L’idolo delle donne

Il giovane Herbert, che a causa di una delusione d’amore ha sviluppato una grande ostilità per le donne, trova lavoro in un pensionato femminile. Il contatto quotidiano con tante ragazze, se dapprima è un po’ traumatico, in seguito si rivela terapeutico. Tipica regia di Jerry Lewis, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa: le sue straordinarie qualità d’interprete comico si scontrano come al solito con l’incapacità del Lewis regista di dare un ritmo adeguato al racconto. Interessanti, comunque, alcune soluzioni visive e scenografiche, che dimostrano una notevole padronanza dei set (come la gag in cui il protagonista, preso dal panico, si moltiplica in decine di Herbert che fuggono in ogni direzione per la casa). La caratterista Kathleen Freeman è una delle sue attrici preferite.
(andrea tagliacozzo)

Una pallottola spuntata 33 1/3 – L’insulto finale

Sciatto sequel, in cui un Frank Drebin ormai in pensione torna alla Police Squad per un ultimo caso… perdendo l’amore di sua moglie lungo il percorso. Fra le commedie demenziali è quella messa insieme più a casaccio, con qualche occasionale momento spassoso e una sfilza di comparsate-cammeo alla cruciale cerimonia degli Oscar.

The Blues Brothers

All’uscita della prigione, dove ha scontato cinque anni per debiti, Jake Blues trova ad aspettarlo suo fratello Elwood. I due, decisi a salvare l’orfanotrofio dove sono cresciuti, fortemente indebitato con il fisco, provano a ricostituire il loro vecchio gruppo di rock-blues. Prima, però, devono rintracciare tutti i componenti. Il miglior film di John Landis, vero proprio oggetto di culto; complice uno scatenato John Belushi, una serie ininterrotta di trovate comiche e una colonna sonora a dir poco trascinante. Numerose le apparizioni speciali, tra le quali quella di Steven Spielberg nei panni di un impiegato delle poste.
(andrea tagliacozzo)