Kiss Kiss Bang Bang

Harry Lockhart è un ladro professionista. Un giorno, scappando dalla polizia, si ritrova in mezzo a dei provini per un film poliziesco. Per non essere catturato si finge un aspirante attore. Aiutato da un investigatore privato e da un’attrice, cercherà di lanciare la sua nuova carriera, ma i tre, loro malgrado, si troveranno coinvolti in uno misterioso omicidio.

In fuga per tre

Rifacimento americano di Due fuggitivi e mezzo , che lo stesso Francis Veber aveva realizzato in Francia tre anni prima. L’ex rapinatore Lucas esce di prigione deciso a rigar dritto. Mentre sta depositando un assegno in banca, però, viene coinvolto suo malgrado nella rapina che un povero disperato, padre di una bambina autistica, tenta di compiere ai danni dell’istituto. Moderatamente divertente, anche se non regge minimamente il confronto con l’originale interpretato da Gérard Depardieu e Pierre Richard. (andrea tagliacozzo)

La famiglia del professore matto

Quali sorprese può riservarci un film come
La famiglia del professore matto
, sequel del già brutto e inutile remake del capolavoro (1963) di Jerry Lewis
The Nutty Professor
(che in Italia è noto come
Le folli notti del dottor Jerryll
)? Si tratta di una domanda destinata a rimanere senza risposta. L’idea di far recitare a Eddie Murphy più di un ruolo, ricorrendo ai miracolosi make up di Rick Baker, era già alla base del precedente
Il professore matto
, ma risale a
Il principe cerca moglie
di John Landis. Il film si regge esclusivamente sulla ridondante evidenza dei vari travestimenti di Eddie Murphy, che di volta in volta è il professor Sherman Klump, un padre impotente, una signora bisognosa d’affetto, una nonna ninfomane, un fratello cialtrone e analfabeta. Tutti obesi, e – a eccezione di Sherman – volgarissimi e versati nella produzione di peti, turpiloquio e oscenità a sfondo erotico. E anche l’idea del criceto gigantesco che sodomizza il rettore scambiandolo per un suo simile di sesso femminile è riciclata (da
Una poltrona per due
, sempre di John Landis). Ma il problema fondamentale è che il film, appesantito dalla presenza decisamente ingombrante della star comica di colore (che pure con
Bowfinger
sembrava essere tornata in auge), riesce con estrema difficoltà a far ridere. Come Jerry Lewis possa essersi fatto ancora una volta coinvolgere (come produttore esecutivo) resta un mistero.
(anton giulio mancino)

Pretty Woman – Una ragazza deliziosa

Una bella e giovane prostituta di Los Angeles, raccolta dalla strada da un affascinante finanziere tormentato da non pochi dubbi esistenziali, trascorre con lui un’intera settimana nelle suite di un grande albergo. La spontaneità della ragazza finisce per riportare il sorriso sul volto del suo ricco ospitante. Una gradevole favoletta, confezionata con abilità e furbizia, ma terribilmente scontata, specialmente nel finale. Primo grande successo della Roberts, molto fresca e spontanea, che venne candidata all’Oscar (la statuetta andò poi a Kathy Bates, la psicopatica di
Misery non deve morire
).
(andrea tagliacozzo)