Hellboy

Esplosivo adattamento della graphic novel di Mike Mignola che ha come protagonista una potentissima creatura infernale evocata dai nazisti durante la seconda guerra mondiale, che tuttavia lavora per il governo degli Stati Uniti con il ruolo di detective del paranormale. Effetti speciali e idee originali per un film dotato di un disarmante sense of humor. Del Toro ha firmato anche la sceneggiatura. Esiste una versione director’s cut di 145 minuti.

Il monaco

Tibet, 1943. Un monaco, addestrato alle arti marziali, riceve dal suo maestro il compito di proteggere un antichissimo manoscritto. Chi lo possiede guadagna l’immortalità e il potere assoluto. Ma sulle tracce del manoscritto c’è anche il gerarca nazista, Struker. Comincia una caccia all’uomo che si protrae per sessant’anni. Ci ritroviamo così, con un salto temporale, nell’America del 2003. Qui il Monaco incontra Kar, un ladruncolo dei bassifondi che vive in un cinema. Intravede in lui il suo «seguente», cioè colui che dovrà prendere il suo posto e proteggere il manoscritto. Ma i due dovranno però guardarsi da Struker, che, ormai vecchio, è spalleggiato dalla bella nipote Nina. Ci riusciranno?

Dopo il super tecnologico
Matrix Reloaded
pensavamo di esserci saziati. Invece ecco un nuovo film che mescola arti marziali, filosofia ed effetti speciali. Ancora una volta duelli sospesi per aria che hanno fatto la fortuna dei predecessori
Matrix
e
La tigre e il dragone. Il monaco
nasce come fumetto alla fine degli anni Novanta, caratterizzato dallo stile d’azione di Honk Hong e dalla filosofia orientale. Anche il film viaggia su queste due frequenze. Il regista Paul Hunter, autore dei video musicali di Jennifer Lopez ed Eminem e di spot pubblicitari per Coca Cola e Nike, è qui alla sua prima esperienza cinematografica. Per alcuni momenti si dimentica degli effetti speciali e il film si avvicina ad alcuni prodotti anni Ottanta. Gli inseguimenti tra i bassifondi dei quartieri orientali sembrano quelli di film come Grosso guaio a Chinatown. Il personaggio di Kar, l’occidentale che deve salvare l’oriente ricorda Eddie Murphy ne
Il bambino d’oro
. Non si lascia scappare l’occasione di citare il genere arti marziali alla Bruce Lee. A modo suo ne guadagna in originalità. I rimandi ad altri film sono comunque tanti. Hunter non si lascia scappare nemmeno l’occasione di citare il cinema-arti marziali alla Bruce lee. Nostalgia? Ma non finisce qui, perché c’è anche il nazista cattivo alla ricerca di un’antichità preziosa (episodio storicamente corretto poiché Hitler mandò più volte spedizioni in Tibet alla ricerca del Graal) in stile
Indiana Jones.
E poi c’è il mito dell’uomo immortale, sempre giovane che attraversa il tempo come in
Highlander
. Insomma un bel mix, apprezzabile dai fan del genere che dopo
Matrix
sono già in astinenza e dai nostalgici degli anni Ottanta.
(francesco marchetti)

15 minuti-Follia omicida a New York

Il ceco Emil Slovak e il russo Oleg Razgul, due poco di buono, una volta sbarcati a New York pensano bene di tentare il colpo grosso per diventare famosi: sequestrano il celebre poliziotto Eddie Fleming e lo ammazzano, riprendendo tutto con una videocamera. Il filmato viene poi venduto a un avido presentatore televisivo, che ne fa un caso. Ma a rovinare i piani di Emil e Oleg penserà Jordy Warsaw, un esperto di incendi dolosi che aveva lavorato con Eddie. Penoso action che tenta varie strade, con risultati sempre imbarazzanti: il buddy-cops movie, ma le battute della coppia De Niro-Burns (una delle peggio pensate della storia: il primo è svogliatissimo, il secondo sembra chiedersi dove mai sia capitato e cosa ci stia a fare, con quella faccia da orata lessata; per non parlare degli altri interpreti, micidiali) vanno tutte a vuoto; il film «bombarolo», ma la tensione è a livello zero; il poliziesco, ma l’adrenalina non esiste e tutto è piatto, monocorde, anonimo; una certa critica cultural-sociale all’arrivismo a tutti i costi, all’avidità del giornalismo da prime time e, forse, alla futilità – o all’inesistenza – di un nuovo sogno americano, ma le argomentazioni sono vecchie come la befana e trattate con mano pesantissima, con odiose dosi di grottesco. Ma non basta: il clima vorrebbe essere da caos metropolitano semi-apocalittico, ma si dorme invece di inquietarsi; e ci sono poi le sorpresine cinefile di bassa lega (come l’eliminazione a metà film della star De Niro) e persino metacinema a manciate, con Oleg che ama
La vita è meravigliosa
e – videocamera sempre alla mano – spara battute del tipo «Io non sono il killer, sono il regista: azione!», con continui passaggi dal film alla sgranatura del digitale: roba che invoca vendetta, subito! Inoltre c’è il forte sospetto che la versione italiana sia tagliata: lo sgozzamento della donna in una delle prime sequenze presenta un brusco salto, anche sonoro. Non c’è mai fine alla vergogna…
(pier maria bocchi)