziana Armande, a salvare Josephine Muscat dalle botte del marito alcolizzato e a far accettare gli amici nomadi dell’aitante Roux alla bigotta popolazione. E tutto ciò in nome della bontà del cacao. Non potremmo mai cedere all’idiozia dei nostri tempi e dichiarare ritirata al punto da farci salutare con entusiasmo – o almeno benevolenza – un ipocrita apologo anti-intolleranza come questo firmato da Hallström sotto la micidiale guida dei temibili Weinstein. Le gitane sono sempre belle e sensuali come la Binoche e distribuiscono cioccolatini a spron battuto, i cattivi non sono mai completamente cattivi (nemmeno l’odioso Reynaud), i preti alla fine non sono idioti come sembrano e tutto si ricompone all’interno dei peggiori stereotipi dell’Europa da cartolina tanto cara alla Miramax (per tacere degli inviti a boicottare l’immoralità, stampati in inglese nel cuore di un paesino francese…). Indigesto oltre ogni dire, girato con uno stile pompieristico così volutamente da Oscar da far infuriare anche la più candida delle anime candide, rubando sfacciatamente a un film mediocre come
Il pranzo di Babette
, indulgendo in maniera criminale in un’oleografia sentimentale tanto stucchevole quanto reazionaria, Hallström riesce persino a farci dimenticare di aver realizzato – due secoli fa – una pellicola come
Buon compleanno Mister Grape
. Certo, si rivede con piacere Victoire Thivisol (la Ponette dell’omonimo film di Jacques Doillon), ma ovviamente non basta. Che cosa penserà la gente che produce simili schifezze?
(giona a. nazzaro)

The Shipping News

Quoyle è un uomo di 36 anni. «Un sopravvissuto all’infanzia», «un insuccesso totale», secondo il padre. Quoyle è un tipografo a Brooklyn, conosce per caso e perde la testa per una prostituta, Petal. Si sposano. Hanno una bambina, ma la donna continua imperterrita a fare il suo mestiere, umiliando Quoyle e ignorando la piccola. Ma le tragedie si accavallano: al lavoro, Quoyle ascolta la segreteria telefonica e sente la voce del padre che annuncia il suicidio suo e della madre. Contemporaneamente Petal scappa di casa per vendere a dei genitori adottivi la bambina. Ma l’auto va fuori strada, finisce giù da un cavalcavia e Petal muore annegata. Già, l’acqua, refrain di questo film: Quoyle che annaspa nel mare con il padre che lo insulta da un moletto, Petal che affoga, la bambina che fa il bagnetto, il naufragio, e poi l’acqua che circonda Terranova, terra originaria dei Quoyle dove l’uomo torna con la figlioletta («un po’ strana», dicono tutti) e una sorellastra del padre. E allora comincia la vita nella terra aspra e gelida di Terranova, dove i tre scelgono di vivere nella vecchia casa di famiglia da risistemare. E intanto Quoyle ottiene un posto di giornalista nel giornale locale. Impara, e ha successo. Tra misteri e segreti del passato (qualcuno di troppo, francamente), qualche accenno a spiritismo, la vita di paese e un amore che sboccia, si snoda la nuova esistenza della anomala famiglia. Quoyle, un po’ timido, un po’ imbranato, ma buono e giusto nell’animo, prende finalmente in mano la sua vita. Il film di Lasse Hallström (
Chocolat, Le regole della casa del sidro
) è tratto, abbastanza fedelmente, dal best seller americano
Avviso ai naviganti
di E. Annie Proulx, premio Pulitzer nel 1994, edito in Italia da Baldini & Castoldi. Una storia privata e intima si confronta con la grandiosità dell’ambiente (bellissima la fotografia di Oliver Stapleton) di rocce, di tempeste, di vento che sibila, di mare minaccioso, di nebbie che nascondono ogni cosa e ogni volto. Ed è la storia di un uomo che, a poco a poco, acquista fiducia in se stesso decidendo di non farsi più sopraffare dagli altri. Forse inutile la parte, seppure marginale, che fa riferimento a spiriti, fantasmi, sogni rivelatori e visioni. Mentre appare francamente un po’ troppo didascalica l’insistenza all’acqua che travolge, che avviluppa, che risucchia il protagonista, in una specie di prigione da cui, alla fine, riuscirà a liberarsi. Bravissimo, come sempre, Kevin Spacey, nella parte del ragazzone imbranato e insicuro, un po’ ciondolante e buono come il pane, che si veste alla marinara, infagottato in giacconi larghi e con il cappellino blu di lana sempre calato sugli occhi. È l’eroe sfigato che ce la fa. Tanto diverso dall’extraterreste, distaccato e psicopatico con gli occhiali scuri, di
K-Pax
, girato quasi contemporaneamente a
The Shipping News
. E del resto il film ruota tutto attorno Quoyle, ma con ottimi coprotagonisti: dalla zia scorbutica e dal passato tormentato (Judi Dench), alla fidanzata, la rossa Julianne Moore, ai compagni di lavoro come Scott Glen nella parte di Jack Buggit. Cate Blanchett, invece, è Petal, la moglie sgualdrina che appare all’inizio. La fuga nel passato, il ritorno alle origini, la riscossa di un perdente sono i temi che Hallström affronta in questo film. Film che si snoda lentamente (troppo…) nelle gelide, seppur affascinanti, lande del nord. Si devono veramente amare il mare, le nebbie e quelli a cui tutto va male per forza, per amare anche questo film. Un peccato, perché il libro della Proulx, è stato il giudizio unanime dalla stampa Usa, è migliore del film.

L’imbroglio – The Hoax

Clifford Irving, uno scrittore sempre sulla soglia del successo (Richard Gere), viene nuovamente respinto dalla sua casa editrice proprio quando il suo ultimo manoscritto sembrava promettergli fama e denaro. L’orgoglio, i debiti, una moglie da riconquistare, l’amicizia di lunga data con il suo aiutante (Alfred Molina) e la voglia di dimostrare anche a se stesso il proprio talento lo spingono ad architettare una truffa ai danni della McGraw-Hill, facendo credere ai boss della casa editrice che egli conosce personalmente il magnate Howard Hughes, e che ne scriverà la biografia. Per farlo non esiterà a falsificare vari documenti e addirittura la calligrafia del misterioso personaggio che nessuno ha mai l’onore di incontrare perché vive praticamente recluso, e per questo non interviene per smentire quanto si dice su di lui. Tratto da un episodio realmente accaduto che causò un notevole scandalo in un’America pre-Watergate, ancora immune dal disincanto cui giungerà presidente dopo presidente.