Cantando dietro i paraventi

Un ragazzo occidentale dall’aria un po’ sprovveduta sbaglia indirizzo e si ritrova in un teatrino-bordello. Ma ecco che, tra trasgressioni e visioni hard, al di là di una lanterna rossa, in palcoscenico (che riproduce la tolda di una giunca cinese) sale un vecchio capitano di marina dall’accento spagnolo che inizia a raccontare. È la storia di una celebre donna pirata, la vedova Ching… Il marito, a sua volta, era stato pirata ed era finito male, schiacciato tra l’Impero che lo aveva convertito e la società che traeva interessi dalle sue ruberie in mare. La vedova giura vendetta e prende il suo posto. È terribile, la vedova. Semina il terrore ovunque. Fino a quando, la flotta comandata dal Principe Imperiale Think-Wei accerchia la nave della donna e del Vecchio Capitano ferma in una splendida baia. Le navi sono tutte laggiù in fondo, ferme… E l’equipaggio della vedova Ching è pronto a morire. Quando il cielo si riempie di aquiloni. Ognuno con delle parole. Che messe tutte in fila narrano l’antica favola del Drago e la Farfalla. Un messaggio di pace. E infatti la Vedova Ching-farfalla ravveduta si consegna al Giovane Figlio del Cielo…

È una favola l’ultimo film di Ermanno Olmi. Una favola di pace, di perdono, di ravvedimento che arrivano dopo tremende passioni e orribili delitti. Una splendida, visionaria allegoria. Che Olmi ha realizzato mostrando una Cina da sogno, regalando immagini meravigliose (merito anche del figlio Fabio, autore, appunto, della fotografia), ricostruendo navi e costumi e scenari bellissimi. L’ultima fatica del maestro bergamasco è stata girata non in Cina, dove Olmi non è mai stato («Volevo evocare la Cina, inventarla, raffigurarla per chi se la immagina non avendola mai visitata e dunque filmarla con grande liberta», ha spiegato), ma in Montenegro, vicino a Scutari. Il racconto del film si riferisce a documenti conservati negli Archivi di Pechino Memorie concernenti il Sud delle Montagne Meihiling, e soprattutto all’opera del poeta cinese Yuentsze Yunglun, dedicata alla Piratessa Ching, pubblicata a Canton nel 1830. Questi e altri testi sui pirati nel Mar della Cina hanno ispirato Ermanni Olmi per la sua allegoria contro la guerra. Ha ricostruito la Cina della fine del Settecento per parlare del 2003. E ha scelto di non mettere in scena la battaglia finale, di non spettacolarizzare la guerra. Non gli interessa. Perché forse ci si può fermare un attimo prima.
Imponente il cast tutto cinese, scelto nella comunità italiana dopo tremila provini. La protagonista, Jun Ichikawa, è studentessa di Architettura in Italia. Unico interprete conosciuto è Carlo Pedersoli, il Bud Spencer che qui è un magnifico vecchio capitano di mare portoghese. La frase del titolo si riferisce a un verso di un poeta cinese che viene letto in chiusura di film: «…da quel momento, i fiumi e i quattro mari furono sicure e liete strade; i contadini vendettero le loro spade e comprarono buoi per arare i campi, mentre le voci delle donne rallegravano il giorno cantando dietro i paraventi…».
(d.c.i.)