A sangue freddo

Dall’omonimo romanzo di Truman Capote. Fidandosi di un’informazione raccolta in carcere, due giovani pregiudicati penetrano nella casa di un agricoltore con l’intenzione di svuotare una cassaforte. Non riuscendo a trovare il denaro, i malviventi compiono un’inutile strage uccidendo l’agricoltore e la sua famiglia. All’epoca il film con il suo impietoso realismo, la sua violenza tutt’altro che compiaciuta, sembrò quasi un pugno nello stomaco.
(andrea tagliacozzo)

Charlie’s Angels

Sembra che il miliardario Roger Corwin abbia sottratto al suo rivale Eric Knox un prezioso software in grado di riprodurre il dna vocale di ogni individuo. Knox si rivolge perciò alle Charlie’s Angels – ossia Natalie, Dylan e Alex – pregandole di tirarlo fuori dai guai. Le fanciulle indagano a modo loro e scoprono che Knox ha in realtà ben altre mire. Si può entrare in sala prevenuti quanto si vuole, ma vedere LL Cool J che diventa Drew Barrymore con un face/off in stile
MI:2
è una bella sorpresa (senza contare che poco prima c’era stata la gag del film proiettato sull’aereo: un probabilissimo
TJ Hooker: The Movie
). Poi partono i titoli di testa e in una manciata di minuti viene condensata, attraverso una serie di velocissimi frammenti, tutta la storia della televisione pop degli ultimi trent’anni. E così sembra di stare quasi dalle parti di un film dei Monkees dei bei tempi andati. Comunque l’intuizione di fondo non è tanto quella di rifare pezzi di cinema e di tv già «cultizzati», quanto di operare una sorta di archeologia glam degli anni Novanta come se essi stessi fossero oggetto di rievocazione critica (e/o nostalgica). Come dire, la classica strategia da futuro anteriore alla base di tutte le operazioni di ricontestualizzazione di retoriche e stilemi rétro. Detto questo, il film di McGinty Nichol procede spedito, accumulando frammenti, gag e citazioni (da
Diabolik
a
True Lies
passando per
Wheels on Meals
,
L’uomo nel mirino
e addirittura il finale di
Pallottole cinesi
) e sfruttando al meglio il plusvalore sexy delle tre protagoniste. Le coreografie sono ancora una volta frutto del genio del clan Yuen, ai cui membri Hollywood dovrebbe dare una medaglia per aver svecchiato, esteticamente, il cinema d’azione americano nell’arco di pochissimi film. La colonna sonora, infine, affianca tormentoni R’n’B a rockacci settanteschi come
Barracuda
delle Heart o
I Love R’n’R
di Joan Jett. Insomma, «McG» ha confezionato un vero e proprio «McMovie», che può anche risultare indigesto (se se ne abusa), ma semel in vita può persino risultare gradevole.
(giona a. nazzaro)

Delitto alla televisione

Bravo Robinson nel ruolo di un esperto ricercatore di criminali per un misterioso programma televisivo, che viene colto sul fatto per un omicidio utilizzato per una delle puntate. Hanno un particina anche Kathleen Freeman e Beverly Garland. L’originale è stato girato in 3-D.

A sangue freddo

Eccellente adattamento, dal taglio un po’ documentaristico, del libro di Truman Capote, che racconta le storie di due giovani killer (Blake e Wilson), i motivi che li spingono a uccidere e l’arresto finale dopo lo sterminio di una famiglia innocente. Tagliente, appassionante, non sensazionalistico: magistrali la sceneggiatura e la regia di Brooks, raffinata la fotografia in bianco e nero di Conrad Hall. Rifatto come miniserie televisiva nel 1996. Quattro nomination agli Oscar. Panavision.

S.O.S fantasmi

Versione moderna del Racconto di Natale di Charles Dickens. Alla vigilia del Natale, Frank Cross, avido e dispotico dirigente di un network statunitense, riceve la visita di tre fantasmi che, con un viaggio nel passato, nel presente e nel futuro, lo inducono a un profondo esame di coscienza. Bill Murray è bravissimo, ma non basta: la sceneggiatura è più ovvia di quanto ci si possa aspettare da un film del genere. Anonima la regia di Donner. (andrea tagliacozzo)

Goodbye e amen – L’uomo della C.I.A.

L’agente della C.I.A. John Dhannay è a Roma per organizzare un attentato politico in un Paese africano. La sua missione è disturbata però da un suo amico, funzionario dell’ambasciata americana, che, dopo aver informato un emissario del Paese in questione, si barrica con due ostaggi in una stanza dell’Hotel Hilton. Dal romanzo «Sulla pelle di lui» di Francis Clifford, un dignitoso film spionistico all’americana reso efficace soprattutto dalla solidità della regia di Damiano Damiani.
(andrea tagliacozzo)

… e giustizia per tutti

Un giovane avvocato di Baltimora, assai critico con il vigente sistema giudiziario, ha una reazione spropositata quando un suo cliente viene ingiustamente condannato dal corrotto giudice Fleming. La solida regia di Norman Jewson e le ottime prove degli attori – tra i quali un Jack Warden in grande forma – non riescono a mascherare gli alti e bassi dello script. L’istrionico Al Pacino, candidato all’Oscar (in seguito conquistato nel ’92 con
Scent of A Woman
), venne battuto sul filo di lana da Dustin Hoffman, premiato per
Kramer contro Kramer
. Sceneggiato da Valerie Curtin e Barry Levinson (futuro regista di
Rain Man
). Film d’esordio di Christine Lahti.
(andrea tagliacozzo)

La congiura degli innocenti

Nei boschi del Vermont, un bambino trova il cadavere di un uomo senza scarpe, Harry. Poiché sia il capitano Wiles, sia Jennifer, sia miss Gravely sono convinti di essere gli autori dell’omicidio, il corpo verrà sotterrato e dissotterrato più volte. Nel suo periodo d’oro, un Hitchcock «minore» ma di grande felicità, se così si può dire di una storia tanto allegramente macabra. Senza star, ma con caratteristi sopraffini (tipo Edmund Gwenn e John Forsythe) e una luminosissima Shirley MacLaine esordiente, il film è una parabola divertita e un po’ sadica, tutta sul filo del gioco e dell’autoparodia. A suo modo, un racconto sull’innocenza del male o – forse – «al di là del bene e del male», come suggeriscono il personaggio della MacLaine e quello del bambino. Superbamente «disneyano» il Vermont fotografato da Robert Burks e meravigliosamente autoironica la colonna sonora di Bernard Herrmann.
(emiliano morreale)

Madame X

Tratto da un lavoro teatrale di Alexandre Bisson, più volte portato sul grande schermo. Holly Parker, sposata al ricchissimo Clayton Anderson, ha una breve relazione extraconiguale con Phil Benton. Durante un alterco con quest’ultimo, al quale ha comunicato l’intenzione di troncare ogni legame, la donna provoca accidentalmente la morte dell’amante. Un dramma a tratti stucchevole, ma ben sorretto dall’indubbio mestiere della Turner. Ultimo film di Constance Bennet, scomparsa il 24 luglio del 1965 in seguito a un’emorragia cerebrale.
(andrea tagliacozzo)