La ragazza del peccato

Un cinquantenne avvocato di successo accetta di difendere una giovane e disinibita ragazza di provincia implicata in un processo per rapina a mano armata. L’uomo riesce a farla assolvere e, nonostante sia sposato a una donna che ama e rispetta, s’innamora perdutamente della ragazza. Da un romanzo di Georges Simenon, un dramma interessante ma non del tutto riuscito. Al termine delle riprese del film, Gabin, inizialmente diffidente, ebbe parole d’elogio per la giovane Bardot. (andrea tagliacozzo)

Il porto delle nebbie

Il disertore Jean s’innamora di Nelly, una ragazza conosciuta nel porto di Le Havre: ma, sospettato dell’omicidio del fidanzato di lei, è costretto a fuggire. Film chiave del cinema francese degli anni Trenta e massima espressione del cosiddetto “realismo poetico”: una tragedia populista moderna con un eroe dimesso e solitario. La sceneggiatura è di Jacques Prévert. Il film è immerso in una dimensione mitologica sottolineata anche dalle scenografie simboliche di Alexandre Trauner e dalla musica evocativa di Maurice Jaubert.In Italia, dove si era aggiudicato un premio alla Mostra del Cinema di Venezia del 1938, venne proiettato per la prima volta in versione integrale solo nel 1959.

La fredda alba del commissario Joss

L’anziano commissario Joss indaga sulla vita privata dell’ispettore Gauvion, ucciso da una banda di malviventi mentre scortava un carico di gioielli. Conosce Natalie, una prostituta, giovane amante dell’ispettore, che sembra disposta ad aiutarlo nelle indagini. Tratto dal romanzo
Pouce
di Jean Laborde, un poliziesco amaro, ben scritto (da Michel Audiard) e ben diretto. Nella parte del commissario un Jean Gabin invecchiato, ma ancora in grande forma. Belle anche le musiche di Serge Gainsbourg.
(andrea tagliacozzo)

Grisbi

Un elegante gangster francese che ha messo a segno un intrepido colpo rinuncia al suo piano di tenere il bottino nascosto per salvare la vita del suo impetuoso miglior amico. Al tempo stesso, una rappresentazione di un certo stile di vita e un thriller criminale; non pretenzioso e realizzato con mestiere, con una tipica prova dominante dell’irraggiungibile Gabin. Titolo alternativo in Usa: Don’t Touch the Loot.

Mio figlio

Il vecchio Henri, dopo essere mancato per lungo tempo da casa per via della guerra, torna a Parigi dove ritrova i suoi due figli e un terzo ragazzo che la moglie, ormai morta, ha avuto da un altro uomo. Passano gli anni e il terzo giovane, che ha un carattere ribelle, finisce per mettersi nei guai. Poco riuscita riduzione cinematografica di un romanzo di René Lefèvre. Carismatica, comunque, la presenza di Jean Gabin.
(andrea tagliacozzo)

Rififi Iniernazionale

Un anziano boss della mala francese, invece di godersi il frutto d’una vita di traffici illeciti, contrabbanda oro d’accordo con alcuni emissari e in società con un tedesco. Ma quest’ultimo scatena contro l’ignaro francese la malavita statunitense e la polizia. Un mediocre poliziesco, quarta collaborazione tra Gabin e il regista Patellière, iniziata nel ’59 con
Le grandi famiglie.
(andrea tagliacozzo)