Christine la macchina infernale

Il film tratto dal best-seller di Stephen King sulla Plymouth del ’58 con poteri demoniaci non convince fino in fondo, nonostante un inizio promettente che descrive la vita dell’adolescente protagonista in modo molto preciso. Panavision.

Turistas

Tre americani, fratello, sorella e un’amica di lei, e due compagnoni inglesi alla ricerca di facili esperienze sessuali, si trovano in vacanza in Brasile. Durante lo spostamento in autobus da una spiaggia all’altra, sono coinvolti nel ribaltamento del mezzo e costretti ad aspettare i soccorsi. Nell’attesa trovano un paradisiaco bar sulla spiaggia: qui si lasciano trascinare dall’entusiasmo e dall’alcol festeggiando fino allo svenimento. Al loro risveglio si trovano senza bagagli, soldi ed effetti personali. Cercano aiuto nel villaggio più vicino ma sembra che nessuno sia in grado di dargli una mano, tranne un ragazzo che si offre di condurli nelle jungla per raggiungere la casa dello zio.

Trappola in fondo al mare

Assieme alle proprie ragazze, Sam e Alba, Jared e Walker si immergono nel magnifico mare delle Bahamas, sperando di ritrovare il relitto di un leggendario galeone. Trovano qualche antico reperto ma soprattutto si imbattono nella carcassa di un aereo precipitato da non molto. All’interno della carlinga c’è un importante carico di droga del valore di milioni di dollari. Jared non vuole immischiarsi in affari che non lo riguardano e potrebbero mettere lui e i suoi amici nei guai: decide così di proseguire le ricerche dell’antico tesoro nonostante Walker insista per interessarsi al carico di droga. Quest’ultimo e Alba si faranno sedurre dai soldi facili e attireranno su di loro le attenzioni dei perfidi trafficanti coinvolgendo anche l’altra coppia di amici.

Dopo il leggero
Blue Crush
(2002), John Stockwell porta sul grande schermo un thriller dall’intreccio non troppo elaborato e privo di caratterizzazioni originali. Gli spunti alla base della trama sono dei più banali (un gruppo di ragazzi intraprendenti in cerca dell’occasione giusta per cambiare vita) e i successivi sviluppi a dir poco prevedibili (i buoni che diventano cattivi e sfruttano ingenui ragazzi per il lavoro sporco). I quattro protagonisti principali, poi, sembrano ingessati in ruoli stereotipati senza la possibilità di emergere dalla narrazione, risultando così, tremendamente anonimi. Dimostrano solo di possedere il fisico scolpito nei punti giusti, ma di convincenti doti interpretative non c’è traccia. Note felici di questa pellicola sono le ambientazioni e la buona capacità del regista nell’immortalarle: non a caso il titolo originale del film è
Into The Blue
ma da noi, abituati a traduzioni a dir poco fantasiose, si è pensato bene di battezzarlo esaltando i suoi aspetti da action-movie. Peccato che siano i peggiori.
(mario vanni degli onesti)