Geronimo

Non il primo Geronimo ad apparire sul grande schermo (uno dei tanti è stato ad esempio quello di
Ombre rosse
di John Ford), ma di sicuro quello ritratto in modo più intenso e moderno.
Geronimo
è il western più complesso della lunga filmografia di Walter Hill, che in termini western ha sempre concepito la struttura e i moduli narrativi di ogni suo lavoro (anche se di incursioni ufficiali nella frontiera ottocentesca ne ha fatte solo tre:
I cavalieri dalle lunghe ombre, Wild Bill
e appunto
Geronimo
). La bellezza di questo piccolo capolavoro degli anni Novanta, co-sceneggiato dal grande reazionario e affabulatore John Milius, sta in una dimensione epica e mitica che trascende persino il dato storico per riproporre l’eterno conflitto etico, eroico e paritario tra razze diverse, che non può non mantenere intatta e alta la dignità dei contendenti, quale che sia la loro sorte. I bianchi e infidi colonizzatori e i nativi americani diventano così l’emblema assoluto di un poema etnico senza velleitarie concessioni progressiste, tutto concentrato in una dimensione sovrumana, amara e sconsolata. Che è in fondo l’universo in cui, senza fino ad allora convergere, si erano mossi Walter Hill e John Milius. Straordinari Gene Hackman, Jason Patric e Wes Studi.
(anton giulio mancino)

Narc – Analisi di un delitto

Un detective della Narcotici di Detroit caduto in disgrazia (Patric) ha l’occasione di redimersi quando gli viene chiesto di indagare sull’omicidio di un poliziotto insieme all’ex partner di quest’ultimo (Liotta), un violento insubordinato che potrebbe sapere più di quanto racconta. Lo sguardo viscerale sulla brutale realtà degli incarichi ufficiosi è implacabilmente truce, anche se le due star forniscono interpretazioni energiche e la sequenza iniziale è di sicuro impatto. Liotta è anche co-produttore; sceneggiatura dello stesso regista.

Ragazzi perduti

Una donna divorziata con due figli adolescenti si stabilisce nella casa del padre in un villaggio della California apparentemente tranquillo. In realtà il posto è infestato da una banda di giovani vampiri motorizzati. Divertente horror giovanilistico, rimane tra le cose più interessanti di uno dei registi più quotati (e sopravvalutati) degli ultimi anni. Tra gli interpreti anche il figlio di Donald Sutherland, Kiefer, che Schumacher tornerà a dirigere un anno dopo in
Linea mortale
.
(andrea tagliacozzo)

Alamo

«Ricordatevi di Alamo». Con questo grido il generale Sam Houston incitava i soldati texani alla vendetta contro l’esercito messicano guidato dal dittatore Santa Ana e reo di aver massacrato i compagni asserragliati nel forte di Alamo. Era il 21 aprile del 1836 e Houston si accingeva a entrare nella storia sconfiggendo Santa Ana nella battaglia di San Jacinto e aprendo la strada all’indipendenza del Texas. Eppure, i veri eroi texani non furono i combattenti guidati da Houston ma i circa 200 valorosi, tra quali il leggendario Davy Crockett, che decisero di difendere Alamo contro un esercito di 2400 uomini e nonostante l’esplicito invito del generale ad abbandonare la postazione.
Fin qui la storia. Raccontata centinaia di volte, imparata a memoria da ogni buon americano, celebrata dal cinema non meno che dai fumetti e rispolverata dal regista John Lee Hancock per esaltare ancora una volta lo spirito americano. «Questo è un buon periodo per analizzare il patriottismo senza sciovinismo», ha infatti dichiarato Mark Johnson che, con Ron Howard, è tra i produttori del film.

C’è bisogno di eroi, insomma, e nessun luogo della (corta) memoria americana è in grado di offrirne più della mitica Alamo. Peccato soltanto che una simile lodevole iniziativa si perda in un film dalla regia incerta e dai dialoghi puerili, che tenta di analizzare il lato umano dei suoi eroi da fumetto, riuscendo soltanto a precipitarli nel patetico. Peccato anche per un cast di prim’ordine, almeno sulla carta, che vede Dennis Quaid e Billy Bob Thornton smarrirsi in un drammone storico dai contorni netti come quelli di un cartone animato, in cui i buoni sono redenti e vincenti e i cattivi condannati e puniti. E questo nonostante qualche raro momento di autocritica («perché stai con gli americani?» chiede uno dei suoi al nativo messicano Juan Seguìn «Santa Ana in fondo vuole solo il Messico, questi vogliono tutto il mondo») e il sorriso ironico e disincantato di Thornton-Davy Crockett, l’unico che riesce a regalare qualche, seppur contenuta, emozione.

Ricordatevi di Alamo e dimenticatevi di questo film che, non pago di annoiare lo spettatore, osa anche infliggergli una mezz’ora di troppo per un finale davvero intollerabile.

(sarah massa)

Incognito

Un falsario di quadri (Patric), impegnato a lavorare su un Rembrandt, si reca in Europa e si innamora di un’esperta d’arte (Jacob) che è la più importante autorità al mondo per quanto riguarda il pittore olandese: la costringerà a fuggire con lui dopo essere stato accusato di omicidio. Il film ha ambizioni di thriller hitchcockiano, ma è stato a malapena distribuito. Ian Holm appare non accreditato.

Speed 2: senza limiti

Allucinante e stupido action movie che si apre con una scena di inseguimento che non ha senso e non migliora mai. La Bullock (il cui personaggio è particolarmente irritante) accetta di andare in crociera ai Caraibi con il fidanzato Patric, un ufficiale della polizia di Los Angeles. Quando il pazzo Dafoe prende controllo della nave, Patric si sente in dovere di fermarlo. Ma qualcuno aveva letto la sceneggiatura prima di firmare il contratto? Panavision.