La nobildonna e il duca

Il controverso
La nobildonna e il duca
di Eric Rohmer, maestro della nouvelle vague insignito del Leone alla carriera all’ultima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato rifiutato dal Festival di Cannes a causa della sua violenta presa di posizione politica contro la rivoluzione francese (certo fortemente polemica, ma in realtà anche molto equilibrata). Durante la Rivoluzione, l’inglese Grace Elliot ha rapporti con il duca di Orléans, vicino alle idee rivoluzionarie. Grace riesce a salvare una vita, ma non quella del re. Messi da parte commedie e proverbi, Rohmer torna a veleggiare con audacia inusitata dalle parti di Perceval con un film che unisce la lezione del Rossellini didattico a una riflessione estremamente innovativa sull’utilizzo del digitale e alla messinscena di una profondità di campo ritrovata. A ben vedere però, il film di Rohmer, pur abbagliante nella sua portata innovativa, è una dolente e severa interrogazione sulla fine e la morte. Un’opera terminale che riesce però a immaginare il futuro dialogando cinematograficamente con le tecnologie digitali.
La nobildonna e il duca
è semplicemente un’opera capitale. Un film sul quale si dovrà tornare instancabilmente per ripensare il rapporto che lega l’immagine del mondo prodotta dal cinema a un pensiero cinematografico della storia.
(giona a. nazzaro)

Due fratelli

Due cuccioli di tigre asiatica sono separati l’uno dall’altro: il destino li porterà su strade imprevedibili e li metterà in contatto con esseri umani sia gentili che crudeli. Le sequenze con gli animali occupano molto più spazio della storia, in questo film familiare strano e disfunzionale, che mette in conflitto la purezza della giungla con le difficoltà della vita “civilizzata”. Momenti di magistrale bellezza sono controbilanciati da altri di farsa grossolana come gli animali in stile Disney o i personaggi abbozzati con approssimazione e mal definiti. 

Delicatessen

Una commedia post-apocalittica su un padrone di casa che affetta gli esseri umani in tranci da dare in pasto ai suoi voraci inquilini. Quantomeno si tratta della più originale e divertente commedia sul cannibalismo nella storia del cinema. La colorazione seppiata, che altrove sarebbe stata ritenuta un errore di post-produzione, contribuisce qui al particolare stile visivo del film. Il co-regista Caro è Fox, uno dei trogloditi. Con una “presentazione” di Terry Gilliam.