Mister Smith va a Washington

Stewart è un giovane idealista che non trova altro che corruzione nel senato degli Stati Uniti. Capra realizza un ritratto scrupoloso della società americana, con Stewart in una splendida interpretazione, appoggiato dalla Arthur, donna risoluta, ma che si lascia convincere dal serio Smith, e da un cast d’eccezione. Carey è meraviglioso nei panni del vice presidente. Sceneggiatura brillante di Sidney Buchman; ma fu la storia originale di Lewis R. Foster a ricevere l’Oscar. In seguito venne realizzata anche una serie televisiva. Rifatto con il titolo Billy Jack Goes to Washington.

L’eterna illusione

Il figlio di un banchiere vuole sposare una ragazza del popolo, la cui famiglia è un tantino stravagante. I genitori del giovane, però, non ne vogliono assolutamente sapere. Dal lavoro teatrale di George S. Kaufman e Moss Hart, una frizzante commedia, vincitrice di due Oscar nel ’38 (uno per il film, l’altro per la regia). Il tocco di Frank Capra (e del suo sceneggiatore di fiducia Robert Riskin) è praticamente inconfondibile, sia nella direzione degli attori (eccellenti sia i protagonisti che gli interpreti di contorno), sia nelle tematiche di fondo della pellicola. (andrea tagliacozzo)

Scandalo internazionale

La seriosa Arthur viene inviata a Berlino per esaminare la situazione alla fine della seconda guerra mondiale, ma trova invece l’amore, con la concorrenza bollente della Dietrich. Marlene canta Black Market e Ruins of Berlin, ma anche l’inno dello Iowa cantato da Jean Arthur è memorabile in questa notevole commedia di Wilder. Scritto da Charles Brackett, Billy Wilder e Richard Breen. Nomination all’Oscar per fotografia e sceneggiatura.

L’uomo che amo

La Arthur, in fuga da un marito geloso che non ama, si innamora del capocameriere parigino Boyer. Un dramma romantico elegante e adulto, diretto senza incertezze da Borzage, con un’incredibile scena madre a bordo di una nave e impeccabili performance dei due interpreti.

La conquista del West

Tipica baracconata alla DeMille, un grande e stravagante western che in qualche modo riesce a coinvolgere Wild Bill Hickok, Calamity Jane, Buffalo Bill, George Custer e Abramo Lincoln in un’avventura in cui il perfido Bickford vende armi agli indiani. Autentico quasi quanto Mezzogiorno e mezzo di fuoco, ma che importa: è comunque divertente. Occhio a Anthony Quinn vestito da guerriero Cheyenne. Rifatto nel 1966 (I dominatori della prateria).

Il cavaliere della valle solitaria

Il malvagio Ryker vorrebbe impadronirsi della terra del Wyoming appartanente a Johnny Starrett. Quest’ultimo trova un valido aiuto in Shane, un misterioso pistolero che Johnny e sua moglie hanno accolto in casa. Un classico del cinema western, a tratti eccessivamente manierato nel suo impeccabile rigore formale, ma indubbiamente avvincente e spettacolare. Ultima apparizione di Jean Arthur, in seguito attiva solo in teatro. Nell’85, Clint Eastwood s’ispirerà a questo film per realizzare
Il cavaliere pallido
. Cinque nomination agli Oscar, ma statuetta solo per la fotografia a Loyal Griggs.
(andrea tagliacozzo)