Umberto D.

Un ex funzionario dello stato dalla magra pensione sta per essere costretto a vivere per strada con l’unica consolazione del suo amato cagnolino a confortarlo. Si dice che De Sica abbia considerato questo film il suo miglior lavoro, e potrebbe aver ragione. La sottotrama di Battisti che ha una relazione con una donna nubile e incinta è toccante tanto quanto la storia principale. Strappalacrime fino alla conclusione. Nomination all’Oscar per la sceneggiatura di Zavattini.

Ladri di biciclette

Il capolavoro di Vittorio De Sica. Nell’immediato dopoguerra, un disoccupato romano ottiene un impiego come attacchino del Comune. Mestiere per cui è necessaria una ciciletta. Così Antonio Ricci riscatta la sua bicicletta al Monte di pietà in cambio diun paio di lenzuola. Ma non fa in tempo ad attaccare un manifesto di un film di Rita Hayworth che gli rubano la bicicletta. Il pover’uomo si ritrova a vagare per Roma assieme al figlio Bruno nella vana ricerca del ladro… Vero e proprio manifesto del neoralismo italiano, commovente ritratto dell’Italia devastata dell’immediato dopoguerra, il film vinse l’Oscar 1949 come miglior film straniero (seconda statuetta attribuita a De Sica dopo Sciuscià, nel ’47). (andrea tagliacozzo)